"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Gennaio 2013

Giovedì, 31 Gennaio 2013 12:37

Il più celato di tutti gli scrittori

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Le tracce che Robert Walser lasciò del suo cammino furono talmente lievi da essere cancellate dal solo spostamento di qualche granello di polvere. Pesante quanto pesante è la parte più leggera di un’ombra, egli scivolò letteralmente nello spazio e nel tempo fino a rifugiarsi e nascondersi oltre lo spazio ed il tempo. “Non giunse mai a stabilirsi da nessuna parte, mai poté disporre di qualcosa di suo, fosse pure l’oggetto più insignificante. Non abitò mai una casa né mai abitò a lungo nello stesso luogo, di arredi suoi non ne aveva – non uno solo – e, quanto al guardaroba, era fornito al massimo di un abito buono e di quello per tutti i giorni” (Winfried Sebald, Il passeggiatore solitario).

Mercoledì, 30 Gennaio 2013 06:40

Fecondo lucore

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Officina teatro, spazio che s’apre alle spalle d’una serranda per farsi teatro. A fare teatro, Alessandra Asuni. Ma, quando a “fare teatro” è Alessandra Asuni, questa semplice locuzione, pur conservando tutto il suo potere poietico, s’accresce d’un farsi molteplice che declina in più ambiti, tutti abbracciandoli con densità di  senso trasmessa mediante immagini barbaglianti.

Lunedì, 28 Gennaio 2013 21:49

Quel che resta del sogno

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Un lavoro migliore, o anche solo un lavoro, magari retribuito, un posto sano in cui vivere, una ragazza da sposare, una famiglia.
Sogni, o quel che ne resta, di non difficile realizzazione in un tempo neanche troppo lontano, diventano oggi montagne da scalare per quei giovani, e non solo loro, che gridano il loro disagio di stage formativi gratuiti, cassa integrazione, finte partite iva.
Mediocri bamboccioni.

Non è trascorso molto tempo dalle presidenziali negli Stati Uniti, presidenziali che hanno visto la rielezione di Obama, di colui che resterà nella storia come il primo presidente afroamericano. E allora sembra che la fabbrica dei sogni americana abbia voluto festeggiare questo avvenimento, questo ringiovanimento del mito americano (dopo aver fatto addirittura un afroamericano presidente, che rimane più da fare?), attraverso due film, Django unchained di Tarantino che, con il suo modo un po’ farsesco e surreale, racconta la vendetta di un afroamericano nella quale è contenuta la vendetta latente di un intero popolo e, forse, di tutti gli oppressi di tutti i luoghi e tutti i tempi (http://www.ilpickwick.it/index.php/cinema/item/134-laltra-nascita-di-una-nazione-django-unchained-di-tarantino) e Lincoln di Spielberg che, con il suo solito e indiscusso mestiere, confeziona un film ben fatto, non eccessivamente retorico, non eccessivamente agiografico. Entrambi i film, ovviamente, non mettono in discussione assolutamente l’intero significato storico-politico di un Paese che ha mantenuto l’istituto della schiavitù fino a oltre la metà dell’‘800, che ha esportato fino a poco fa (ora sarà sempre più difficile farlo) la democrazia con la guerra, che ha mantenuto in soggezione il Sud America e tanti altri stati in giro per il nostro globo mediante l’utilizzazione sistematica di dittature militari e ci fermiamo qui perché non è questo il luogo consono. Insomma Hollywood è Hollywood: può anche capitare che faccia pensare, ma deve soprattutto far divertire e ripetere la serena ideologia americana. In questo senso se Django di Tarantino se n’è (ma soltanto appena appena) scostato, il Lincoln di Spielberg n’è dentro fino al collo ma con astuta sapienza e in maniera, per così dire, sommessa.

Lunedì, 28 Gennaio 2013 17:45

Il circo volante

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Nel 1954 Kenji Mizoguchi realizza il suo capolavoro. Stiamo parlando di Chikamatsu Monogatari, distribuito in Italia con il titolo di Gli amanti crocifissi. Nel XVII secolo, infatti, il Giappone tradizionale puniva l’adulterio con la crocifissione. Oltre all’intreccio narrativo, che vedremo a breve, questo scritto si prefigge il compito di sottolineare e trattare alcuni punti fondamentali. Stiamo parlando del resto di uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, premiato a Cannes nel ’55 e primo in molte classifiche cinematografiche come miglior film di tutti i tempi. Oltre alla feroce critica delle convenzioni sociali, simboleggiate dalla cultura nipponica tradizionale, il film evidenzia l’importanza della poetica della narrazione, chiaro riferimento alla questione formale che diventa contenutistica nel momento in cui la relazione tra “dialettica  della trasgressione” e “desoggettivizzazione del soggetto” si traduce nell’annichilimento simboleggiato dall’atto estremo del Seppuku.

 

SOSPENDI

(la Redazione)

 

Lunedì, 28 Gennaio 2013 17:21

dolore

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ho trovato perché non ho cercato

Siddharta

 

  

una volta soltanto ho sfidato l’infinito nella mia vita e ci sono rimasto bruciato, è stato come se la punta incandescente di un ago mi fosse stata puntata su di un testicolo: si consideri quel dolore e lo si moltiplichi per un milione di volte: siamo ancora lontani… e poi brucia da farti raccare in strada

Lunedì, 28 Gennaio 2013 11:25

C'erano, ancora

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“Fa caldo, c’è afa” lamenta Ivan Petrovič Vojnickij, ma Telegin subito aggiunge: “È un tempo incantevole”. Elena sussurra pianissimo: “Bel tempo quest’oggi, non fa caldo” ma il suo vecchio marito, il professor Aleksandr Vladimirovič Serebrijakov va a passeggio portando il soprabito, i guanti, le calosce ai piedi ed un ombrello alla mano.
È il primo atto dello Zio Vanja di Čechov: davvero si sta parlando del tempo?

Domenica, 27 Gennaio 2013 22:53

Ripartire dalla sostanza

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L’arte in città che fa l’arte della città, può venir da pensare penetrando nell’ambiente espositivo. Arte non particolaristica ma che si attesta d’origine protetta. L’arte in città oggi prosegue a vele spiegate, come sempre, scorrendo sul filo della creatività e dell’approfondimento del e per il dato umano, sempre più avanti rispetto al movimento di promozione, di specificazione attenta e di sana e non invasiva classificazione atta alla chiarezza ed al coinvolgimento di fruitori. Ma la confortevole accoglienza e la diffusione delle occasioni di fruire di espressioni artistiche, saranno sempre un po’ meno lontane ogni qual volta verranno aperti spazi come quello, ormai rinomato, di Via Costantinopoli. Luoghi che s’impegnano per arrivare ad informare dei loro eventi e  delle loro proposte di qualità il più gran numero possibile di persone, democraticamente e piacevolmente.

C’è sempre qualcosa di misterioso che fa sì che la fotografia produca effetti imprevisti nello spettatore. Certo si potrebbe discutere sulla capacità che soltanto lo strumento fotografico dà di cogliere in profondità l’essenza dell’attimo, di quell’attimo che non esiste nella realtà, essendo il reale un continuo fluire e un continuo eccedere di ogni attimo in quello successivo, oppure raccontare la capacità della fotografia di descrivere un volto, sostituendo in questo senso il ritratto pittorico che tanto ruolo ha avuto nella storia dell’arte moderna, di un volto che, colto dall’occhio del fotografo, non è soltanto ripetizione della realtà ma già sempre interpretazione significante.

Sabato, 26 Gennaio 2013 16:18

Dalla parte del torto?

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“Passare per imbecilli”. Nitida fisicità stagliata sul nero del fondale, unico effetto i proiettori, essenziali, Giulio Casale offre le sue parole, le sue molteplici voci, le sue note all’esangue/scelto pubblico che ha scelto di incontrarlo alla Galleria Toledo, isola di resistenza teatrale e civile.
“Passare per imbecilli”. Il leit motiv dell’intro. Definizione degli spazi della normalità e dell’emarginazione. “Trovarsi ogni volta dalla parte sbagliata”. Giulio Casale va oltre l’introspezione e anche oltre la denuncia sociale, perché anche la ricerca dell’uomo (o sull’uomo), anche la lanterna, Diogene, non bastano più.

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