“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Lunedì, 28 Aprile 2014 00:00

Quando l'uomo è eterno più del tempo

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Le sorprese più gradite sono quelle ricevute nei momenti giusti e spesso nei luoghi più insoliti. Napoli di sera è uno sterminato labirinto, un imponente agglomerato di edifici, indumenti stesi, veicoli, vicoli stretti e ciechi illuminati a chiazze dalla luce ambrata dei lampioni. Una città millenaria e viscerale, per certi versi inquietante, ma che non si smentisce mai, che non delude mai, perchè perfetto teatro di vita, “nu teatro antico sempe apierto”.

Il Nouveau Théâtre de Poche di via Tommasi rappresenta un po' una realtà internazionale su territorio locale. È un piccolo regalo inaspettato che la città fa ai suoi teatranti, uno spazio scenico che sorge all'improvviso dalle strade brulicanti e rumorose dei quartieri storici, scavato nelle fondamenta attraverso nere pareti di roccia lavica. Un ambiente cavo, appartato ed intimo, quasi sotterraneo, avvolto nel fascino dell'ombra e del mistero, quello tipico dei vecchi locali teatrali dei boulevard parigini.
All'entrata del teatro una dozzina di gradini conducono lo spettatore direttamente sul palcoscenico prendendo parte alla performance già in atto poiché, sulla scena, sono presenti cinque interpreti che eseguono di tanto in tanto piccoli gesti come fossero delle statue viventi.
Appena il pubblico riempie i posti della sala (l'intera profondità della cava di pietra) i movimenti degli attori si interrompono, le luci si spengono ed il silenzio dà inizio ad Aeternos, lo spettacolo scritto e pensato dal giovanissimo Ivan Scherillo e diretto dall'attore e regista Marco Serra.
Cinque figure (un uomo e quattro donne) riuniti in gruppo iniziano ad assumere diverse pose plastiche e con movimenti armonici e continui formano una danza semplice ma che ben comunica quel qualcosa di astratto e di a-temporale che segue il filo della narrazione. Cinque statue impolverate, cinque curiosi personaggi che, trovandosi in una condizione di limbo, proteggono un luogo indefinito, una regione di confine, un'ipotetica soglia ove le anime pronte a diventare carne o abbandonate le spoglie imparano a conoscere la differenza fra vita e morte. In passato queste statue erano persone, ognuna con una triste vicenda alle spalle, ora sono solo corpi aridi intrappolati in un vuoto eterno che li ha “impietriti”, privati della loro essenza, della loro personalità e della fiducia negli uomini.
Tra queste figure, il Tempo, o meglio, il guardiano del Tempo, una presenza androgina più antica del Dio, più potente di ogni altro essere al servizio del Creatore, testimone di ogni avvenimento ed atto creativo umano, passato presente e futuro, molto dinamica e carismatica, che si distingue nettamente dal resto del gruppo imponendosi per il suo “spirito” frivolo ed ironico. Ad impersonificarne il ruolo Noemi Giulia Fabiano, finissima attrice dal forte carattere interpretativo che padroneggia le battute del testo con accenti giusti ed assoluta disinvoltura. La maschera satirica indossata da questo personaggio permette di criticare gli eterni vizi del genere umano e di lanciare una serie di provocazioni legate ad alcune tematiche sociali e religiose affrontate oggigiorno.
In un primo momento il Tempo inizia a farsi beffa dell'uomo, ridicolizzando il suo modo stesso di stare al mondo, condannando il suo atteggiamento sciatto e superficiale, denunciandone l'incapacità di correggersi e migliorarsi, di sfruttare proprio il tempo stesso per imparare ad essere felice, e non riesce a capire come le anime di passaggio in quel luogo siano disposte ad abbandonarsi ad una futile esistenza terrena.
Il vocabolario espressivo adoperato dal custode del Tempo è proprio quello verbale in quanto il suo è un ruolo di mediatore e di guida per le anime; è l'unica statua tra le cinque (legate tutte da un vocabolario coreutico e gestuale) che intrattiene veri e propri dialoghi coi protagonisti principali della pièce: Joshua ed Eosforo, più noti con i nomi di Gesù e Lucifero.
Nonostante tutta la vicenda si svolga hit et nunc, ossia in un arco di tempo sconosciuto ed in un luogo extra-terrestre, gli unici riferimenti che tutto sommato riusciamo ad estrapolare da Aeternos sono (non a caso ironicamente) proprio quelli temporali che ricaviamo dai testi biblici: un periodo che anticipa di poco la venuta del Cristo sulla Terra e quello che ne segue la morte.
L'azione si svolge tutta in questo spazio immaginario, in cui un Gesù dalle fattezze adulte, ma che deve ancora venire al mondo, viene sedotto dal suo antagonista per eccellenza, un Lucifero in stivali e giacca di pelle, ex Cherubino rinnegato e ripudiato dal Padre proprio perché in disaccordo con la decisione di dare vita ad un essere umano per metà Dio. Gesù viene a conoscenza dell'atroce destino che gli si prospetta una volta che avrà varcato la soglia del Tempo ed assunto forma umana. Anche se il custode del Tempo non manca mai di ironizzare all'interno dei dialoghi, una delle scene più struggenti e drammatiche che lo spettacolo riesce a proporre è proprio quando Eosforo, col tentativo di persuadere il figlio di Dio dall'andare sulla Terra, gli rivela il momento della crocifissione: l'attore urlando a squarciagola le ultime parole pronunciate dal Cristo in punto di morte, vive il momento in modo estremamente fisico, con contrazioni addominali ed articolari, sorretto dalle statue del Tempo in posizione crocifissa, come se davvero stesse vivendo quella sofferenza in una sorta di visione futura.
Ma Gesù non si lascia intimidire, decide di varcare quella soglia e di esaudire il volere del Padre e dopo la morte, ritornato al cospetto del Tempo, sceglierà di rinascere per una seconda volta, e di continuare il ciclo all'infinito, violando le leggi universali in nome di un amore che solo l'essere umano è in grado di esercitare; un desiderio testardo ed incomprensibile che alla fine lascia interdetto il povero Tempo che sconfortato non sa più che pensare e come agire!
In seguito a quanto detto, è evidente che la regia di Serra punta molto sul lavoro fisico. Oltra ad avvalersi di veri e propri danzatori, gli attori scelti sono invitati a comunicare con il pubblico utilizzando diversi linguaggi del corpo: dalla danza contemporanea alla danza moderna a seconda dei brani musicali di sottofondo scelti − del resto non sempre appropriati all'azione che si vuole inscenare − dalla mimica facciale a quella gestuale, dall'uso corale e sincrono della voce ai virtuosismi dati dalla velocità ed articolazione delle battute recitate.
Un teatro, quello pensato da Ivan Scherillo, alternativo e di ricerca, dualistico nel senso effettivo del temine se pensiamo all'accostamento di contrari quali divino ed umano, bene e male, giusto e sbagliato, dovere e piacere, parola e corpo, vita e morte, tutti concetti ritrovabili e riconducibili ad alcuni aspetti tra loro simili: l'ambiguità, l'indecisione, l'incertezza eterna dell'uomo, un essere debole e forte insieme, nato peccatore ma dotato talvolta di grande generosità sia verso se stesso che verso il prossimo, un individuo minuscolo che mosso dalla passione, o dall'amore, rimane divino ed immutabile oltre il tempo, nel bene e nel male, di fronte al miracolo amaro della vita.
La Compagnia Naviganti InVersi mette su una produzione sicuramente giovane siccome alcuni aspetti drammaturgici potevano essere ulteriormente elaborati e sviluppati, mentre le transizioni danza-teatro andavano riviste per favorire un'omogeneità o una coesione migliore, ma di sicuro il risultato è innovativo, la realizzazione non semplice data la bravura che si richiede agli artisti che vi fanno parte ed, in generale, di qualità rispetto a spettacoli anche stranieri e più acclamati ma decisamente scadenti che si propongono al pubblico nei teatri stabili.
Un augurio che ci facciamo, guardando questo tipo di rappresentazione, è quello di poter vedere tutti quei giovani e talentuosi artisti nostrani esibirsi più assiduamente sui palcoscenici partenopei, che del resto gli appartengono di diritto.

 

 

 

 

 

Aeternos
di
Ivan Luigi Antonio Scherillo
regia
Marco Serra
interpreti Ciro Bernardo, Noemi Giulia Fabiano, Simona Pipolo, Emanuele Scherillo, Diego Sommaripa, Linda Strazzullo, Giulia Visone
foto di scena Alessandro Tavella
produzione Compagnia Naviganti InVersi
Napoli, Théâtre de Poche, 25 aprile 2014
in scena dal 25 al 27 aprile 2014

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