“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Domenica, 27 Aprile 2014 00:00

Le tesi che cambiarono il mondo

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Una Chiesa Luterana essenziale è la scenografia ideale per mettere in scena una pièce sull’avventura spirituale e umana di Martin Lutero ad opera del collettivo Teatro in Fabula intitolata Le 95 tesi: una storia di Lutero, progetto teatrale elaborato su testi di John Osborne, Roland H. Bainton e Luther Blissett, per la regia di Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo.

Il “palco” ha l’altare in fondo sormontato da una semplice croce, due candele ai lati dell’unico elemento decorativo: i fiori. A sinistra vi è un pianoforte che non servirà per la rappresentazione. Sulla destra due porte sormontate da un’ogiva fungono da quinte. Ad una scenografia così essenziale corrisponde una messa in scena altrettanto semplice nei costumi, infatti tutti gli attori indossano pantaloni e maglietta nera con al collo il tau, la croce francescana e questo sarà, in verità, l’unico elemento poco chiaro visto che Lutero è un frate agostiniano.
Entra in scena Martin Lutero rappresentato tremante ed angosciato ancora in abiti “borghesi”, pantalone chiaro e camicia a quadretti. Ha lo sguardo stranito ed avanza lentamente. Subito gli si fanno intorno altri tre personaggi che ripetono litanie, lo svestono e gli fanno indossare i loro abiti. È la consacrazione di frate Martino, il momento in cui inizia la sua storia destinata a cambiare il volto dell’Europa dal 1500 in poi.
Martino è tormentato dal contrasto tra il Dio misericordioso ed amorevole delle Sacre Scritture ed il Dio terribile, vendicativo che schiaccia gli uomini con il senso di colpa, un Dio strumento di torture non solo psicologiche nelle mani della Chiesa Cattolica di Roma. La storia insegna che da più di duecento anni la Chiesa romana si era mondanizzata, troppo attenta al denaro ed al potere e poco spirituale. Una Chiesa che guardava con troppa attenzione al mondo e ormai lontanissima dal Vangelo, sorda ad ogni istanza riformistica che bocciava senza appello come eresia. Il ruolo di questa Chiesa è messo in scena con l’idea felice dei registi nel rappresentare tutte le figure di spicco della gerarchia ecclesiastica intente a mettere o mettersi lo smalto, ovviamente rosso diabolico, con movenze affettate ed occhiali da sole, non solo come uno dei loro vezzi, ma anche come se non volessero vedere la luce. Un mondo fatuo, estetizzante, impegnato in tutt’altre preoccupazioni come si vede bene nella scena in cui si vede il Papa, vestito di bianco, sì, ma come un giocatore di basket che passa la palla ai suoi sottoposti, intento solo ai palleggi e a mantenere il proprio potere senza tollerare alcun contraddittorio. Anche il padre spirituale di Martino sembra un domatore al circo che urla ai novizi che gli girano intorno come fiere ammaestrate. Martino e i suoi fratelli vivono con l’ansia terribile di aver peccato d’orgoglio, di avere pensieri sessuali, di essere continuamnete tentati da Satana.
L’esercizio dell’"umiltà" viene praticato pulendo le latrine. Nel 1517 Martino, divenuto dottore in teologia, si scaglierà contro la vendita delle indulgenze della Chiesa Cattolica, pratica consolidata che faceva affluire denaro in cambio della remissione dei peccati da scontare nel Purgatorio ma inventata dalla Chiesa e sfruttata per raccogliere fondi per la costruzione della Basilica di San Pietro, pratica che non trovava alcuna giustificazione nelle Scrittture. Il frate, inviato nei paesi a vendere le indulgenze, viene rappresentato con un tonaca da imbonitore da televisione, preceduto da uno stacchetto musicale rock. È contro costoro che Lutero si scaglierà affiggendo sulla porta della cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi contro le indulgenze e contro la deriva materialistica della Chiesa di Roma, contro i frati invidiosi e astiosi a cui Lutero contrappone un Dio misericordioso che salva comunque, senza la dimostrazione delle opere, cioè del denaro.
Lo scontro tra Papato e Lutero è nella battuta: "Dio ha ceduto tutti i poteri al Papa". Con la sua sapienza ed eloquenza Martin Lutero inizierà suo malgrado uno scontro che porterà ad una scissione drammatica che lui non aveva nemmeno immaginato. Quando le sue teorie riformistiche si diffonderanno grazie anche alla recente invenzione della stampa, esse verranno strumentalizzate inizialmente dai contadini che crederanno di essere così stati autorizzati a farsi giustizia e a ribellarsi ai principi.
Per sedare la rivolta dei contadini ci vorranno cinque anni e centomila morti. Poi sarà strumentalizzato dai principi che vorranno affrancarsi dal cattolicissimo dell'imperatore Carlo V, ma su questo momento della vita ufficiale e storica di Lutero la pièce finisce comprensibilmente in quanto essa non vuole riprendere in toto la biografia di quest’uomo coraggioso che osò sfidare un potere immenso, quanto mettere in luce il tormento interiore di un uomo di fede portato allo spasimo anche attraverso tutte le sue sintomatologie psicosomatiche.
Un manipolo di giovani attori preparati e convincenti, peccato solo per l’acustica che ha penalizzato alcune battute non recitate di fronte al pubblico.

 

 

 

 

Le 95 tesi
tratto dai testi di John Osborne, Roland H. Bainton, Luther Blisset
progetto e regia Giuseppe Cerrone, Antonio Piccolo
con Raffaele Ausiello, Eduardo Di Pietro, Alessandro Errico, Stefano Ferraro, Antonio Piccolo
produzione Teatro in Fabula
foto di scena Tiziana Mastropasqua
durata 1h 25'
Napoli, Chiesa Luterana, 23 aprile 2014
in scena 23 aprile 2014 (data unica)

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