“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Musica

Musica La camera dei suoni

«Di lato, nascosta, una camera dalla quale provenivano suoni squillanti come di trombe, fagotti, zampogne e sonagli, tamburi, xilofoni misti ad armoniche, cetre, viole, violini e violoncelli. Un fracasso per qualcuno; per qualcuno una melodia celestiale».

Mercoledì, 30 Luglio 2014 00:00

Relativamente jazz

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Gremisce pochi attimi prima dell’inizio del concerto la Cavea dell’Auditorium. Herbie Hancock e Wayne Shorter suscitano attesa spasmodica, mentre il tramonto corrusco volge verso il buio di una sera romana non mitigata dal ponentino. Ma all’apparire delle due icone del jazz la temperatura esterna diventa un dettaglio da cui ci si distrae facilmente. L’ampio palco li accoglie al centro, piano e sassofono attendono di vibrare e, davanti ai loro, attende di vibrare un pubblico devoto di appassionati.

Martedì, 29 Luglio 2014 00:00

La danza degli Insubri

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Sundance, ossia danza del sole, uno dei rituali religiosi più impressionanti praticati da alcune culture di nativi del Nordamerica (come i Lakota), che prevede la pratica dell’autotrafittura fino alla lacerazione della carne. La simbologia evidente è il ricongiungimento dell’uomo alla dimensione spirituale rappresentata dall’albero attorno a cui si danza, e a cui si è legati da corde di cuoio che ad un’estremità sono provviste di rametti che trafiggono i pettorali dei danzatori. Dolore e annullamento di sé per ristabilire un equilibrio che preluda ad una rinascita.

Domenica, 27 Luglio 2014 00:00

Gli Editors. Da Birmingham a Roma

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Altro che “una mela al giorno leva il medico di torno”. Il vero toccasana per la salute mentale e fisica è la musica, la musica live. Di base, proprio se uno vuole fare il minimo indispensabile per sentirsi davvero bene, dovrebbe partecipare ad un concerto al mese, ma proprio volendo volare bassi.

Domenica, 29 Giugno 2014 00:00

Una pulce incontra una "Mano" e...

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Mano.
La Mano che ti può accudire ma che può rimproverare. Quella che ti saluta o "te ce manna" con tanto di ricchi premi e cotillon.
O semplicemente la Mano che si stringe quando arriva il momento di presentarsi a qualcuno. E in tutte le sue più diverse sfumature e significati, l’esordiente musicista e cantate Marco Giorio, in arte 'Mano', non se n’è fa mancare una.

Il Death Metal importa a pochi. Non è un genere importante, non lo è mai stato e non ha mai avuto la pretesa di esserlo. Il Death Metal ha detto tanto, si è venduto alla tecnica e alla complessità per cercare di esser maturo e di competere con altri generi, ma è rimasto schiacciato nella lotta. Il Death Metal è musica adolescente ed adolescenziale. Il Death Metal odora di marcio, è un cibo di scarto, una frattaglia, un’eruzione cutanea piena di pus. Il Death Metal lo trovi nei congelatori a forma di vinile di coloro che oggi hanno superato i trent’anni. Il Death Metal, quello che va dalla fine degli anni '80 sino a primi anni '90. Quello con le copertine raffiguranti zombies dilaniati, cimiteri, obitori, collage di resti umani e figure decadenti. Quello con la doppia cassa in overdose da caffeina, con le chitarre dai suoni bassi ed involuti e le voci intestinali.

Questo non è un disco per smidollati. Questo non è un disco per hipsters. Questo è assolutamente un album “di genere”. Questo è un lavoro maledettamente chiuso nei suoi paradigmi e nel suo oltranzismo. Questo è uno di quegli album che si muove sulla pericolosa linea del plagio stilistico. Immaginate quattro ragazzoni di New York, poco eleganti, che passano il tempo a cercare di comporre del materiale sonoro valido nello sconfinato universo di referenze che è diventato il genere Metal. Naturalmente l’impresa è assai ardua.

Qualche giorno fa ho ripescato dal fondo di un cassetto un’audiocassetta. È incredibile come quello che ci sembra un eterno presente di colpo si palesi a noi sotto forma di manufatto archeologico, regalandoci la lampante consapevolezza che di passato remoto ormai si tratta.
La moda delle compilations in realtà non si è del tutto estinta: basti vedere come funziona Spotify, che raggruppa i brani per genere o autore, ad esempio, senza la menomazione della brevità del nastro, in un continuum potenzialmente infinito; o le playlist che possiamo comporre su youtube.

Martedì, 13 Maggio 2014 00:00

Onomatopeico cuore pulsante

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Un po’ di tempo fa, in una sera come tante, mi trovai, per caso o quasi, in un locale del centro storico di Napoli. Una birra tra amici. Alle chiacchiere di chi dopo anni  si incontra di nuovo facevano da sottofondo una chitarra e una voce. Quella voce, e quella chitarra, poi scoprii, erano la voce e la chitarra di Claudio Domestico, in arte Gnut. Per caso, o quasi, negli anni seguenti ho continuato, per quanto possibile, a seguire Domestico nei suoi concerti in giro per Napoli e nel suo vagabondaggio web. Da solo o in formazione completa, non ha mai deluso le aspettative create da quel primo, fortunato incontro in quel baretto di Piazza Bellini.

Domenica, 20 Aprile 2014 00:00

The Zen Circus live: Viva

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Oggi è venerdì 18 aprile fa freddo e sono tutti incappottati e un po’ rigidi alla Casetta della Musica prima di iniziare con gli Zen Circus. La Casetta della Musica è un luogo un po’ così: un tendone buio, disadorno, non particolarmente capiente ma nemmeno il contrario, funzionale. Appena entri il palco te lo ritrovi sulla sinistra e il bar in fondo a destra. Gli Zen Circus invece sono un’esplosione di energia, humour, colore, che quando li vedi ti spieghi subito del perché ti piace tanto la musica, e la risposta è che dalla musica cerchi energia ed empatia. Io li ho già visti pochi anni fa nella sala piccola del Duel:Beat, in un concerto di quelli che ti ricordi in cui proponevano il loro primo album tutto in italiano (i precedenti sono cantati in gran parte in inglese) dal titolo eloquente: Andate tutti affanculo (Unhip/La tempesta, 2009). Oggi li rivedo e l’impressione è sempre uguale: sono proprio bravi gli Zen Circus.

Venerdì, 18 Aprile 2014 00:00

Il giudizio del Dente

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La platea come un salotto, con le sue poltroncine di velluto rosso. Il palco come l’interno di un appartamento, con drappi rossi  alle pareti, lampadine penzolanti, piantane, tappeti e porta d’ingresso. Da lì entra in scena Dente, appende giacca e cappello all’attaccapanni, imbraccia la chitarra e comincia a suonare.

Quando varco la soglia dell’amplia sala 3 del Duel:Beat certo non m’aspetto quanto vedo. Il locale è pieno, ma proprio pieno, e io resto con lo sconforto di dover rimanere dietro, nei pressi del bar, a vedere Brunori Sas e cioè Dario Brunori e la sua band piccoli piccoli come quando si va allo stadio San Paolo e dalle curve i giocatori si vedono piccoli piccoli come quando una volta si giocava a Sensible Soccer all’Amiga, ma questa è una cosa che possono capire solo quelli che erano ragazzi negli anni Novanta, Brunori incluso e quelli che sono stati al San Paolo e quelli che ieri sono stati dietro.

Sabato, 12 Aprile 2014 05:45

Dalla Germania. Commemorazione artistica

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In Germania, la tradizione della musica orchestrale e della danza è forte e l’educazione a questa attitudine viene improntata nei ragazzi già nella scuola, in modo tale che poi ognuno possa coltivarla a livello professionale. Il 9 ed il 10 aprile, infatti, in onore della commemorazione dei cento anni dalla guerra, il liceo ginnasio Albert Einstein di Berlino (scuola superiore in cui si studiano le materie anche in lingua italiana) ha organizzato un concerto con l’orchestra composta dagli alunni della scuola e da musicisti e cantanti di Zurigo in un polo di aggregazione ed espressione sociale della zona sud della città (vicino Neuköll, a Lipschitzallee), che possiede un grande e luminoso teatro.

Giovedì, 10 Aprile 2014 00:00

45 giri al minuto: il battito del DiscoDays

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Era il 1979 quando una giovanissima Heather Parisi riusciva a far arrivare la sua gamba sino alle stelle sulle note di un pezzo che faceva più o meno così: “Disco disco manda via tutta la malinconia, è la favola, la superfavola”. Ecco, prima di tutto: non provate ad imitarla a casa da soli a meno che non abbiate un fisioterapista in famiglia o montagne di Voltaren gel nella cassetta dei medicinali. Ma il mio non vuole essere un monito per bloccare l’étoile che è in voi quanto piuttosto il punto di partenza per un viaggio, contrariamente a quanto dice la canzone, nostalgico – giusto un pizzico – tra rumori, odori, riverberi di un passato fatto di musica e sensazioni legati ad un disco e una puntina. È un viaggio in 45 giri al minuto.

Martedì, 08 Aprile 2014 00:00

Lezione di violino

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Uto Ughi. Un mito che resiste fin dalla giovinezza: sinonimo di musicista serio famoso talentuoso. Assistere ad una sua lezione-concerto credo sia – per molti aspetti – esperienza che ognuno dovrebbe fare almeno una volta nella vita, come il morbillo. E non scherzo.

Sabato, 05 Aprile 2014 00:00

La barba di Tomás Milián

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Quando a inizio anni Zero toccò anche a me ascoltare The Director’s Cut (Ipecat, 2001) dei Fantômas io in parte già sapevo a cosa andavo incontro perché a fine anni Novanta mi era già toccato ascoltare Amenaza al Mundo/Fantômas (Ipecac, 1998). La prima volta coi Fantômas fu un misto di sgomento e fastidio, etichettai l’album – nell’intimità, sia chiaro, che in giro si parlava di capolavoro –come “inascoltabile” e passai oltre; la musica indie, ai tempi, ci concedeva svariati momenti siffatti, di subitaneo stupore, e c’era tanto e tanto che starci dietro imponeva di essere ingiustamente selettivi.

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