“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Marzo 2013

Domenica, 24 Marzo 2013 01:00

Rachmaninov

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   di Mario Musella

 

   avevo la tv via cavo da qualche tempo

   pagavo una quota fissa ogni due mesi e potevo vedere quello che mi pareva, programmi di ogni tipo e da ogni paese di questo mondo: ero finalmente giunto alle soglie della libertà

   l’importante nella vita non è tanto essere liberi ma ritenere di esserlo: c’inganniamo, ci stoniamo, continuiamo a combattere e alla fine ci crediamo pure: non ero libero ovviamente quel giorno ma mi ci ero convinto almeno per cinque sacrosanti minuti della giornata

   solo cinque minuti, oh dei sempiterni, vi chiedo… niente di più: ora, in questo momento, ridatemi quei cinque minuti e poi non vi tedierò oltre… macché: le divinità hanno problemi di udito

Sabato, 16 Marzo 2013 10:06

CICLO BERGMAN (parte VI) - Luci d'inverno

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“Le riprese di Luci d’inverno furono d’avvero difficili e si protrassero per 56 giorni. Fu una delle lavorazioni più lunghe per uno dei film più corti che abbia mai fatto”

(Ingmar Bergman)

 

Giovedì, 14 Marzo 2013 23:26

Passato/Presente – Sogno/Realtà

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In piccionaia all’Harold Pinter Theatre. La birra l’abbiamo bevuta prima di entrare, al pub di fronte, ma avremmo potuto portarla con noi. Venerdì sera. Il teatro è pieno. Davvero. È la settima settimana di replica e lo spettacolo, come recita il flyer e i cartelloni pubblicitari in metropolitana, durerà solo (solo!) dodici settimane.
Prima della scena siamo separati dal palco da una leggera cortina, come di nebbia. Buio. La cortina si leva alle note leggere e malinconiche di un pianoforte.

“I nostri padri erano leoni”, mentre contempla un giro di giostra, figura di donna rende tributo a chi in un tempo remoto ha lottato contro le catene – materiali e culturali – che costituivano viluppo per un popolo costretto ad una condizione di minorità.
Così prende avvio Il silenzio della ragione, il farsi scena delle pagine, le più discusse, quelle che più suscitarono reazione, de Il mare non bagna Napoli; quella figura di donna è Anna Maria Ortese, che rivive in assito, e insiste, mentre gira la giostra, in un afflato civile sul valore e sul senso dell'iniziativa culturale: “Il Borbone è ancora qui, ha solo cambiato faccia”.

Mercoledì, 13 Marzo 2013 02:05

Resistenza

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"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione"

Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza, Milano, 26 gennaio 1955

La pièce di Mascitelli rappresenta il tentativo riuscito, nell’ottica di un atteggiamento storiografico tipico degli anni ‘70 del Novecento, teso a concentrarsi su singoli episodi talora marginali, di riportare alla luce la verità di ciò che è dato e che pertanto non può essere cambiato a proprio piacimento. Nell’ottica di questa premessa, è necessario ripercorrere, seppur brevemente, i fatti storici fondamentali che hanno caratterizzato il complesso fenomeno della Resistenza, con il fine di evidenziare la chiave di lettura della trasposizione scenica di Mascitelli.

Martedì, 12 Marzo 2013 19:50

L'arte è un gioco da ragazzi

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Harry Potter e Draco Malfoy si rincorrono attaccandosi a colpi di bacchetta magica. Un ragazzino magro ha messo il suo pallone in una busta e ci gioca a calcio con un compagno grassottello mentre alcune bambine corrono e saltano allegramente. La primavera si sta presentando con la sua solita timidezza, fa capolino per un po’, accende un sole splendente e poi si nasconde dietro nuvole e pioggia.
Il 10 marzo, a mezzogiorno in punto, prima che il sole si rintani, tra le voci dei bambini che continuano a giocare nel verde del bosco, si formano i gruppi. Ci prepariamo tutti ad assistere ad uno spettacolo che è anche una visita guidata nel museo della reggia di Capodimonte. “Si tratta proprio di un palazzo reale, un tempo abitato dal re Carlo III di Borbone” ci annuncia la nostra guida con voce dolce e ci assicura che le scale che saliremo sono proprio quelle che il re in persona ha salito. La testa coronata ci osserva dal muro quando poggiamo i piedi sui gradini e a nessuno salta in mente di mettersi a fare confusione.

Martedì, 12 Marzo 2013 19:39

Roma, senza papa

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Il torpore, questo era per James il tratto distintivo di Roma.

Un torpore che può condurre soltanto a una «rilassata accettazione» del presente,

di ciò che c’è e proviene dai sensi e dunque dalla malinconia.

Tommaso Pincio, Pulp Roma, 2012

 

 

 

 

Roma ha strade accaldate, vuote, impigrite. D’intorno si notano vetri sporchi, cadaveri di mosche e zanzare, pinnacoli affumicati dallo smog. Gli artigiani cantano e picchiano, i ragazzini corrono e urlano, le matrone gesticolano e strillano mentre – nell’aria – la polvere zittisce, lentamente, il naturale stridìo delle cicale. Fa caldo, ma c’è un po’ di grigio, a Roma. Il tempo adombra tempesta, tonde gocce dal cielo, pozzanghere che – dei buchi d’asfalto – faranno grossi pozzi di un metro.

Venerdì, 15 Marzo 2013 01:00

Ritratto di Anna Maria Ortese

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La Ortese, ovvero la visionarietà dolorosa di una scrittrice che amava definirsi "illuminista" e non lo era, perché detestava il sentimentalismo della letteratura italiana del dopoguerra. Prima di parlare delle sue opere, una lettera apre al lettore l'idea di come era fatta la donna. Un piccolo brano:
“Caro Pasquale,
ieri mattina provai una delle più belle ore che conosco da quando sono a Milano. In portineria c'era una grossa lettera, tutta piena di disegni e di firme, una lettera dei miei amici di Monte di Dio, una lettera che stavo aspettando come nel deserto, come nel deserto si aspettano i soccorsi per non morire. [...] Che debbo dirti! Niente riesce a farmi dimenticare quella piccola isola di Monte di Dio, nella steppa della città: le nostre conversazioni, la lampada sulla macchina da scrivere, l'arrivo di Gianni, i suoi 'uffa', l'arrivo di Pasquale, di Chica, di Ennio, le conversazioni col Pontefice (digli che mi perdoni se insisto in questo ricordo). [...] Caro, molto caro Pasquale. Mille volte durante il giorno, desidero violentemente vedere, vedere qualcuno dei miei amici-fratelli. Non li nomino più. Tu li sai”. (Milano, 16-19-20 Agosto, 1948)

Martedì, 12 Marzo 2013 08:44

Jorge Luis Borges

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"Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto"

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