"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Gioacchino Toni

Il cinema come esperienza audiotattile

Alle teorie filmiche che hanno storicamente privilegiato un approccio di tipo oculocentrico, Antonio Iannotta, docente presso la University of San Diego e alla San Diego State University, considerando, invece, il cinema come esperienza audiotattile, risponde con il suo ultimo saggio: Il cinema audiotattile. Suono e immagine nell’esperienza filmica (Mimesis, 2017). “I suoni sono macchie: anche se non li percepiamo immediatamente, ci toccano, ci sporcano, attecchiscono su di noi e lasciano una traccia che continua ad agire nel nostro inconscio di spettatori audiovisivi [...]. È a partire dalla relazione tra la macchina cinematografica e lo spettatore, sempre più centrata sui sensi, che il cinema sviluppa una formidabile qualità audiotattile”.

Fenomenologia del divismo dal cinema ai social media

Il culto della personalità è vecchio come il mondo ma questo non coincide con il divismo: i divi fanno parte delle società capitalistiche e democratiche e, non potendo imporre il culto, sono costretti a stabilire una sintonia con la cultura sociale del tempo di cui fanno parte. Vanni Codeluppi nel suo libro Il divismo. Cinema, televisione, web (Carocci, 2017) ricostruisce l'evoluzione storica del divismo a partire dall'era del cinema, per poi passare a quella della televisione fino a giungere all'età del web contraddistinta dall'arrivo di molti outsiders capaci di conquistare visibilità attraverso la rete.

Bernini multimediale e montaggio ejzenštejniano

Scultore, architetto, pittore, scenografo e drammaturgo, Gian Lorenzo Bernini ha orientato la ricerca espressiva verso l'unificazione delle diverse arti in nome di un unico grande programma retorico. L’opera berniniana palesa l'ambizione a espandere gli aspetti naturali in portati immaginari ed è soprattutto nell’intervento architettonico che, avvalendosi di una prospettiva sviluppata in chiave illusionistica, intersecandosi con le altre arti, riesce a collegare lo spazio fisico a quello fantastico, prolungando la fruizione nella compartecipazione, il vero nel verosimile, il reale nel vagheggiato, giocando sull’espansione e la dilatazione formale, su di una dialettica di pieni e di vuoti condotta sotto il segno dell’apertura atmosferica e luminosa.

Joyce Carol Oates: l'altra faccia del sogno americano

Nel corso del 2017 l'editore Il Saggiatore ha meritoriamente tradotto e pubblicato in italiano la tetralogia − Wonderland Quartet − della scrittrice americana Joyce Carol Oates, composta da Il giardino delle delizie (A Garden of Earthly Delights, 1967), I ricchi (Expensive People, 1968), Loro (Them, 1969) e Il paese delle meraviglie (Wonderland, 1971). Da tali romanzi traspare una dura critica all’America, alla sua cultura, ai suoi valori e ai suoi sogni, espressa attraverso storie in cui le speranze e le ambizioni di alcuni individui si infrangono miseramente scontrandosi con la falsità, l'individualismo, il cinismo e la violenza di una società davvero impietosa. È una parabola sociale e morale degli Stati Uniti quella raccontata da più di duemila pagine di questa Epopea americana, scritte a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, in cui l'autrice cambia più volte registro narrativo così come ambientazione e contesto sociale.

Si fa presto a dire fantasy...

Quando si parla di fantasy ci si riferisce ad un genere decisamente più eterogeneo e complesso di quanto si tende a pensare se non lo si frequenta con una certa assiduità e contemplando le sue molteplici, per non dire sterminate, sfaccettature. Ma quando si fa riferimento al fantasy, senza giraci troppo attorno, di cosa si sta parlando? “La fantascienza presuppone che sia presente una base scientifica o pseudo tale, o che ci sia un’estrapolazione da dati reali proiettata nel futuro. L’horror esige l’intervento del soprannaturale o comunque di un elemento estremamente perturbante quale ad esempio la personalità disturbata di un serial killer. Nella favola tutto è ammesso senza alcun bisogno di giustificazione [...].

La parola e l'immagine: "Letteratura e fotografia"

Non è difficile pensare agli influssi reciproci tra pittura e fotografia a partire dall'apparizione di quest'ultima. Parallelamente allo svilupparsi della pratica fotografica, la pittura inizia ad abbandonare gli intenti di mimesi che l'avevano contraddistinta, almeno in Occidente, sin dagli albori dell'era moderna, apertasi con la stagione rinascimentale, mentre la fotografia degli esordi fatica, per qualche tempo, a liberarsi dalla logica pittorica sia in termini compositivi che per il ritocco posticcio col pennello finalizzato al fine di nobilitare l'immagine di derivazione eccessivamente meccanica.

La rivolta dello stile: Dick Hebdige e la "Sottocultura"

Sul finire degli anni Settanta, quando ormai inizia a far capolino un nuovo decennio destinato a cambiare le cose più di quel che a lungo molti hanno pensato, praticamente mentre Margaret Thatcher trasloca a Downing Street, nelle librerie inglesi esce Subculture: The Meaning of Style (1979) di Dick Hebdige, un saggio destinato a far parlare di sé a lungo. Il libro, dopo essere stato pubblicato la prima volta in italiano nel 1983 da Costa&Nolan, è da poco tornato sugli scaffali delle librerie grazie all'editore Meltemi − Dick Hebdige, Sottocultura. Il significato dello stile (2017) − con una preziosa introduzione di Massimiliano Guareschi.

Sul guardare e sulla fotografia

All’interno della raccolta di scritti Sul guardare (Il Saggiatore, 2017) di John Berger, in un pezzo intitolato Usi della fotografia, scritto nel 1978, l’autore riprende e sviluppa alcune riflessioni espresse da Susan Sontag nel suo Sulla fotografia. Realtà e immagini nella nostra società (Einaudi, 1978), testo imprescindibile, quest'ultimo, per chiunque voglia approfondire il rapporto tra fotografia e società.
Sebbene gli scritti dei due siano stati stesi sul finire degli anni Settanta, alcune riflessioni in essi contenute risultano ancora utili per ragionare sulla società ipertrofica contemporanea nonostante nel frattempo siano subentrati importanti cambiamenti sia sociali che nella pratica fotografica e non tanto per il passaggio dall'analogico al digitale, quanto piuttosto per la condivisibilità delle immagini resa possibile dalle apparecchiature e dal web.

Scrittori e società. L'America vissuta e narrata

Il volume Il paese degli spazi e della polvere. Un viaggio negli U.S.A. con 13 scrittori 1920-2000 (Mimesis edizioni, 2017) di Ruggero D’Alessandro e Luca Saltini prende in esame “scrittori che parlano di società e al contempo vivono in società – e non necessariamente la prima coincidente con la seconda” alla ricerca degli effetti prodotti da tale legame. Nell'occuparsi del rapporto scrittori-società gli autori non intendono andare alla ricerca di rimandi sociali nella scrittura o di coordinate politiche programmatiche degli scrittori.

Viaggiando, e scrivendo, lungo l'Adriatico

Lo studioso Dario Di Donfrancesco − nel suo La vela, la ruota, il vapore. Percorsi letterari dell’Adriatico e mezzi di trasporto (Mimesis, 2017) − passa in rassegna la letteratura italiana degli ultimi due secoli che ha in qualche modo a che fare con “quell’affascinante conglomerato storico, sociale e letterario che è il Mar Adriatico” alla ricerca di come in (e su) di essa agiscono i mezzi di trasporto considerati “come vere e proprie 'scatole socioculturali' o come mobili sorgenti visive”.

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