“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Domenica, 26 Gennaio 2014 00:00

La bella Sicilia di Tindaro

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È il momento di sensibilizzare l'ascolto e di essere pronti ad accogliere la preziosa testimonianza di Tindaro Granata, in scena al Teatro delle Briciole di Parma. Il monologo autobiografico è dotato di freschezza e umanità. L'attore non tradisce se stesso e con limpida verità parla de li cunti della sua famiglia siciliana.

La scena è quasi vuota: una sedia, un lenzuolo bianco, un filo sospeso e una lampadina; il resto é tutto corpo e voce. L'attore si serve solo delle sue strabilianti capacità metamorfiche, del suo senso dell'umorismo e della sua memoria, alla quale resta fedele fino alla fine.
Da solo racconta di figure familiari, incarnandole concretamente nelle posture e nel timbro della voce. Il pubblico partecipa attivamente e si fa guidare per un'ora e mezza nella dimensione contagiosa dei ricordi: vivi, epidermici, palpitanti.
Andropolaroid è il titolo di questo viaggio umano e fotografico che regala momenti di fervida immaginazione, dove le tante figure chiamate in causa si materializzano anche senza essere realmente presenti. Non si tratta di un'illusione ottica, ma della capacità dell'interprete di intrattenere dei dialoghi immaginari con dei ritmi scenici serrati e incisivi. A mutare sono anche i luoghi: dagli intimi ambienti casalinghi, allo studio di un medico, a una sala da ballo, a un cimitero. Tutto questo lo si vede per davvero, perchè agli occhi di chi osserva basta poco per inventare l'invisibile.
"Chi nasce pescatore, deve morire pescatore". Questo è il destino del nonno paterno Tindaro Granata, marito di Maria Casella e padre di Teodoro. Questo motto significa la persecuzione per chi vuole diventare altro da sé. Il protagonista percepisce il fardello ereditato attraverso le generazioni: lui vuole fare l'attore e vuole cominciare da zero andando a Roma, lasciandosi alle spalle la cupa responsabilità della sua stirpe. Forse solo "chi nasce onesto, può morire disonesto"... questo i mafiosi lo sanno bene, ma a Tindaro interessa poco; lui desidera riscattare se stesso per dimostrare, come fa in scena, che può essere chi vuole nel momento in cui lo decide.
È un monologo emozionante che fa vibrare profondamente le corde dell'umana percezione.
La Sicilia raccontata da Tindaro è colorata e profuma di limoni, è terra di onore e di padri di famiglia, è la terra delle vacche sacre e delle antiche figure mitologiche, dove "'u progressu purtau 'a fami". Matrimoni combinati, decisioni indiscutibili, leggi imperanti sotto lo stemma del rispetto: la struttura sociale della Trinacria è forte e si piega molto di rado. Non mancano però le memorie di una buttana che, sensibile verso il vero amore, proteggerà Maria Casella perchè sposi il pescatore. Personaggio indimenticabile è la zia Peppina con la gamba offesa, che impartisce lezioni di valzer a ritmo di fisarmonica: se il pubblico avesse potuto, avrebbe fatto comapagnia a quella simpatica zia anzianotta.
Le scelte musicali sono adattissime colonne sonore per sostenere il mosaico della memoria, i cui tasselli si compongono e si perdono secondo il volere ed il bisogno di Tindaro-attore. L'impronta verista delle descrizioni accurate e la plurima identità dei soggetti pirandelliani rendono l'opera un grande corpo unitario e autosufficiente. Non ci si stanca mai di ridere e di divertirsi, anche se a volte si parla di morte e di tragdie che, per scelta e poi per destino, colpiscono inesorabilmente la rete delle relazioni della famiglia Granata. In scena si vede l'ironia della sorte che il giovane Tindaro trasfroma in creatività, allegerendola e liberandola dalla grave pesantezza. Sa su cosa può fare affidamento oltre che sulla memoria: "Io ho la mia giovinezza e nessuno può togliermela, solo il tempo".

 

 

 

 

 

 



Andropolaroid
di e con Tindaro Granata
scene e costumi Margherita Baldoni, Guido Buganza
suoni e luci Matteo Crespi
produzione Proxima Res
foto di scena Tindaro Granata
durata 1h 30'
Parma, Teatro delle Briciole, 24 gennaio 2014
in scena 24 gennaio 2014 (data unica)

 

 

 

 

 

 

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