"Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di via Manzoni e di via Merulana, al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un'illusione; l'illusione di un piccolo numero di strade e incroci capace di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come per chiunque altro, un luogo capace di farmi sentire a casa, qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa"

Emanuele Trevi

Martedì, 06 Maggio 2014 00:00

Malia: la via oscura della Santa Inquisizione

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Le luci si spengono, del tutto, serve un'oscurità non attenuata per penetrare le tenebre in tutta la loro chiarezza. Lo spettacolo inizia così, predisponendo gli animi del pubblico a qualcosa di molto poco rassicurante. Un coro di voci ci prende alle spalle, tutto il pubblico si volta a centottanta gradi per cercarne l'origine, ma l'oscurità viene spenta da luci fumose. Ed eccole, a formare un'arena circolare: le streghe, unite in un girotondo dimenato, si esibiscono nei loro riti blasfemi. Belle e irraggiungibili, sono fuori dalla portata di Dio.

Ci troviamo a Logrono, un piccolo borgo spagnolo, negli anni in cui l'Inquisizione avrebbe potuto sciogliere la lingua ai muti e indurre a veloce conversione anche Lucifero in persona. Sarà quello che, in nome del Papa e della Santa Chiesa, accadrà in questo spettacolo, e che trasformerà questa tranquilla cittadina in un assaggio di inferno.
Le donne ci appariranno nella loro doppia natura, di giorno vedremo le madri e mogli, più o meno fedeli, affaccendate nelle loro quotidianità di paese; la notte, invece, mostreranno la loro natura oscura, di creature baciate dal Maligno, e allora tutto intorno sarà in odore di sacrilegio: le loro parole, i loro canti incomprensibili, ma non per questo meno efficaci, ossessivi come un atto sessuale, labbra corrotte e crude votate a complessi riti magici e a loro modo religiosi, fino ai deliqui finali dove a parlare sono mani, lingue e movenze voluttuose, capaci di corrompere il più onesto dei poveri diavoli. La scena orgiastica riesce ad evocare tutto ciò, senza però scadere nella volgarità o banalità, le danze sensuali raggiungono un climax inaspettato e grazie ad un appropriato uso di luci, ecco i corpi, un attimo prima striscianti e brulicanti sull'assito, ora sospesi nell'aria e avvolti in setosi bozzoli fornicanti, a due a due.
Difficile compito, per gli inquisitori, il ricondurre queste anime perse e dedite alle più orribili indecenze, a Dio. Anche una vocazione senza pari potrebbe essere indotta in tentazione, e in questi casi l'unica soluzione resta quella del 'Padre Nostro': liberarsi del male, e amen. Perché la vera ragione che spinge gli uomini di Dio a concorrere e di gran lunga superare in atrocità la parte avversa, forse risiede proprio nella minaccia concreta che tutto ciò rappresenta, non per gli uomini, ma per la Chiesa stessa. La donna, l'ultima e la più bella delle creazioni di Dio, colei che già una volta cadde per prima e adesso, per castigo, genera i suoi figli con dolore e travaglio, sarà sempre portatrice di peccato. Ma questi poteri oscuri e ancestrali ora rischiano di diventare una concorrenza da prendere molto sul serio, una vera minaccia per la divinità, è quindi giunto il momento di estirparlo con la forza, questo peccato. Così, su due piedi che procedono ad andatura marziale, vengono montati/smontati tribunali e processi e, grazie ai metodi utilizzati, le confessioni si lasceranno raccogliere come frutti maturi, pronti all'uso. Noi saremo i contemplatori di tutto ciò e, data la posizione in cui ci troviamo, anche gli inquisitori che pregano affinché il signore infiammi i cuori di queste empie creature. Con il fuoco.
Nel caso a qualcuno fosse venuta la curiosità di sapere come ci si senta a stare dall'altra parte, Livia Bertè esaudisce anche questo desiderio. La regista, in un finale ben riuscito, farà ruotare la rappresentazione che, come all'inizio, ci prenderà alle spalle. Dietro di noi l'ultima delle streghe, la prescelta, accanto a lei il suo carnefice/amante, e di fronte a noi l'inquisitore, col suo dito puntato e la lingua sciolta del versato oratore; ci rovescerà addosso parole di autentico terrore, una sintesi di quel che la civiltà, l'ordine costituito, il linguaggio e la Chiesa, possono fare all'uomo. Questa sarà l'ultima occasione di redenzione – per lei? per noi? per gli inquisitori? – prima che un'amichevole mano armata farà ardere di luce eterna un cuore eretico. E redenzione sarà, già, ma per chi?
Questa è Malia, uno spettacolo presentato in prima nazionale alla Sala Assoli, che affronta un tema storico particolarmente oscuro, con un giusto mix di grevità e leggerezza; le vicende storiche si fondono con le passioni e i sentimenti dei protagonisti, lasciando nello spettatore la speranza che questi ultimi siano in qualche modo capaci di influenzare le prime deviandone il corso, anche se solo per una volta. Direi buona prova quella di questa compagnia di giovani attori che ha dovuto misurarsi col teatro nelle diverse forme della parola e della danza. Applausi meritati.

 

 

 

 

 

 

Malia – Streghe: il vero volto dell’Inquisizione
drammaturgia e regia Livia Bertè
con Roberto Albin, Serena Marziale, Serena Pisa, Danilo Rovani, Marco Battimelli, Gabriele Ferrara, Ilaria Vitale
attori non protagonisti Antonia Baiano, Chiara Falanga, Antonio Gargiulo, Luisa Leone
aiuto regia Giacomo Privitera, Valerio Gargiulo
scene e disegno luci Francesco Buonocore
coreografie a cura di Claudia Esposito
audio e luci Gianni Porcaro
costumi Atelier di Tiziana Sarno, lavori di Franca Naccarato
grafica Salvatore Fiore
progetto fotografico Ilaria Vitale
lingua italiano
durata 1h 10'
Napoli, Sala Assoli, 3 maggio 2014
in scena dal 2 al 4 maggio 2014

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