“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Mercoledì, 17 Settembre 2014 00:00

Play on!

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Il programma di Benevento Città Spettacolo presenta la drammaturgia della The Hats Company diviso in due parti apparentemente scollegate. La prima è intitolata Don’t Say That Name, Please! – Introduzione a Macbeth di Shakespeare e la seconda a seguire Wrong play, My Lord – da Hamlet sempre del Bardo. Anche la messa in scena avviene in due diversi spazi del Teatro De Simone, la prima sulla balconata che dà sul foyer e poi nell’atrio vero e proprio a diretto contatto con il pubblico, e la seconda nella sala canonica con platea e palcoscenico.

A ben leggere tra il suono della lingua inglese in cui è recitato lo spettacolo e l’ordito che sviluppa la regia e la compagnia, la pièce in realtà è un unicum, due atti di lunghezza variabile, ma di uguale intensità e composizione. Il pubblico, dunque, nella prima parte assiste inizialmente con un certo stupore, poi divertito, ai battibecchi di tre perfette ladies inglesi con tanto di cappellino di ordinanza. I due attori Arturo Muselli ed Alessio Sica interpretano come nel seicentesco teatro elisabettiano i ruoli femminili di Violet e Penelope che, insieme a Margherita Romeo, sono le tre “amabili, spietate signore del Destino” di Macbeth, il fidato cavaliere del sovrano di Scozia che, istigato dalla perfida moglie, uccide il Re prendendone il suo posto ed andando incontro ad un Fato macchiato di sangue. Le tre Ladies, come le Parche di classica memoria, tessono il filo del destino di Macbeth, anzi lo lavorano all’uncinetto per la precisione con tanto di taglio finale al momento opportuno.
Nel raccontare con enfasi la storia di questo personaggio, Violet e Penelope impongono alla terza Lady di non pronunciare mai il nome di Macbeth che evoca lutti e sciagure (Don’t Say That Name!, appunto) ed ogni volta che ciò, purtroppo, accade perché la terza Lady sembra piuttosto svagata, le altre due danno vita ad un rituale scaramantico di gesti e filastrocche molto più vicine al sentire partenopeo che all’aplomb britannico. Il gioco teatrale, the play, è condotto su diversi piani, cioè su quello classico dell’interpretazione del testo di Shakespeare, al quale è dato ampio spazio soprattutto nella seconda parte che si intreccia alla prima senza sbavature, passando al piano della recitazione svelta e sicura che non risparmia ironia, arguzia, autentica comicità svelando, in questo modo, che il dramma di Macbeth e di Hamlet non perde la sua poesia se si gioca con intelligenza. Violet e la terza Lady che si vanta di avere il perfetto accento di Oxford, litigano come due comari della Commedia dell’Arte italiana, rincorrendosi nell’atrio e scambiandosi offese da zitelle inacidite. Penelope, nel suo tailleur bluette, ricorda alle “sisters” che questo è “experimental theathre”, svelando il gioco della finzione palese, e loro tre tenteranno più volte di ripetere la scena fin quando saranno loro, Violet e Penelope, a pronunciare il nome di Macbeth ad una sempre più stonata “Lady Oxford”. La prima parte, dunque, davvero breve, rapida e dinamica si chiude con l’invito delle Lady ad entrare in platea, dove dopo alcuni minuti ha inizio la rappresentazione di Hamlet.
Sul palco vi sono dei teli rossi e neri che scendono come drappi dietro ad un divanetto ed una poltrona anch’essi rivestiti degli stessi colori. Margherita Romeo ed Alessio Sica sono rivolti verso il pubblico, una seduta sul divano e l’altro in piedi, che le poggia la mano sulla spalla. Arturo Muselli si trova sulla sinistra del palco volgendo le spalle al pubblico. Sono tre attori, come prima, ma interpretano gli otto personaggi della storia cambiando solo qualche giacca e il cappello. A Muselli tocca il ruolo di un bizzarro Polonio dall’accento dell’est concretizzato nel colbacco di riferimento, poi quello del fedele amico di Hamlet, Horacio, di Laerte, (figlio di Polonio e fratello di Ophelia, amata e poi respinta da un Hamlet impazzito), dello zio Claudio assassino e Re presentato più come affascinato dalle forme di Gertrude (cognata poi moglie) che al potere. Sica è Hamlet, troppo calato nel personaggio drammatico da confondere il suo ruolo con quello di Othello e di Romeo per poi essere ripreso da Muselli con un: "Wrong play!”. I ruoli femminili di Ophelia e di Gertrude sono impersonati da Margherita Romeo che, con una mano dietro la tenda, diventa anche il fantasma del re precedente, padre del protagonista. Insomma tutti fanno tutto caratterizzando i personaggi con i gesti, l’intonazione, senza mai farne caricature irriverenti. Il pubblico viene coinvolto interpretando i ruoli da comprimari, interrompendo l’azione per incitare in napoletano i più timidi, creando un’atmosfera dove il gioco regna sovrano. La lingua inglese (che sicuramente ha spaventato molte persone che avrebbero potuto riempire la platea) viene piegata a molti divertenti doppi sensi come nella pronuncia assai simile dei termini Mother-Murder (madre-assassinio) o di Dad-Death (papà-morto) creando effetti esilaranti. Accanto a questi quadri non sono mancate scene di poesia e di pathos come Ophelia che si bagna nella piccola tinozza e la si immagina scivolare suicida nel fiume e la morte di Hamlet con le sue ultime parole che restano sempre così commoventi anche in un contesto così paradossale.
Rispetto alla messa in scena dello scorso anno la compagnia ha operato diversi cambiamenti nella scelta di nuove musiche come uno spassoso sirtaki greco e introducendo battute diverse. L’inglese, che come detto prima ha spaventato molti, è in realtà godibilissimo e tutto sommato anche quasi poco importante rispetto a ciò che si è visto sulla scena. La gestualità, il ritmo, i giochi di parole con l’italiano (Hamlet che chiede ad Horacio:”How many cicchetto you’ve been drinking? Aperol spritz?”) possono arrivare anche a chi mastica poco la lingua di Albione. Infatti chi si è divertito di più tra il pubblico è stato un bambino di circa dieci anni al quale la madre traduceva pochissime battute, ma che non si è perso una parola, soprattutto quando è stato scelto nel ruolo di Rosencratz ed ha applaudito con calore.
Shakespeare è ancora giovane!

 

 

 

Festival Benevento Città Spettacolo
Don’t Say That Name, Please!  – Intro a Macbeth di William Shakespeare
regia
Ludovica Rambelli
con Arturo Muselli, Margherita Romeo, Alessio Sica
aiuto regia Victoria de Campora
foto di Scena Anna Monaco 



Wrong Play, My Lord!

da Amleto
di William Shakespeare
regia Ludovica Rambelli
con Arturo Muselli, Margherita Romeo, Alessio Sica
aiuto regia Victoria de Campora
foto di Scena Anna Monaco
produzione Ludovica Rambelli Teatro – The Hats Company
in collaborazione con Fondazione Salerno Contemporanea
paese Italia
lingua inglese
durata 1h 30'
Benevento, Teatro De Simone, sabato 13 settembre 2014 
in scena 13 e 14 settembre 2014

 

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