“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Martedì, 01 Aprile 2014 00:00

Una giusta "Tempesta"

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"Non si dovrebbe mai scrivere per i bambini, piuttosto bisognerebbe avere il coraggio di selezionare per loro quello che è già stato scritto per i grandi; ciò che conta è la scelta e la dose della medicina, che non può essere diversa solo perché si tratta di un bambino".
(Anton Čechov)


"Il 'che significa' usurpa la sovranità del 'come è detto'" .
(Carmelo Bene, Sono apparso alla madonna).


Prima di cercare di restituirvi la grande bellezza di questo spettacolo vorrei soffermarmi su quello che, per chi scrive, rappresenta  il suo maggior pregio: il coraggio di non violare il testo in nome di una presunta 'durezza di comprendonio' attribuita all'infanzia.
Per questa rappresentazione, infatti, è stata fatta una scelta la cui bontà continuava a risuonarmi nella testa, per tutta la durata della rappresentazione, con un continuo "Oh-oh! Finalmente qualcuno che la pensa come me e non crede che per presentare il gran teatro anche ad un giovane pubblico siano necessari esecrabili genocidi di testi sacri". Sempre per chi scrive, infatti, il torto più grande che si possa fare a un grande testo teatrale consiste non certo nel riadattarlo, manipolarlo, per far sì che da lui gemmi un qualcosa di nuovo e originale, bensì nel lasciare il tutto invariato intervenendo solo sul testo con inutili e dannose 'semplificazioni' atte ad 'abbassare la mangiatoia' per renderlo 'più fruibile'. In questo caso, infatti, le parti offese sono addirittura due:
1) l'autore del testo (che nella maggior parte dei casi ha da tempo abbandonato il suo guscio mortale, e quindi non può esprimere il suo gentile ma enfatico disaccordo);
2) i destinatari della rappresentazione, che sebbene abbiano, in via del tutto transitoria, una statura lillipuziana, in realtà non abbisognano di alcun abbassamento di mangiatoia perché quanto a velocità di pensiero e intuitività, beh, sono loro che molto spesso possono guardarci dall'alto in basso.
Se poi il testo in questione appartiene al grande Bardo, andare a cambiargli le parole facendolo 'parlare facile', costituisce più che altro un'eresia, roba che se ci trovassimo in tempi di Santa Inquisizione, sai quanti falò in nome di William Shakespeare arderebbero all'orizzonte. Questo, purtroppo, è quello che accade nella grande maggioranza dei casi quando l'età anagrafica per l'accesso allo spettacolo viene abbassata, come se ci fosse una sorta di rapporto inverso tra età che scende e manipolazioni eretiche che si perpetrano; come diceva Carmelo Bene: "Il 'che significa' usurpa la sovranità del 'come è detto'".
Questo spettacolo rappresenta, quindi, l'eccezione, dato che si è presentato al cospetto dell'autore e del pubblico, con la coscienza immacolata; gli adattamenti apportati, sono stati quanto mai necessari e funzionali a comprimere in solo 'meno di un'ora' la durata dello spettacolo integrale, il quale dura le ben note 'meno di tre ore' che, come ripetutamente sottolineato nell'opera stessa, coincidono esattamente con il periodo spazio/tempo che va dal naufragio fino alla riconciliazione dei sovrani sull'isola.
Ma i suoi meriti non si fermano certo qui; abbiamo accennato alle capacità intuitive dei bambini, che rappresentano le ali di cui si servono per arrivare anche dove la loro conoscenza, per chiari limiti di esperienza, non è ancora arrivata; e le scelte di Rosario Sparno sono dirette a far leva e amplificare il più possibile queste misteriose doti. E così, se di un isola si trattava, lui su di un'isola c'ha portati: via il palcoscenico, via le purpuree poltrone di velluto ricoperte e al loro posto ecco una grande isola di sale. A piedi nudi approderemo come naufraghi, e da questa prospettiva assisteremo alla danza di Ariel, lo spiritello dal volto coperto e dal corpo sinuoso occultato solo in parte da un corsetto, che invocherà la tempesta, alle cui onde la nave dei reali dovrà abbandonarsi, come un modellino nelle mani di un bambino dispettoso. Assisteremo alle grida disperate di marinai e teste coronate, e ai loro vani tentativi di salvarsi da un destino ormai segnato dalla potente magia di Prospero.
Verremo portati al centro dell'isola, il sale sotto ai nostri piedi scricchiolerà ad ogni passo come sabbia caraibica, siederemo su panche dal colore degli scogli, dietro di noi il mare e di fronte a noi, assiso su di un tronco levigato dal sale, il potente Prospero che, con la voce di un grandissimo Massimiliano Foà, parlerà come Shakespeare ha voluto che parlasse. Da una vasca da bagno adagiata sulla sabbia ci appariranno Miranda, che mostrerà solo il suo volto, ed Ariel che invece lo terrà sempre celato, questo artificio rimanderà il momento in cui il pubblico riunirà i due personaggi nella medesima attrice, la bella e bravissima Paola Zecca. Anche il mostruoso e deforme Calibano sarà il lato oscuro del bel principe Ferdinando, e la frase pronunciata da Prospero per cercare di allontanare il bel principe dai sogni della figlia − "Costui è un Calibano come tutti gli altri" − in questo caso sarà quanto mai appropriata dato che entrambi sono rappresentati da un metamorfico Luca Iervolino.
Tutto ha inizio e fine in meno di un'ora, ma di un intensità tale che abbandonare l'isola sarà per tutti un po' traumatico.Prospero riuscirà a dare il suo addio all'isola incantata solo implorando il congedo del pubblico "Vi prego, non lasciatemi reietto sull'isola!", solo così sarà libero di poter andare in cerca di altre storie, così come fan tutti quelli che son fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Calibano una volta liberato e senza più padroni dapprima gioisce, anche lui inventerà altre storie in cui non ci saranno re, ma poi, trovando il mantello abbandonato dal suo ex padrone lo indosserà esultando "Calibano! Il nuovo re!", ma l'isola proprio in quel momento comincerà a dissolversi, e la mostruosa creatura con lei, gli resterà solo il tempo di un ultimo augurio a Prospero: "Che la peste rossa ti colga!".
Per definire questo spettacolo vorrei prendere a prestito una frase utilizzata da Alessandro Toppi nella sua recensione Una regia sbagliata, che ha scritto per lo spettacolo di Antonio e Cleopatra (regia di Luca De Fusco), portato in scena sempre al Mercadante e in contemporanea con la Tempesta di cui ora scrivo. Ma farò cadere un "non", che qui sarebbe fuori posto e assolutamente non meritato, e sostituirò il nome dell'opera; ecco: "E, tutto questo, è La Tempesta che scrisse Shakespeare".
E noi? Come faremo ritorno dall'isola? Sarà Morena, la direttrice artistica delle Le Nuvole, ad aiutarci a tornare poco a poco alla realtà presentandoci attori e regista, consentendoci di chiacchierare anche un po' con loro. Poi ci parlerà della Stanza Blu, una stanza che è il luogo dove è stata creata la nostra isola e che si trova all'ultimo piano del Teatro Mercadante e, pare, sia nata da uno dei tanti sogni di Morena. Sono in pochi a conoscerne l'esistenza, e si dice che apra le sue porte poche volte all'anno, quando Le Nuvole decidono di entrare in quel blu. Quella stanza ha anche delle finestre, le ho viste, posso giurare che c'erano, anche se in verità quando sono uscita e dalla strada ho alzato lo sguardo per un ultimo saluto all'isola, ecco, quelle finestre mi è sembrato che, nella conta dei piani dell'edificio, mancassero all'appello.
Mi sarò sbagliata, o queste cose possono accadere quando le stanze sono di nuvole e blu, e sono state costruite con la stessa materia di cui son fatti i sogni?

 

 

 

 

Tempesta
libero adattamento da La Tempesta
di William Shakespeare
adattamento e regia Rosario Sparno
con Massimiliano Foa, Luca Iervolino e Paola Zacca
installazioni artistiche Antonella Romano
disegni e luci Riccardo Cominotto
coordinamento scenotecnico Gaetano di Maso
foto di scena Vincenzo Broccoli
lingua italiano
durata 50'
Napoli, Teatro Mercadante/La Stanza Blu, 29 marzo 2014
in scena dal 27 marzo al 5 aprile 2014

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