“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 27 Gennaio 2014 00:00

La danza delle ombre, in bilico fra vita e morte

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Dissolvenza alterna di buio e luce, alternanza cromatica tra il cupo e lo sgargiante, marcia inesorabile fra vita e morte, bilico perenne lungo un’indefinibile linea di confine, al ritmo incessante di un movimento che abita la scena senza soluzione di continuità: Le sorelle Macaluso sono stormo in formazione, in perenne migrazione fra un qua ed un altrove, una masnada di carni vive strappate da un tempo (presente, passato, poco cale) per farsi archetipo di una condizione, ovvero il bilico perenne fra vita e morte.

Su una scena concepita come un’essenziale porta di confine che segna in penombra, in tralice, il limite di passaggio fra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, corpi in processione continua si spogliano delle gramaglie del lutto per far reviviscenza di un giorno felice trascorso al mare. L’antinomia vita/morte sembra esser suggerita sin dalle prime da un commento musicale che ci richiama alla mente atmosfere alla Bregović ed alla programmatica definizione della sua Wedding and Funeral Band: una compresenza di vita e morte, di gioia e dolore, che abita parimenti la scena nell’allestimento di Emma Dante.
Danza di vita e di morte, dunque, contestualizzata in un meridione archetipico, in cui la connotazione linguistica dei parlanti frammischia siculo ed apulo in un medesimo contesto familiare, quasi a voler svellere la tentazione di ricondurre il tutto ad un contesto localistico unitario. Eppure, in proscenio campeggiano i segni di una sicilianità ostentata, con le puperie poggiate in terra e per qualche attimo imbracciate a simular lotta.
Sulla scena il movimento è indefesso e gioca a sovrapporre i piani temporali del presente e della rimembranza; la morte e la nuova vita attraversano lo spazio e le generazioni, il ritmo si fa frenetico, il tragico aleggia e si compie, col suo portato di convulsioni e recriminazioni; sette sorelle, la morte di una di loro, la nuova vita da una di loro generata, una figura paterna, che dapprima aleggia incutendo timore e soggezione, dipoi compare come un lemure a ricongiungersi col corpo muliebre.
Il movimento mai cessa, le generazioni si susseguono, la madre, il padre, le sette sorelle ed una nuova vita generata da una di loro, lembo di continuità fra il passato ed il futuro che sulla scena assume il sembiante di un aspirante Maradona, legano in continuità rimembranza e proiezione.
Emma Dante gioca fra il pieno e il vuoto, fra lo spazio ed il movimento che lo occupa, fra luce ed ombra, vita e morte, inscenando una danza che possiede un che di ancestrale e che sembra simboleggiare un rito di passaggio che non si compie nell’hic et nunc della rappresentazione, ma che lo travalica per farsi archetipo; sembra volerci dire “ecco, questo è l’eterno, ciclico fluire della storia umana, di una e di tutte le storie, permeate dalla gioia e dal dolore, danzate come un balletto desultorio, in processione dalla vita alla morte e poi di nuovo alla vita”; come a ribadire che vita e morte sono mere affezioni di una medesima sostanza.
Disegno scenico di abbagliante colore visivo, elegantemente giocato sul piano di una dialettica chiaroscurale, Le sorelle Macaluso ha di contro un pletora di immagini che si susseguono e che concorrono a comporre un quadro composito e sottile – in qualche momento anche troppo sottile – che lascia per strada qualche sintagma che sfugge alla decodifica immediata, offrendo però nel complesso una sensazione di forte suggestione, un punto di vista poetico che riempie gli occhi impressionandoli per l’essenzialità e la compiutezza visiva di ciò che avviene in scena. Un punto di vista poetico che si misura con un tema atavico e connaturato all’umano, scrutato guardando ad un contesto familiare che solo per mero accidente si lascia riconoscere come siciliano.
Un modo per guardare alla morte strizzando l’occhio alla vita.

 

 

 

Le sorelle Macaluso
testo e regia Emma Dante
con Serena Barone, Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Italia Carroccio, Davide Celona, Marcella Colaianni, Alessandra Fazzino, Daniela Macaluso, Leonarda Saffi, Stephanie Taillandier
luci Cristian Zucaro
armature
Gaetano Lo Monaco Celano
assistente alla regia
Daniela Gusmano
foto e grafica
Carmine Maringola
produzione Teatro Stabile di Napoli, Théâtre National (Bruxelles), Festival d'Avignon, Folkteatern (Göteborg)
in collaborazione con Atto Unico/Compagnia Sud Costa Occidentale
paese Italia
lingua italiano
durata 1h 5’
Napoli, Teatro Mercadante, 24 gennaio 2014
in scena dal 22 al 26 gennaio 2014

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