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Martedì, 01 Aprile 2014 00:00

Magia del teatro

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Una sedia al centro della scena. Dietro una struttura che evoca una lavagna, anche se il piano, all'interno della cornice, è vuoto. Due tende bianche ai lati, come il sipario di un teatrino di burattini. Lavagna e sipario, fusi in un unico oggetto scenico, evocano i due mondi che entrano in scena e provano a dialogare in Sputa la gomma! Il teatro va a scuola. Ai lati della lavagna/teatro due cestini di plastica per l'immondizia, uno a bocca in giù, l'altro coricato per terra.

Il protagonista, Pierpaolo Palladino, non è giovane. Chissà perché lo avevo immaginato tale. Forse perché il monologo tratta dell'esperienza di teatro a scuola condotta da un attore. Ci si immagina che siano sempre i giovani a dover condurre esistenze precarie, tra improbabili progetti pagati poco, male e con cadenza erratica.
Lorenzo, attore di teatro, si ritrova a condurre un laboratorio di teatro in una scuola media della periferia romana, tra giovani coatti e figli di immigrati. Vediamo e sentiamo solo lui, immaginiamo tutti gli altri, Flavio (l'amico/collega che gli ha sbolognato la rogna del laboratorio), Francesco (amico/collega musicista, incaricato del laboratorio di musica), la preside, i professori, gli alunni, i genitori. Ci sono tutti, evocati dalle parole, dai gesti. Ci sono. Anche se il tono suona talvolta un po' falso e caricato. Ci sono. Intangibile presenza tangibile. Ci sembra di vederli questi ragazzini, aggressivi, ignoranti, giovani bulletti. Li sentiamo parlare, avvertiamo le differenze di integrazione, la difficoltà di capire l'altro da sé, che sia uno straniero o un disabile, o magari semplicemente uno che balbetta. Sentiamo l'indifferenza del mondo degli adulti, i docenti, l'istituzione scolastica, i genitori. Sentiamo la passione dell'attore, la sfida, la capacità di entrare in contatto, di abbattere quel muro di gomma (e di gomme da masticare...) che sembra rendere così impermeabili i giovani (intesi quasi come categoria generica, coacervo indifferenziato con cui non si entra mai veramente in contatto).
Fa tenerezza Lorenzo. Fa tenerezza la caparbietà con cui affronta, incontro dopo incontro, i giovani selvatici. Come sono vere le trite parole. Come sono reali i dialoghi, lo sconcerto di fronte alla confusione, la rabbia di fronte alla cattiva educazione, la delusione per la meschinità umana. Come è reale questa scuola fatta di programmi curricolari, di carenza di fondi, di guerra tra poveri, di accaparramento delle scarse risorse disponibili per la realizzazione dei progetti extracurricolari, prodotto dell'autonomia scolastica.
Spunti di comicità a margine della malinconica riflessione sulla scuola e la società, mai acre tuttavia, anzi venata della speranza che qualcosa si possa fare e che anche gli irrecuperabili si possano recuperare, purché si faccia l'immane sforzo di cercare un punto di incontro, un terreno e un linguaggio comuni su cui edificare qualcosa o per lo meno gettare un seme. Riflessione sulla scuola e sui ragazzi che ci sono. Fino alla fine. Fino all'applauso finale.
Pierpaolo Palladino li prende per mano e li fa inchinare, insieme a lui. E non sappiamo, per un attimo, se lo spettacolo è davvero finito o se gli United Colours of Belli siano sul proscenio a ringraziare... magia del teatro...

 

 

 

Sputa la gomma! Il teatro va a scuola
di e con
Pierpaolo Palladino
regia Manfredi Rutelli
musiche Pino Cangialosi
produzione Racconti Teatrali
foto di scena Barbara Ledda
lingua italiano
durata 1h 15'
Napoli, Teatro Elicantropo, 29 marzo 2014
in scena dal 28 al 30 marzo 2014

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