“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Michele Di Donato

“Trasparenze” e la sua utopia in movimento

Arrivo, come spesso m’accade, buon ultimo a scrivere di Trasparenze, festival organizzato dal Teatro dei Venti di Modena e giunto alla sua settima edizione. Partiamo dalla fine, da quel che doveva essere e non è stato: prevedeva, quest’edizione del festival, di concludersi spostandosi sull’Appennino modenese, precisamente a Gombola, frazione di Polinago, dove avrebbero dovuto aver luogo gli ultimi spettacoli di domenica 5 maggio; così non è stato: meteo inclemente, un sussulto tardivo d’inverno con tanto di neve a interrompere la viabilità e così, l’ultimo giorno di festival che doveva sancire un “passaggio” metaforico, ha finito per cozzare contro l’imponderabile che si travestiva da irrealizzabile.

Il Centro Teatrale Umbro, tra rassegne e residenze

Il Centro Teatrale Umbro
C’è una pieve medievale a Goregge, frazione discosta da Gubbio, in cui il teatro ha uno dei suoi angoli di pace dedicata e raccolta. A Gubbio non ci arrivi per caso, non ti ci trovi a passare; a Gubbio ci vai perché hai deciso di andarci. C’è un teatro, nel pieno del centro storico, incastonato tra le viuzze di questo borgo che conserva il suo impianto medievale, fatto di mura, porte d’accesso e edilizia storica a vivida testimonianza di un tempo passato, che però ancor s’ostina a scorrere, lento ma non dimentico di quel che è stato; è una cittadina abbastanza tipica, Gubbio, fatta di quiete e di vita ordinaria, turistica il giusto e che vale la pena di essere visitata, se si sceglie di farlo.

Una storia nera, come il petrolio

“Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa? Il poeta nigeriano, un eroe dei nostri tempi. Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa? Perché troppo ha amato l'hanno ammazzato davanti a tutti. Bugiardi dentro, fuori assassini, vigliacchi in divisa”.
(A sangue freddo, Il Teatro degli Orrori)

 


C’è una storia che attraversa il tempo come un fiume nero, un fiume ora sotterraneo e sommerso – come fosse carsico – ora assottigliato e disperso in una miriade di rivoli, tutti immancabilmente di un unico colore: nero.

Lecce, Polo Sud del teatro

È una Lecce fredda e nevosa quella che ritroviamo per la quinta edizione di Kids, il festival dedicato al teatro e alle arti per le nuove generazioni; è una Lecce fredda e nevosa, ma non è per questo che, nel cominciare il presente racconto, ne parliamo come un polo meridionale della teatralità nostrale; banchisa, pack e pinguini non c’entrano col nostro discorso, ad onta di qualche inusuale fiocco di neve visto cascare giù dal cielo salentino d’inizio anno.

Recuperando sguardi lasciati in sospeso

A Napoli Teatro Festival ormai finito da mesi, ritorno su visioni accumulate, lasciate in sospeso e in debito, creditrici di uno sguardo già speso e di una analisi dovuta. Nel calderone generale di un Festival che ha messo insieme un cartellone ricco ma disomogeneo, nel quale si è fatto fatica a riscontrare una linea guida che delineasse una vocazione poetica definita a cui potesse essere improntata la rassegna, s’è avuto modo di assistere a spettacoli di fattura differente e di differente valore. Diamo qui riscontro di ciò a cui abbiamo assistito, una visione “postuma” ma non per questo sbiadita o – peggio – scaduta, visto che alcuni di questi spettacoli li vedremo tornare nei cartelloni teatrali della stagione ora in corso.

Precarietà e migrazioni di oggi, di sempre

La stagione di Sala Ichòs dà la possibilità quest’anno di osservare e analizzare i lavori delle compagnie in cartellone offrendo per ciascun gruppo teatrale la possibilità di una duplice visione: un modo per ampliare e distendere lo sguardo su ciò che appare sulla scena, strappandolo alla fugacità della visione singola e estemporanea e anzi consentendo di dilatare e approfondire la conoscenza delle poetiche delle singole compagnie teatrali, a cui si può in tal modo guardare con maggior cognizione di causa.

Pinocchio visto da Pinocchio

È un novembre che prolunga il tepore della mezza stagione ben oltre la sua naturale consuetudine, un novembre che regala una domenica soleggiata, una domenica di bambini e famigliole, di Edenlandia e giardino zoologico. E, percorrendo quello stesso viale che s’apre da un lato sullo zoo e dall’altro sul parco dei divertimenti, s’arriva al Teatro dei Piccoli. Ci arrivo ripercorrendo, con piedi un po’ più grandi, quei passi dati dal bambino che fui – fa effetto dirlo, ma correva il finire, nemmeno troppo estremo, del secolo scorso – quando un giorno alle giostre e una caramella tirata a una scimmia potevano essere il colore della gioia da dare a una giornata.

Di Licia, di Bulgakov e dell’essere artista

Cuore di cane di Bulgakov portato in scena da Licia Lanera è il primo capitolo di una trilogia ispirata ad autori russi – a questo primo capitolo dovranno far seguito Il gabbiano di Čechov e le poesie di Majakovskij – dal titolo complessivo Guarda come nevica. Ed è la neve il primo elemento che apre la scena, accogliendo, in identità testuale fra romanzo e azione scenica, l’ingresso sulle tavole del Teatro Abeliano della Lanera che guaisce il dolore del cane Pallino.

”Amunì”, migrazioni teatrali

Palermo, inizio luglio, cronache di un viaggio, intrapreso per spostare verso sud l’asse del teatro che incontriamo e proviamo a raccontare e che, nella fattispecie, lo connota e lo arricchisce di una valenza sociale, che – beninteso – non è il solo aspetto precipuo di questa esperienza, ma solo la premessa sulla base della quale si realizza un incontro tra teatro e società, una sintesi in cui le arti della scena e la progettualità sociale s’amalgamano dando un esempio lampante di cosa voglia dire vivere, lavorare e coltivare creatività e talento insieme a chi è venuto da un’altra terra a stare sotto il nostro stesso cielo.

Una surreale distopia

Una drammaturgia contemporanea e distopica, una regia precisa, una recitazione di buon livello qualitativo: gli ingredienti base di questa Trilogia dell’indignazione – spettacolo andato in scena in data secca al Napoli Teatro Festival nell’ambito della sezione Osservatorio – si combinano per dar vita a una messinscena ben congegnata e funzionante.

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