“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Sara Lotta

“Scannasurice”: Napoli, i topi e la malinconia

Una lunga tournée nazionale, svariati riconoscimenti tra cui il cui il Premio a Imma Villa “Le Maschere del Teatro Italiano 2017” per la migliore interprete di monologo e il Premio della Critica 2015, come migliore spettacolo, immensi e commossi applausi al termine di ogni replica. Si potesse sintetizzare così Scannasurice che torna in scena al Teatro Nuovo di Napoli con la regia di Carlo Cerciello dopo oltre trent’anni dal debutto di Enzo Moscato nel 1982, sarebbe bello perché toglierebbe l’arduo compito di aggiungere parole e commenti ad uno spettacolo di difficile descrizione.

La follia e il tentativo di restare umani

Perché Rodion Romanovič Raskol’nikov ha ucciso la vecchia usuraia, sua proprietaria di casa? Perché era povero e indebitato con lei e vedeva in quest'omicidio la sua unica via di fuga? Era questa la vera soluzione a tutto o avrebbe potuto agire diversamente, magari fuggire, abbandonare l’appartamento, far perdere ogni traccia di sé, in ogni caso evitare di sporcarsi le mani?

“Battlefield”, una vittoria che sa di sconfitta

“Questa guerra − chiede il giovane − avverrà su un campo di battaglia o nel mio cuore? Krishna gli risponde: non vedo alcuna differenza”.
Partiamo da queste battute della pièce per avere la cifra di ciò di cui tratteremo nei prossimi righi.
Prima però torniamo indietro.
Festival di Avignone 1985: Peter Brook inscena il Mahābhārata, uno spettacolo della durata di nove ore che segna così un momento di svolta nella storia mondiale del teatro.
Napoli 2018: al teatro Bellini fino al 25 febbraio torna in scena il regista londinese alla veneranda età di novantadue anni per proporre una nuova versione di quello spettacolo che si presenta in una veste decisamente abbreviata – la durata complessiva è di appena settanta minuti − e in una chiava di lettura estremamente universale e trasversale, nonché con un titolo differente: Battlefield, ovvero campo di battaglia.

Testardamente Joe Barbieri

Per origami si intende l'arte di piegare la carta; esistono tradizioni della piegatura della carta anche in Cina, tra gli Arabi ed in occidente, ma è il Giappone la sua patria d’origine.
Alla base dell'origami ci sono i principi della religione shintoista che vede nelle forme dei fogli di carta, nella loro complessità e fragilità e nella loro possibilità di riproduzione, i principi del ciclo vitale.

Familie Flöz, un fatto di autenticità

Essere unici, autentici, inventarsi una strada, essere consapevoli che quella non è l’unica al mondo, né la migliore, ma semplicemente la propria, esclusiva e inimitabile, identica a se stessa e irripetibile. Come inventarsi una maniera, un certo modo di essere in scena e nel mondo, portarlo avanti, confermarlo ad ogni svolta.
È questa la grande sfida dell’arte contemporanea?

Vasame, pe' chesta vota vasame

La tromba delle scale ellittiche di Palazzo Mannajuolo, i gradini e i passamano barocchi, il frastuono silente e i colpi di pistola a sigillo di un amore morboso: la scena iniziale di Napoli velata, sapientemente ripresa da Ferzan Özpetek, è un vortice turbinoso che stordisce lo spettatore e lo introduce sotto il velo di Eros e Thanatos che da secoli attanaglia Partenope.
Vivere a Napoli, parlare di Napoli, sapere che Napoli è la cosa più vicina alla morte e alla vita nello stesso tempo; c’era davvero bisogno di un film così per ricordarci della bellezza sacra e profana di questa città?
Forse sì, forse no. Dipende da quanto si ami Napoli, e da quanto la si odi.

“La ruota delle meraviglie“, sull'amore e altri demoni

La Coney Island degli anni ’50, attori di grande calibro come Kate Winslet in splendida forma nel ruolo di protagonista tormentata, una fotografia impeccabile, una trama che va dal romantico al drammatico passando per il thriller: questi gli elementi dell’ultima fatica cinematografica del registra Woody Allen.

“Black Mirror”, perché il peggio deve ancora venire

Cresce l’attesa per l’arrivo della quarta stagione della serie britannica Black Mirror che sarà un reboot delle precedenti stagioni e che promette come queste di sconvolgere il pubblico mondiale, rimanendo il più possibile fedele a se stessa. Nell’epoca in cui “se non guardi serie tv sei fuori dal mondo”, tocca – per chi non l’ha ancora fatto, o non ci aveva pensato, o non gliene è mai importato nulla – rivedere le precedenti tre stagioni per capire le ragioni dell’attesa e i motivi dello scalpore.

Gli ultimi saranno i primi (?)

Amare o non amare Pippo Delbono, questo è il problema.
Non un problema di grossa entità, per carità, ma la domanda che ci si pone ogni qual volta si assiste ad un suo spettacolo. Il quesito che, quindi, si ripropone anche in occasione di Vangelo, lo spettacolo portato in scena dal 31 ottobre al 5 novembre al Teatro Bellini di Napoli.

Dal tragico al comico: Shakespeare ri/vive

Era il 1599 quando William Shakespeare dava alla stampa il suo Giulio Cesare, una tragedia basata sulla cospirazione e conseguente assassinio di Giulio Cesare, il tiranno dei tiranni che governò Roma nel I sec a. C.
Cosa rimane oggi di uno dei più grandi statisti di tutta la storia è presto detto: basta andare al Teatro Bellini di Napoli ed assistere allo spettacolo Giulio Cesare. Uccidere il tiranno per intuire il carattere universale e sempreverde del dittatore romano. Siamo davanti alla storia e al suo inesorabile eterno ritorno di azioni, sempre uguali, eppure sempre diverse.

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