“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Mercoledì, 23 Luglio 2014 00:00

Il tribunale delle anime

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Nel meraviglioso scenario del teatro della Villa Imperiale Pausilypon, sabato 19 luglio, è andato in scena lo spettacolo Carmen Medea Cassandra – Il processo con Rossella Brescia, Vanessa Gravina, i primi ballerini Gennaro Di Biase ed Amilcar Moret insieme ai danzatori della compagnia DCE Danzitalia. Dopo il debutto napoletano all’interno del festival Teatri di pietra, lo spettacolo viaggerà in vari festival estivi dei teatri antichi italiani per animare le calde ed ispirate serate estive.

Protagoniste, appunto, tre donne davanti al tribunale dell’anima, tre eroine della tradizione e della mitologia a cui è data la possibilità di essere giudici del proprio destino e della propria necessaria essenza tragica. Queste donne sono nello stesso tempo vittime e carnefici, archetipi senza tempo che non appartengono soltanto alla letteratura e alla mitologia ma che vivono la contemporaneità con altri volti e altri nomi, seppur con identico destino e identica condanna. La tradizione ha affibbiato loro le colpe più terribili: quella di infedeltà, infanticidio ed impossibilità di leggere il futuro con il cuore perché contaminato dal peso delle circostanze.
Mi riferisco, appunto, alla zingara Carmen, l’eroina tragica Medea e l’indovina condannata a non essere creduta, Cassandra, al cui processo comune il pubblico assisterà.
L’attrice Vanessa Gravina e la danzatrice Rossella Brescia sono la prima la voce dell’anima e la seconda il corpo che si presentano dentro una gabbia, due ma non due, e che poi, subito, si staccano dando inizio alla vicenda del primo personaggio, la storia della zingara spagnola Carmen protagonista della famosa opera lirica di Bizet.
Musiche e balletti si susseguono, cambi di costumi e colori, e la storia rivela la sua tragicità fino alla morte di Carmen.
Ecco che la tensione viene un attimo smorzata dal passaggio alla seconda storia: “Io sono Medea”, la Gravina parla ancora. Accanto alla storia di Medea si incastra un caso da tribunale con un giudice napoletano ed un Giasone sex-symbol che crea “casino” in aula.
Anche qui si susseguono varie coreografie con musiche che spaziano da Escala, Thom Hanreoch, Elvis Presley, The Cinematic Orchestra ad Amon Tobin. I danzatori spiccano per le loro ottime doti tecniche e per il buon uso dello spazio con uno stile prettamente neoclassico.
Le due donne, sempre l’una l’anima e l’altra il corpo, a volte si toccano e sembrano unificarsi, ma è solo ancora un’illusione.
Come la profetessa omerica capisce l’inganno insito nel cavallo di legno abbandonato dagli Achei sulla spiaggia, così la Cassandra di questo lavoro è testimone di un nuovo cavallo di Troia che entra subdolamente nelle nostre case: la TV. Da quegli anni in poi la TV sarà l’aula dove si celebrerà il suo processo e quello di Carmen e Medea, un’aula virtuale dove chi è accusato viene condannato a priori.
Troviamo Carmen a Lampedusa, tra sbarchi di migranti e mercanti di carne umana; osserviamo Medea durante un interrogatorio con il giudice; vediamo Cassandra e sullo sfondo una Sicilia degli anni Cinquanta, vittima di due colpe convergenti, l’amore puro e la legge del potere al maschile.
La voce ed il corpo si unificheranno solo alla fine, quando la danzatrice ricomporrà i movimenti coreografici precedenti sulle parole dell’attrice che ammetterà che l’unica colpa di queste donne è stata di avere amato, condannando così la donna ad essere ancora genitrice del suo male ed alimentatrice del suo furor. Non risolta, dunque, del nodo tragico.
Lo spettacolo, firmato nella regia e coreografia da Luciano Cannito, è una bella sintesi di teatro e danza, dove movimento e voce non sono pensati l’uno a servizio dell’altra ma in un ottimo sincretismo. Il corpo traduce il concreto atto linguistico delle parole in modo tale da poter quasi udire il corpo e vedere la voce.
Il lavoro presentato ha rivelato, dunque, un forte tentativo di attualizzazione attraverso un linguaggio artistico composito che ha visto la danza ed il teatro entrambi protagonisti insieme alla messa in scena dei sentimenti più intimi dell’essere umano.
Lo spirito evocativo generato nel pubblico seduto sugli alti spalti di pietra si è così innalzato in una calda, ma non troppo, serata estiva “alla greca” .
I creatori e gli interpreti di Carmen Medea Cassandra – Il processo danno il loro contributo fattivo ad un’importante campagna, coinvolgendovi anche lo spettatore. Infatti, una parte della vendita dei biglietti degli spettacoli del tour sarà destinata ad Intervita per finanziare SOStegno Donna, centri di accoglienza che da settembre saranno attivi all’interno dei Pronto Soccorso di tre ospedali a Genova, Trieste e Roma.

 

 

 

Teatri di Pietra
Carmen Medea Cassandra – Il processo
drammaturgia
Paolo Fallai
regia e coreografia Luciano Cannito
con Rossella Brescia, Vanessa Gravina, Gennaro Di Biase, Amilcar Moret
musiche Georges Bizet, Marco Schiavoni
altri inserti musicali Arthur Honegger, Sergej Rachmaninov, Camille Saint-Saëns, Elvis Presley, Sergej Prokof’ev, Escala, Thom Hanreich, The Cinematic Orchestra, Amon Tobin
coro e corpo di ballo Compagnia DCE Danzitalia
scene Vito Zito

costumi Laura Antonelli, Elena Cicorella
produzione Daniele Cipriani Entertainment
durata
2h
Napoli, Villa Imperiale Pausilypon, 19 luglio 2014
in scena 19 luglio 2014 (data unica)

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