“Solo tu puoi mandare in scena quel ricordo. Proprio quello”

Nadia Terranova

Alessia Carnevale

La nostra complicata pazzia contemporanea

Sempre meglio essere chiari fin dall’inizio: non sarà qui che troverete lunghi discorsi sull’instabilità mentale, l’alienazione o patologie di vario tipo. Se siete interessati ad approfondire le psicopatie umane, per conoscerne le statistiche e le manifestazioni fisiche, è bene che guardiate altrove perché qui si parla di ben altro genere di pazzia e la daremo anche per scontato. Il nostro compito di oggi è semplicemente quello di incolpare qualcuno.

10 applicazioni che migliorerebbero la vita dell'uomo

Gli anni Novanta hanno dato i nativi allo Smartphone, dall’inglese Telefono Intelligente, ma fu così che l’uomo iniziò a diventare cretino.
Un passaggio inversamente proporzionale. Un’affermazione la mia, la nostra, quella di molti, che si giustifica da sé, senza la necessità di spendere troppe parole in merito, perché tutti ormai abbiamo uno Smartphone e sappiamo bene quanto tempo ed energie ci dedichiamo, principalmente in stronzate.
Diremo dunque semplicemente che lo Smartphone è diventato un prolungamento dell’essere umano, e allora ho pensato bene di creare e brevettare applicazioni con cui migliorare l’uomo nella struttura fisica e cerebrale, ottenendo così un’esistenza migliore.

Inutili disquisizioni – II

Il Bisogno e l’Utilità sono forse incompatibili col concetto di Libertà. Dicono.
L’uomo in quanto corpo, che si manifesta nel suo Essere Vivente, si muove attorno a personali forme della sua configurazione, percepite come più o meno opinabili. La sua natura non sarà mai buona o cattiva di per sé ma dipenderà solo ed esclusivamente da una condizione. Le relazioni umane costruite sul Bisogno fanno capo ad un tornaconto che chiameremo Utilità. È utile ciò che conviene, di cui sento il bisogno e che mi dà soddisfazione. La natura ci costringe forse ad essere in un modo ma si cerca, per ovviare, di creare un riparo entro il quale troviamo ciò che non può Non Essere e che chiameremo dunque Necessario.

Forse

Eccomi qui, di fronte a una tazza di caffè.       
Roba da non crederci. Non mi è mai piaciuto il caffè.
Ricordo ancora le espressioni incredule di chi per la prima volta veniva a conoscenza di questa mia repulsione, come se fosse un reato, un peccato mortale, una mancanza di cui vergognarsi. In quarant’anni mi avranno offerto milioni di caffè, alcuni addirittura con insistenza. La gente si smarrisce, si disorienta, cerca sempre risposte plausibili quando la metti di fronte a qualcosa che non riesce a contemplare, che minimamente si allontana da un ordine di idee collettivo: "Ma come non bevi caffè? Eppure sei un fumatore!". Come se la Philip Morris monitorasse il consumo di caffè per paura di non vendere più un pacchetto. Forse avrei dovuto fare l’avvocato.

Se una notte d’autunno al Palapartenope

Chi lo avrebbe mai detto che nella stessa vita avrei assistito a due concerti di Baglioni...                                
Sono una ragazza imprevedibile. Eppure quando andai al Palamaggiò di Caserta, nel lontano non ricordo quando, ne uscii abbastanza piena, devo dire, considerando che il buon Claudio cantò per ben tre ore di fila dandoci giusto il tempo di regalare al palazzetto una pipì furtivissima. Stavolta però è stato molto diverso e lo so bene che non ve ne frega un bel niente, ma non avrei conquistato negli anni il tanto adoperato appellativo di Antipatica se mi fossi sempre preoccupata del piacere altrui.

È l’ascoltatore che deve piangere, non Gianni Togni

Se sei un ventisettenne del 2014 e a volte senti una inspiegabile ma connaturata esigenza di ascoltare Gianni Togni, forse hai un problema. Soprattutto se non ti limiti a quell’unica canzone di successo intitolata Luna, che nessuno ricorda finché non dici “e guardo il mondo da un oblò”, ma ti addentri in pezzi che conoscete giusto tu e Gianni Togni. Forse la madre, va’. Ma l’importante è averne coscienza e proseguire tranquillamente l’ascolto, perché in fondo lo sai che si tratta solo di una piccola parentesi di un animo ben più grande che di musica, diciamoci la verità, ne capisce...

15 buoni motivi per scegliere una vacanza nei Campi Flegrei

Scegliere la meta giusta per le tue vacanze è fondamentale. Le ferie sono quasi terminate e non puoi rischiare di tornare a lavoro scontento. Finora hai visitato capitali europee ma non ti senti soddisfatto? Ti piace comprendere a fondo la mentalità del luogo in cui approdi e fare tuoi gli stili di vita locali? L’estate non è ancora finita! Affrettati a scegliere un fantastico soggiorno last minute nella meravigliosa comunità di Pozzuoli, zona di tempo libero. Non perdere l’occasione della tua vita.   
Sei affascinato dai misteri della giungla nera? Cerchi nella villeggiatura un significato che vada ben oltre il solito relax? Sei certo di riuscire a mantenere la calma in tutte le situazioni?     
I Campi Flegrei ti aiuteranno a testare la tua resistenza, offrendoti la possibilità di sentirti all’interno di una savana boscosa ma senza rinunciare a tutti i comfort di una piccola cittadina.     

La pallina della vittoria

La domenica mattina è soffice e bianca come le nuvole, su cui si affacciano mille lucine paradisiache.     
La fiaba della mia infanzia viene ricordata su quelle nuvole, dove ci sono le voci di una piazza nel giorno di festa, le campane della chiesa, il rumore delle stecche del biliardino accanto al jukebox.  
In inverno c’era odore di pizza, in estate la voglia di gelato.      
Poi si passò dalle duecento lire alle cinquecento e infine al gettone che dovevi cambiare alla cassa.     
La pallina della vittoria, chi segna vince.                            
La domenica era il giorno in cui rivedevo mio padre, ci bussava alla porta verso l’ora di pranzo.                            

Dada non sa scegliere

E un bel giorno, che forse era una notte, il mondo venne fuori sostituendo il nulla e Dada era già lì, di fronte al suo stupore. Era la prima volta che gli si chiedeva di essere qualcosa, in mezzo a tante cose, lui che era sempre stato niente, in mezzo a tutto il niente. Aspettava quel momento da ancor prima che nascesse il tempo ma in quell’istante realizzò di essere del tutto impreparato.

Le avventure di Geppino, il pendolare puteolano

Ogni giorno Geppino si sveglia e sa che dovrà aspettare la Cumana almeno quaranta minuti, quando gli va bene. Ogni giorno la Cumana si sveglia e sa che potrebbe passare anche solo una volta in un’ora. Non importa che tu sia Geppino o la Cumana, arriverai sempre e comunque tardi accompagnato da una jastemma.

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