“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Roberta Andolfo

"Gran Serata Futurista" a Napoli

Lo spazio bianco della sala inizia ad essere rapidamente intriso di un’atmosfera che si legge, e si vuole, ad un tempo sognante e concreta. Tra, e sul pubblico, s’insinua ed aleggia la consueta calma in attesa della performance, ma stavolta qualcuno si starà figurando quale relazione, quale contrasto potrà esservi tra la silenziosa concentrazione degli spettatori e l’irruenza, la quale è da considerarsi promessa, di un’esibizione che s’immagina, molto più di altre, conformata in un corpo di pura energia, saettante missione creativa.

“Polifonia di un paesaggio”. Fino a che punto possono sfiorarsi pittura e musica?

Quelli che nel gruppo degli esperimenti di interazione tra i due campi, l’arte visiva e la musica, possono essere considerati lodevoli, hanno riflettuto sull’argomento prendendo in esame diversi punti di vista, esplorando di volta in volta le reazioni di due diversi organi di senso a stimoli di natura così differente eppure in un certo qual modo affine. E proprio su questo “modo” si sono intessute le dissimili e ripetute incursioni da un mezzo all’altro.

Isotta Bellomunno o il ritorno all'origine feconda

Componenti di diverse iconografie si interfacciano, si mescolano o si “cambiano d’abito”, in questa personale di Isotta Bellomunno. Nel bel mezzo della ricerca, o meglio, nell’atto di riproporre la riflessione su di un “eterno femmineo”, si presenta qui il compendio dei risultati e delle tracce di un lavoro materico e concettuale che scorre l’immaginario personale  e collettivo per ritrovare il punto in cui i due sentieri, talvolta vere e proprie fazioni in lotta, si manifestano come inscindibili e a tratti, forse, addirittura interscambiabili.

“Oltre lo specchio”: la personale di Maryam Bakhtiari

Nel segno di Maryam Bakhtiari la musicalità della vita dipana la linea flessibile della grafia, trasformando quello che è il midollo strutturale della letteratura in arte da leggere e da ascoltare, attraverso sottili vibrazioni. In Oltre lo specchio ci troviamo a conoscere un sentiero fatto di sezioni di memorie ed idee, resi come battiti secchi o melodiosi, sfrangiati o netti, in un ritmo battente ed armoniosamente cadenzato dove gli elementi s’intrecciano, si solcano e sfiorano in una composizione informale limpida e a un tempo fluida, sfuggente, proprio come in un riflesso.

Il progetto senza nome. L’arte in cinque personalità

Nell’antro dell’Università del Volo de L’Aquila, illuminato dal sole splendente di una giornata insperatamente calda, si è potuta ammirare un’esposizione energica e fugace, a cura di Eleonora Serafini, preludio ad una serie di mostre che seguiranno prossimamente in altre città, originate dalla volontà di mettere in scena un dialogo fra le anime creative dei loro stessi protagonisti e dunque fra ciò che da esse è scaturito. Le radici eterogenee dei diversi artisti arricchiscono un percorso d’arte che è confronto ed “azione congiunta” di diverse poetiche, nate in Sicilia, a Roma ed in Iran, in Campania, in Abruzzo ed in Francia, per giungere ad un’armoniosa ricognizione del più recente “paesaggio” artistico il quale supera i confini nazionali ed europei ed investe del suo sguardo l’intero mondo.

"Il Tempio delle meraviglie" secondo Philippe Daverio

Non si può penetrare il vero significato di alcuna cosa senza essere in grado di rapportarla a ciò che le sta intorno, senza la capacità di disvelare i legami e gli intrecci che la uniscono alle altre cose pur, o proprio a causa di ciò, lasciando intatta la sua unicità. Nell’occasione della viva e grandemente vissuta seconda edizione della rassegna MeravigliArti (cinque appuntamenti d’arte, musica, letteratura e teatro nella Cappella Sansevero, sotto la direzione artistica di Paola Servillo) la scorsa domenica è venuto a trovarci un coinvolgente narratore delle bellezze scaturite dalla creatività umana.

"Epifanie": il laboratorio irregolare di Antonio Biasucci

In questo stesso istante, fra le scabre mura del castello nato dal ventre più vivo della sua stessa città, si incontrano l’intimità e la condivisione, lo sguardo verso il dentro ed il fuori, le scalpitanti miriadi di segni e l’unicità di ogni singola immagine. Qui prende vita il primo progetto per un “laboratorio irregolare” di fotografia, dove innanzitutto si accoglie e sostiene l’urgenza di conoscere se stessi, di produrre materialmente il risultato della propria personale indagine. E si tratta di un’urgenza della scoperta protratta nel tempo, estesa all’infinito, nella ripetizione della spontanea ritualità del gesto primordiale: quello della ricerca. Si percorre e ripercorre il cammino costruito, nell’alternanza fra visioni e reazioni emotive e poi ancora nuove visioni nate da quelle reazioni, e nuove reazioni, fino ad arrivare alla distillazione di un succo che sia il più possibile puro, eloquente nella sua stessa essenza.

Vedo Kandinsky

All’alba d’un Sole invernale (1901) così intenso da scaldarci il sentiero, si apre il viaggio lungo la via umana ed artistica del Maestro. Sin dal principio capiamo che si tratta di tutta un’altra storia. Non una storia fauve, non postimpressionista espressionista e neanche simbolista. Eppure è un componimento d’arte che dentro di sé arde di tutti questi mondi con serenità, che cammina lungo un suo percorso tenendoli per mano, sino ad approdare alla creazione di qualcosa di unico, le cui eredità perdurano ed incidono ancora nella nostra società.

“Oltre l’Isola” di Concetta De Pasquale

Istintivamente, un essere umano ha la sensazione che ogni cosa da lui osservata abbia iniziato ad esistere nel preciso istante in cui egli ha preso ad osservarla. Non siamo da subito in grado di astrarre da noi stessi, di renderci conto che un’infinità di esistenze e di essenze danzano intorno a noi, lontano dai nostri corpi, al di là della nostra coscienza e consapevolezza. Dopo poco tale verità viene metabolizzata. Si ha per questo, puntualmente, l’impressione di essere colpiti da una sorta di epifania ogni qual volta le vibrazioni di altre energie, di altri tratti d’esistenza, riescono ad arrivare quel tanto che basta sotto la membrana della nostra pelle, stabilendo così un contatto che non si cancella mai, neanche quando di quello stesso contatto si è ormai persa la memoria.

Promenade verso il museo (nell’antivigilia di Natale)

Lesti usciamo nella notte delle cinque del pomeriggio, che è già notte. Svoltiamo fra le persone più disparate. Vanno avanti, come noi, seguono la nostra direzione, altri vengono contro, altri ancora tagliano più o meno lontano, a destra, a sinistra, diritto, in obliquo, mentre qualcuno esce da un discount, qualcun altro entra in un palazzo, in farmacia, in pizzeria, dall’alimentari, nel palazzo dell’ASL all’angolo della piazza. Chioschi e bar sono più che illuminati. Molte ma non troppe auto rumoreggiano nel traffico, abbastanza caotiche, abbastanza ordinate, nelle tortuose curve e nelle strade dall’asfalto variamente tappezzato di sottili e doppi, piccoli o ampi rattoppi, a copertura di numerose buche.

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