“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Georg Christoph Lichtenberg

Venerdì, 31 Gennaio 2014 00:00

Chi ha ucciso gli Ebrei?

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Sotto la volta a ombrello costolonata della Sala dei Baroni al Maschio Angioino, Napoli onora la giornata della memoria. Tufo giallo e piperno. Sala gelida e semivuota. Mariano Rigillo legge una selezione di testi, L’Accademia Popolare di danza interpeta A Survivor from Warsaw di Arnold Schoenberg. Nessuna cartella stampa. Nessun programma di sala. Pare che l’evento fosse stato presentato giovedì a Palazzo San Giacomo. Tanto basta. Del resto il pubblico è una variabile ininfluente e l’evento è conchiuso in sé, nella cerchia di coloro che lo hanno prodotto e per il quale è stato prodotto.

Da fuori arrivano i rumori della città, il ritmico sbattere della porta di chi è arrivato in ritardo.
Giganteggia Primo Levi. Le sue scarne, nitide e lucide parole scolpiscono lo spazio scenico come pietra. Le nostre coscienze come monoliti, come le stele del memoriale di Berlino, accolgono le sue parole, mediate dalla voce profonda di Mariano Rigillo, rotta dall’emozione, carica del dolore di un popolo. La voce trema. Oppure torna ferma, mentre scandisce, una ad una le parole della poesia in epigrafe di Se questo è un uomo. “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case...”. Parole conosciute eppure mai trite. Forse perché non sono il prodotto di un’estetizzazione letteraria, ma il sublimato di un’esperienza di vita. Il chimico primo Levi ha distillato per noi quel dolore, di un uomo, di un’epoca, di un popolo. Noi lo assumiamo oggi come ieri e non smettiamo di chiederci: “Chi ha ucciso gli Ebrei?”. “Non io”, esclamavano subito dopo la dattilografa, l’ingegnere, chi puliva i binari, chi spazzava via i corpi, chi raccoglieva i denti d’oro, le dentiere, scarpe. “Certi firmavano le carte e certuni eseguivano gli ordini”. “Certi sentirono l’odore del fumo, certuni ne sentirono parlare. Erano Tedeschi? Erano uomini?”. Molti preferirono restare sicuri nelle loro tiepide case. “Chi ha ucciso gli Ebrei?”. L’indifferenza di ieri. L’indifferenza di oggi.
Il violinista di Auschwitz di Moshé Liba accompagnava gli Ebrei alla camera a gas. “Là io suonavo il violino, fui selezionato per l’orchestra che ogni giorno accompagnava, con la musica, gli ebrei spinti nelle camere a gas sull’orlo dell’abisso”. “Quel fetore nelle narici che solo io posso avvertire”. Ieri. Oggi. Auschwitz come spartiacque. La bestialità di ieri. La bestiale indifferenza di oggi.
La tragedia collettiva. La tragedia del singolo. Ciascuna persona uccisa ha lasciato un vuoto nelle vite di quelli che sono rimasti. Per poco o fino alla fine della guerra. La madre è stata presa. Lei c’era. Il piatto resta sporco. la pentola resta in cucina. L’hanno presa. “Chi racconterà a voi posteri che lei è stata presa, che lei è stata uccisa, che lei non c’è più?”.
“Meditate che questo è stato”. Mentre sfumano le ultime prole di Primo Levi cominciano i goffi movimenti coreutici. Costumi viola, come le luci. Corpi poco consapevoli. Movimenti banali. La musica registrata scuote l’animo, come il testo tradotto che scorre proiettato sullo sfondo. Finito il saggio le parole delle autorità. Autocompiacimento. Autocelebrazione. Non si celebra la giornata della memoria. Si celebra chi l’ha organizzata.

 

 

 

 

 

Recital sulla Shoah
legge
Mariano Rigillo
movimenti coreografici Accademia Popolare di Danza
diretta da Nicoletta Salernitano
interpreti Ciro Amelio, Noemi Cicala, Rita De Micco, Rossella De Micco, Simona Girundo, Ciro Lieto, Francesco Melito, Adele Murolo, Roberta Procentese, Ramona Sicuranza, Vincenzo Caiazza (nel ruolo del narratore)
coreografia Sasà Imperatore
a cura di Associazione Napoli Capitale Europea della Musica
ricerche storiche e letterarie Suzana Glavaš
ideazione Filippo Zigante
lingua italiano
durata 45’
Napoli, Maschio Angioino – Sala dei Baroni, 27 gennaio 2014
in scena 27 gennaio 2014 (data unica)

 

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