"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 17 Febbraio 2014 00:00

Un giorno nella bottega del pittore

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Per capire un quadro bisogna conoscerne la grammatica, perché in realtà il quadro è come un libro da leggere e visitare una mostra senza le opportune conoscenze è come voler leggere un libro senza conoscere grammatica e sintassi della lingua in cui è scritto. Così scriveva il pittore e critico d'arte Carlo Montarsolo in Un artista racconta l'arte. Il problema, a questo punto, sta nel trovare la guida, il Virgilio che si accollerà questa necessità pedagogica guidandoci come un maestro delle elementari verso la bellezza della pittura.

Ma in un paese dove proprio in questi giorni si sta affondando il 'taglio' alla giugulare alle ore dedicate alle materie artistiche negli istituti italiani questa ricerca non si presenta affatto facile e sarà necessario abbandonare i banchi di scuola e mettersi a cercare altrove. Stiamo per affrontare i tempi in cui 'capire' è diventato un lusso dato che il desiderio di essere in grado, di fronte ad un'opera d'arte, di 'gestire' la prima istintiva – e quasi sempre erronea – impressione, invitandola docilmente ad una 'salmonide' risalita verso i luoghi della ragione e della consapevolezza, senza un valido aiuto rischia di restare tale, ossia una velleità. Perciò vi parlerò di un prezioso e raro frammento di 'altrove' che si è tenuto in questi giorni a Napoli, nelle sale del museo di Capodimonte. Si è trattato di un'iniziativa proposta da Le Nuvole di Napoli, teatro stabile d’innovazione per ragazzi, in collaborazione con Progetto Museo, che ad un costo veramente accessibile (il prezzo di un biglietto del cinema) ha offerto una visita con spettacolo con l'ambizioso fine di avvicinare i ragazzi all’arte passando dalla porta principale: il museo.
L'evento si è svolto in questo modo: il pubblico è stato diviso in piccoli gruppi ciascuno capitanato da un critico dell'arte. Il nostro capitano è stato Daria Giampaglia che oltre ad essere un validissimo critico d'arte ha sicuramente competenze come incantatrice di serpenti, dato che non mi era mai capitato di vedere tanti bambini così piccoli mesmerizzati di fronte a quadri del 1600 e desiderosi di conoscerne le storie. La nostra incantatrice ci ha condotti nei meandri del museo svelandoci i misteri di Artemisia Gentileschi, de Ribera, Giordano e Caravaggio, con l'obiettivo principale di insegnarci, attraverso la parola e il contatto visivo con l'opera, la differenza tra il barocco e il naturalismo. E posso assicurarvi che l'intento è stato pienamente soddisfatto dato che al termine della lunga, generosa e mai noiosa visita guidata, i bambini tutti e gli adulti erano in grado di distinguere senza esitazione lo stile caravaggesco dal barocco.
Ma si sa, soprattutto nell'arte, l'incontro con un vero artista, colui che conosce il mestiere, è un'esperienza insostituibile, se poi gli artisti sono addirittura due e pure dotati di un carattere estroverso e giocoso, allora il mondo misterioso della pittura farà meno paura e si lascerà avvicinare, docile e mansueto, anche dai bambini. E così la stanza della luce, dei colori e del nero cosmico è stata aperta e il pubblico ha potuto varcare la soglia inaccessibile del pittore, la sua bottega, dove ha assistito al momento della creazione dell'opera, passando attraverso ai dubbi e alle perplessità che rivelano quello che nessun critico potrà mai spiegare con la parola. Due enormi cornici attendevano con impazienza di essere riempite. Erano lì, una di fronte all'altra che aspettavano di diventare lo scrigno di un tesoro di volti, tessuti e colori, mentre i due pittori/attori si affrontavano animosamente su quale fosse il modo migliore per rappresentare lo stesso tema. Veniva così nuovamente ripreso il tema del naturalismo e del barocco, utilizzando questa volta il cosiddetto 'metodo induttivo' dato che le nozioni ed i concetti erano incastonati negli epiteti e nelle colorite scaramucce a cui si sono lasciati andare i rappresentati dei due stili contrapposti. Al piccolo pubblico in sala è stato dato un ruolo attivo in questa delicatissima fase della ricerca dell'ispirazione: tessuti, parrucche, ali d'angelo, strumenti musicali, pugnali, serpi di gomma, sono serviti per dar vita ad uno spettacolo dell'arte dove i piccoli visitatori sono stati trasformati in luminosi modelli caravaggeschi sovrapposti al meraviglioso sfondo nero di un'opera di Burri, oppure in opulente e coloratissime madonne barocche.
In una città come Napoli, dove ai bambini è riservato un ruolo più che marginale e dove i luoghi a loro deputati praticamente non esistono, dato che anche quelli storici o sono stati incendiati o sono stati chiusi, ecco, un'istituzione come Le Nuvole, che ogni settimana non si stanca mai di proporre iniziative di valore come quella di cui vi ho parlato, è vista da chi scrive come un fulgido astro che brilla in un cielo nero cosmico, e il mio augurio è che possa sempre continuare a farlo.

 

 

 

 

 

Un giorno in bottega
testo e messa in scena Fabio Cocifoglia
con Roberto Giordano, Carlo Caracciolo
costumi Alessandra Gaudioso
consulenza artistica
Maria Laura Chiacchio
a cura di
Le Nuvole teatro stabile d’innovazione per ragazzi
in collaborazione con Progetto Museo
lingua italiano
durata 1h 30'
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte, 15 febbraio 2014
in scena 15 febbraio 2014 (data unica)

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