“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 16 Aprile 2014 06:42

Caffè sospeso

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Trovare parcheggio quando si va al Théâtre de Poche è difficile quando non si conosce bene la zona e in quali vicoletti intrufolarsi. Per essere puntuali bisogna anticiparsi un po’. Non tutti gli spettatori prenotati per Il Sogno lo fanno e lo spettacolo comincia con un’ora di ritardo. Quando finalmente lasciamo il foyer per prendere posto in sala, il gruppo è numeroso, più di quaranta persone. In molti si conoscono e vogliono sedersi l’uno accanto all’altro per godersi insieme lo spettacolo. Io non ho un posto riservato, così finisco in fondo al tunnel, alla penultima fila.

L’ultima ha gli sgabelli leggermente più alti ed è presa subito d’assalto. La penultima è la mia. Davanti a me c’è una signora con i capelli rossi e una coppia di fidanzati, lui porta gli occhiali. Un po' più avanti, un’altra signora rimbalza sulla sua sedia tutte le volte che ride. Se mi sporgo a destra, verso la parete, vedo mezzo tavolino e un bancone da bar a forma di barile. Se mi sporgo a sinistra vedo la cassa. La scena, comunque, l’avevo già vista entrando, perché al de Poche si attraversa il palco prima di sedersi, esperienza che mi piace sempre molto perché è come entrare per qualche secondo nel mondo dei personaggi. Me la farò bastare.
Il Sogno è ambientato in un bar napoletano. Il giovane barista, esperto nell’interpretazione dei sogni a scopo lotto e superenalotto, discute di questo unico argomento con la proprietaria del bar, un po’ snob, e con la cameriera romena, nervosa e vampiresca. Dopo questa piccola introduzione comincia l’azione vera e propria, con l’arrivo del dottore, per il suo caffè mattutino. Reduce da un incubo sulla morte del suo amico ipocondriaco, il medico si confida col barista che prontamente prepara una cinquina da giocare. La parte esilarante dello spettacolo arriva con l’ingresso in scena dell’ipocondriaco. Con smorfie, ansie eccessive, parole storpiate, l’ipocondriaco conquista le simpatie del pubblico che si lascia andare a frequenti scoppi di risa. Nascono con i tre personaggi in scena contemporaneamente, le battute più divertenti. Io mi limitavo a guardarli uno per volta scansando ora una testa ora l’altra, fino a che mi sono fermata a destra concentrandomi su Amedeo Ambrosino che interpretava l’ipocondriaco. Davvero buffo. Gli altri due, Marcello Cozzolino e Alessio De Sivo sono stati bravi quanto a voce ma ero un po’ stanca di dondolare. Mi son fatta bastare mezzo tavolino e mezza tazza di caffè. Anzi, il caffè lo lascio pure tutto sul tavolo, senza problemi. Si tratta di un caffè un po’ problematico che chi ha assistito o assisterà vorrà lasciare ad altri dopo di lui. Il famoso caffè sospeso napoletano.
Tralasciando quanto sia riuscita a vedere, sono stata capace di sentire le risate del pubblico, durante tutta la messinscena e anche di vederle grazie alla signora rimbalzante. Questo tipo di teatro, molto semplice, tradizionale, napoletano, basato un po’ sui luoghi comuni e un po’ su uno sguardo divertito alla città è quello che ci vuole quando si è in cerca di una serata leggera e senza troppi pensieri. Quando al teatro non si chiede altro che intrattenimento. È, Il Sogno, anche un primo appuntamento probabilmente buono con il teatro mentre chi è solito frequentarlo si aspetterebbe qualcosa in più. Agli autori va il merito di aver creato da situazioni già viste e già sentite, una storia nuova, piacevole da seguire dall’inizio alla fine o quasi.
Nell’atmosfera di leggerezza che si è creata, il risvolto finale dedicato al vizio del gioco, diventa sconcertante. La compagnia ci fa ridere per tutto il tempo su battutine facili e poi alla fine, come in una fiaba per bambini, arriva la morale. Il gioco d’azzardo è pericoloso. Non ce lo dice lo Stato o la tv, ce lo dice un autore, attore e regista teatrale, Marcello Cozzolino. Questa volta devo sporgermi dall’altro lato della sedia per vederlo lì, alla mia sinistra. Dura soltanto pochi secondi, poi si ritorna alle risate con i saluti.

 

 

 

Il Sogno
di
Massimo Petrucci, Marcello Cozzolino
regia Marcello Cozzolino
assistente Maria Meo
con Amedeo Ambrosino, Marcello Cozzolino, Alessio De Sivo, Anna Cioffi, Sabrina Fusco, Grace Lecce
e con la partecipazione di Vittorio Adinolfi
produzione SPAZIO RIGAN
scene e ostumi mAD
musiche Macomusic
durata 45’
Napoli, Théâtre de Poche, 12 aprile 2014
in scena 11 e 12 aprile 2014

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