Stampa questa pagina
Venerdì, 08 Agosto 2014 00:00

Signori della corte

Scritto da 

Fa caldo sulle gradinate del teatro di Pausilypon. La sensazione forse è amplificata dal confronto con l’umida frescura di cui si gode percorrendo la Grotta di Seiano, che funge qui da tunnel iniziatico attraverso il quale si lascia il nostro convulso mondo contemporaneo, fatto di traffico, crolli e strade interrotte e si approda al mondo del mito, terribile ed eterno.

La luna crescente splende alta nel cielo. Tutto attorno è buio. Davanti a noi lo spazio vuoto dell’orchestra e della scena e oltre quanto resta dell’odeion della villa di Publio Vedio Pollione. La sagoma di una persona si delinea sulla scena. “Signori della corte, ora vi spiegherò tutto”.
A torso nudo e piedi scalzi, con larghi pantaloni neri, Clitennestra è un uomo, Paolo Cutuli, regista e interprete del testo di Marguerite Yourcenar dedicato alla moglie di Agamennone, che uccide l’eroe al suo ritono a casa, dalla guerra di Troia, con l’aiuto di Egisto, nipote del re e suo amante. Clitennestra la regina. Clitennestra la moglie. Clitennestra l’amante. Clitennestra la madre, di Ifigenia sacrificata perché il vento fosse propizio agli Achei, di Oreste che la ucciderà per vendicare suo padre. Clitennestra sempre qualcos’altro che se stessa. Marguerite Yourcenar presenta Clitennestra la donna. Semplicemente donna. Moderna. Sconquassata da profondi sentimenti. Risoluta come un uomo e tremante come una ragazzina. La voce di Paolo Cutuli si alza e si abbassa in mille toni e timbri, sensuale bassa e profonda, ma anche tonante e stentorea, roca e tremolante, ma anche argentina e febbrile. Voce di donna o di uomo? Non fa differenza. Del resto gli attori del teatro antico erano sempre uomini, con maschere che ne amplificavano la voce. Ciò che conta, anche qui, non è il naturalismo, la verosimiglianza, ma piuttosto la plausibilità del simbolo, l’eternità di ciò che viene messo in scena. Il corpo è quasi immobile, i gesti essenziali e misurati, protagonista è la voce narrante, che dà corpo agli altri personaggi del dramma, Agamennone, Egisto, Cassandra, simboleggiati da trolley con il nome scritto sopra (significativamente la valigia di Cassandra, rosa, non reca un nome, ma la scritta "TROIA", gioco di parole tra il giudizio morale di Clitennestra su di lei e la sua provenienza quale bottino di guerra).
Dicevo pocanzi che protagonista dell’opera è Clitennestra in quanto donna. Non le interessa qui il sacrificio di Ifigenia. Al centro c’è il suo amore per Agamennone. “Io ho aspettato quell’uomo prima che avesse un nome”. le parole di Marguerite Yourcenar scolpiscono con fulgido nitore sentimenti eterni, tornendo le frasi, limandole e seccandole fino a conferir loro la ieraticità dell’eterno, senza che assumano al contempo la banalità del quotidiano.
Il dramma è un dramma di gelosia, di amore trascurato, di donna invecchiata, sfiorita, trascurata e messa da parte. Anche il suo adulterio viene tollerato. E proprio questo decreta la morte del principe degli Achei. Per dieci anni lo ha atteso, vedendo scemare il suo amore, identificato dalle sue lettere che simboleggiano gli anni di guerra e contengono cuori di cartoncino rosso ogni anno più piccoli. Tutto ha sopportato. Si è sostituita al re, ha fatto anche l’uomo quando necessario. Per ritrovarsi da sola. Con questa giovane preda cui il suo uomo guarda con protettiva tenerezza. Per questo lo uccide. E lo confessa a noi, pubblico/giuria, radunati sulle gradinate del teatro quasi come membri dell’Areopago, che la condanneremo alla detenzione eterna. E tutto ricomincia daccapo. Perché quell’uomo, il suo uomo, ritorna dalle ombre, non può toglierselo dalla testa, è infisso dentro di lei come un destino, come una condanna.

 




Teatri di Pietra
Clitennestra
di
Marguerite Yourcenar
regia e interpretazione Paolo Cutuli
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Villa Imperiale Pausilypon, 6 agosto 2014
in scena 6 agosto 2014 (data unica)

 

Ultimi da Caterina Serena Martucci

Articoli correlati (da tag)