“Dico sul serio. Riconosco il talento quando lo vedo, anche se a me manca. Quando recitavamo a Praga nel 1911 e nessuno aveva mai sentito parlare di Kafka, lui venne dietro le quinte e appena lo vidi capii che mi trovavo in presenza di un genio. Ne sentivo l’odore, proprio come un gatto sente l’odore del topo. Così è cominciata la nostra grande amicizia”.

Isaac Bashevis Singer (su Franz Kafka)

Domenica, 21 Settembre 2014 07:06

Fuoco di gioventù

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Il palco è completamente vuoto ad eccezione di due taniche di plastica poste sulla destra del proscenio. Assito, sfondo, quinte, tutto è nero e spoglio. Mouvma! inizia con l’ingresso a piedi nudi di un giovane alto, con una selva di capelli ricci, magrissimo, in jeans e canotta nera, che chiede al pubblico:”Ça va?”, come va? Quasi subito dopo dalle quinte a destra entra una ragazza vestita allo stesso modo, immediatamente seguita dall’ingresso sulla sinistra del terzo attore ripetendo la stessa domanda insistentemente.

Il pubblico è chiamato a rispondere a questa sollecitazione e tutti coloro che sono stati coinvolti rispondono:”Bien!”, bene. Una formula di cortesia ripetuta tante volte che stende un velo spesso ipocrita, tante volte pietoso, su situazioni che invece non vanno per niente bene. Anche in Tunisia sotto il regime di Ben Alì niente andava bene e si fingeva che tutto andasse al contrario. Nel 2011 scoppia quella che è stata definita La Primavera araba che ha messo fine a quella dittatura e ha fatto da miccia ad una serie di rivolte nel mondo arabo nordafricano per allungarsi anche in Siria. A Tunisi sono stati i giovani il motore propulsore della rivolta, sono stati questi tre giovani sul palco di venticinque anni (Nous, qui avons encore 25 ans) che hanno voluto fortemente credere di poter cambiare il loro Paese. Il fondale diventa uno schermo su cui si proiettano le scene autentiche di quella rivolta, si vede una folla che grida: "Ben Alì dégage”, Ben Alì vattene. Al termine della proiezione uno dei personaggi, Rabii, racconta la scena ha cui ha assistito ad un bar dove a pochi metri da lui un uomo si è seduto a tavolino, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco.
Sono proiettate altre scene di folla che grida, poi buio sul palco, uno spicchio di luce riflesso in uno specchio e la bella trovata scenica del megafono che riproduce la sirena della polizia nelle mani di uno degli attori che gira su stesso. Il suono che si propaga dà l’impressione di trovarsi in uno di quei cortei. Un uomo sullo schermo grida la parola libertà, il tiranno è stato cacciato, la Tunisia si è liberata dall’oppressore. Gli attori ora mettono in scena una danza silenziosa fatta di braccia e di mani che si agitano, scolpiti da una luce che cade dall’alto per esaltare il dinamismo ed i momenti convulsi che sono seguiti dopo la raggiunta libertà. Eppure Rabii riprende la parola per esprimere il suo desiderio di dormire per anestetizzare la mancanza di un obiettivo, il desiderio di non pensare. Attraverso il megafono la ragazza racconta il risultato delle prime elezioni democratiche che li ha sorpresi quando il partito islamista prese il 41% dei voti. Una sorpresa che li ha depressi, li ha disorientati. Fino a questo punto della pièce la lettura della messa in scena è stata abbastanza scorrevole e ricca di spunti di riflessione grazie anche alle trovate di cui si è detto, poi la danza dei tre giovani è ricominciata accompagnata da una musica tetra. I movimenti si sono fatti più complessi e ad un certo punto il moto dei corpi è diventato eccessivo ed eccessivamente lungo. La narrazione si chiude come un cerchio quando il giovane magro prende le taniche sul palco ed i compagni cercano di impedirlo, si torna all’inizio, siamo alla fine del flash-back. Le battute che esprimono costernazione, impreparazione agli eventi accaduti, “Abbiamo venticinque anni, abbiamo fatto i nostri errori”, si spengono insieme al buio sul palco, illuminato dalla luce dei fiammiferi che i tre accendono per darsi fuoco, abbandonandosi scivolando sull’assito, dimostrando la loro dignità per aver portato avanti anche solo il tentativo di cambiare la loro vita.
Una lettura interessante, ma, come si è detto, non sempre coerente nella resa scenica. Inoltre sono stati abbastanza penalizzanti per il pubblico non franco-tunisino i sovratitoli in italiano che ad un certo punto sono scivolati verso il basso, rendendo la lettura delle battute un po’ difficoltosa.

 

 

 

Stazioni d'Emergenza
Mouvma! Nous, qui avons encore 25 ans
a cura di
Anna Serlenga
drammaturgia
Daniel Blanga Gubbay
regia Anna Serlenga
con Saoussen Babba, Rabii Brahim, Ayman Mejri
luci Riccardo Clementi
immagini video Francesca Oggiano, Jeorjia Tsisme
paese Tunisia
lingua
franco-tunisino
produzione Corps Citoyen
durata 1h
Napoli, Teatro Galleria Toledo, 17 settembre 2014
in scena 17 e 18 settembre 2014

 

 

 

 

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