“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Musica

Musica La camera dei suoni

«Di lato, nascosta, una camera dalla quale provenivano suoni squillanti come di trombe, fagotti, zampogne e sonagli, tamburi, xilofoni misti ad armoniche, cetre, viole, violini e violoncelli. Un fracasso per qualcuno; per qualcuno una melodia celestiale».

Sabato, 06 Settembre 2014 00:00

Deviazioni digitali

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L’edizione 2014 di Flussi – Media Arts Festival ha proposto come gli anni scorsi performance e live set dei dj/musicisti/manipolatori di suoni più interessanti della scena internazionale, oltre a videoinstallazioni, conversazioni con gli artisti e ragionamenti intorno al tema del selfware, termine che sta ad indicare la presenza delle individualità all’interno dell’universo della rete dei social, la costruzione di una identità tramite le pagine (o spazi in generale) individuali messi a disposizione dai network, i nuovi luoghi in cui avviene la definizione del sé.

Giovedì, 07 Agosto 2014 00:00

Storia di un concerto

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Otto del mattino. La sveglia suona, mi alzo, mi vesto e dopo meno di un'ora sono in auto: destinazione Agropoli. È sabato, il secondo giorno del Mess.App Coast Festival. Dopo aver affrontato l'epopea della Salerno-Reggio Calabria, l'autostrada incompiuta da tanto di quel tempo da fare parte della mitologia greca antica, le acque del lungomare San Marco di Agropoli mi offrono rifugio dalla calura fino al pomeriggio. Alle 18.00 sono lì, davanti ai cancelli dello Stadio Raffaele Guariglia, e in coda si aspetta con calma. Molta calma. Forse un po' troppa: non siamo tanti, e il sole che pian piano scende sopra di noi fa sudare non poco (anche se non sembra, è pur sempre estate), ma c'è da attendere un po'.

Nonostante l’ormai conosciuta ed estimata uallera che coincide talvolta con il mal di schiena talvolta con il male di soprav(vivere), qualche sabato fa, ESETTEMENTE un'estate fa cioè il 12 luglio, ho trasportato le mie quattro ossa nella freschezza campagnese per assistere al concerto interamente in versione acustica dei Nictagena, ospiti della preview del Sol-palco Estate, rassegna musicale del Bar Pino ubicato nella meravigliosa e accogliente piazza Capaccio di Campagna.

Giovedì, 31 Luglio 2014 00:00

Quando passa la Banda

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Secondo anno per la rassegna estiva avellinese La Bella Estate (dal 4 luglio al 24 agosto), come l’anno scorso punto di convergenza di varie espressioni culturali comprendenti musica, teatro, cinema, letteratura, laboratori per bambini. E  sempre con lo spirito di raccogliere contributi da parte delle molte realtà cittadine impegnate a vivacizzare la lunga estate di chi resta in città, con eventi e proposte interessanti. Cambio di location per il 2014: non più l’ex Carcere Borbonico, ma i locali e il terrazzo della parte superiore del Teatro Carlo Gesualdo (che ha concesso gli spazi).

Mercoledì, 30 Luglio 2014 00:00

Relativamente jazz

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Gremisce pochi attimi prima dell’inizio del concerto la Cavea dell’Auditorium. Herbie Hancock e Wayne Shorter suscitano attesa spasmodica, mentre il tramonto corrusco volge verso il buio di una sera romana non mitigata dal ponentino. Ma all’apparire delle due icone del jazz la temperatura esterna diventa un dettaglio da cui ci si distrae facilmente. L’ampio palco li accoglie al centro, piano e sassofono attendono di vibrare e, davanti ai loro, attende di vibrare un pubblico devoto di appassionati.

Martedì, 29 Luglio 2014 00:00

La danza degli Insubri

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Sundance, ossia danza del sole, uno dei rituali religiosi più impressionanti praticati da alcune culture di nativi del Nordamerica (come i Lakota), che prevede la pratica dell’autotrafittura fino alla lacerazione della carne. La simbologia evidente è il ricongiungimento dell’uomo alla dimensione spirituale rappresentata dall’albero attorno a cui si danza, e a cui si è legati da corde di cuoio che ad un’estremità sono provviste di rametti che trafiggono i pettorali dei danzatori. Dolore e annullamento di sé per ristabilire un equilibrio che preluda ad una rinascita.

Domenica, 27 Luglio 2014 00:00

Gli Editors. Da Birmingham a Roma

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Altro che “una mela al giorno leva il medico di torno”. Il vero toccasana per la salute mentale e fisica è la musica, la musica live. Di base, proprio se uno vuole fare il minimo indispensabile per sentirsi davvero bene, dovrebbe partecipare ad un concerto al mese, ma proprio volendo volare bassi.

Domenica, 29 Giugno 2014 00:00

Una pulce incontra una "Mano" e...

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Mano.
La Mano che ti può accudire ma che può rimproverare. Quella che ti saluta o "te ce manna" con tanto di ricchi premi e cotillon.
O semplicemente la Mano che si stringe quando arriva il momento di presentarsi a qualcuno. E in tutte le sue più diverse sfumature e significati, l’esordiente musicista e cantate Marco Giorio, in arte 'Mano', non se n’è fa mancare una.

Il Death Metal importa a pochi. Non è un genere importante, non lo è mai stato e non ha mai avuto la pretesa di esserlo. Il Death Metal ha detto tanto, si è venduto alla tecnica e alla complessità per cercare di esser maturo e di competere con altri generi, ma è rimasto schiacciato nella lotta. Il Death Metal è musica adolescente ed adolescenziale. Il Death Metal odora di marcio, è un cibo di scarto, una frattaglia, un’eruzione cutanea piena di pus. Il Death Metal lo trovi nei congelatori a forma di vinile di coloro che oggi hanno superato i trent’anni. Il Death Metal, quello che va dalla fine degli anni '80 sino a primi anni '90. Quello con le copertine raffiguranti zombies dilaniati, cimiteri, obitori, collage di resti umani e figure decadenti. Quello con la doppia cassa in overdose da caffeina, con le chitarre dai suoni bassi ed involuti e le voci intestinali.

Questo non è un disco per smidollati. Questo non è un disco per hipsters. Questo è assolutamente un album “di genere”. Questo è un lavoro maledettamente chiuso nei suoi paradigmi e nel suo oltranzismo. Questo è uno di quegli album che si muove sulla pericolosa linea del plagio stilistico. Immaginate quattro ragazzoni di New York, poco eleganti, che passano il tempo a cercare di comporre del materiale sonoro valido nello sconfinato universo di referenze che è diventato il genere Metal. Naturalmente l’impresa è assai ardua.

Qualche giorno fa ho ripescato dal fondo di un cassetto un’audiocassetta. È incredibile come quello che ci sembra un eterno presente di colpo si palesi a noi sotto forma di manufatto archeologico, regalandoci la lampante consapevolezza che di passato remoto ormai si tratta.
La moda delle compilations in realtà non si è del tutto estinta: basti vedere come funziona Spotify, che raggruppa i brani per genere o autore, ad esempio, senza la menomazione della brevità del nastro, in un continuum potenzialmente infinito; o le playlist che possiamo comporre su youtube.

Martedì, 13 Maggio 2014 00:00

Onomatopeico cuore pulsante

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Un po’ di tempo fa, in una sera come tante, mi trovai, per caso o quasi, in un locale del centro storico di Napoli. Una birra tra amici. Alle chiacchiere di chi dopo anni  si incontra di nuovo facevano da sottofondo una chitarra e una voce. Quella voce, e quella chitarra, poi scoprii, erano la voce e la chitarra di Claudio Domestico, in arte Gnut. Per caso, o quasi, negli anni seguenti ho continuato, per quanto possibile, a seguire Domestico nei suoi concerti in giro per Napoli e nel suo vagabondaggio web. Da solo o in formazione completa, non ha mai deluso le aspettative create da quel primo, fortunato incontro in quel baretto di Piazza Bellini.

Domenica, 20 Aprile 2014 00:00

The Zen Circus live: Viva

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Oggi è venerdì 18 aprile fa freddo e sono tutti incappottati e un po’ rigidi alla Casetta della Musica prima di iniziare con gli Zen Circus. La Casetta della Musica è un luogo un po’ così: un tendone buio, disadorno, non particolarmente capiente ma nemmeno il contrario, funzionale. Appena entri il palco te lo ritrovi sulla sinistra e il bar in fondo a destra. Gli Zen Circus invece sono un’esplosione di energia, humour, colore, che quando li vedi ti spieghi subito del perché ti piace tanto la musica, e la risposta è che dalla musica cerchi energia ed empatia. Io li ho già visti pochi anni fa nella sala piccola del Duel:Beat, in un concerto di quelli che ti ricordi in cui proponevano il loro primo album tutto in italiano (i precedenti sono cantati in gran parte in inglese) dal titolo eloquente: Andate tutti affanculo (Unhip/La tempesta, 2009). Oggi li rivedo e l’impressione è sempre uguale: sono proprio bravi gli Zen Circus.

Venerdì, 18 Aprile 2014 00:00

Il giudizio del Dente

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La platea come un salotto, con le sue poltroncine di velluto rosso. Il palco come l’interno di un appartamento, con drappi rossi  alle pareti, lampadine penzolanti, piantane, tappeti e porta d’ingresso. Da lì entra in scena Dente, appende giacca e cappello all’attaccapanni, imbraccia la chitarra e comincia a suonare.

Quando varco la soglia dell’amplia sala 3 del Duel:Beat certo non m’aspetto quanto vedo. Il locale è pieno, ma proprio pieno, e io resto con lo sconforto di dover rimanere dietro, nei pressi del bar, a vedere Brunori Sas e cioè Dario Brunori e la sua band piccoli piccoli come quando si va allo stadio San Paolo e dalle curve i giocatori si vedono piccoli piccoli come quando una volta si giocava a Sensible Soccer all’Amiga, ma questa è una cosa che possono capire solo quelli che erano ragazzi negli anni Novanta, Brunori incluso e quelli che sono stati al San Paolo e quelli che ieri sono stati dietro.

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