“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Lunedì, 24 Dicembre 2012 21:05

Indi(e)pendent night

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In una strada di campagna buia che anche il navigatore satellitare fatica a trovare, dietro un cancello anonimo che si apre al pubblico non prima delle 22.30: “Scusate, ragazzi… siamo in ritardo con il sound check… tornate più tardi”. Dove meno te lo aspetti, insomma, dietro l’apparenza ingannevole di approssimazione organizzativa, è lì che suona la musica. Il luogo è il “First Floor” in Via Romani a Pomigliano D’Arco, già da anni noto, sotto altre denominazioni, per la forte predisposizione alla promozione musicale locale: atmosfera fumosa da club alternativo, impianto audio da studio professionale.

Sul palco Abulico e The Collettivo, per confermare due volte di più che spesso e volentieri le idee prescindono dall’appoggio di una major. Indie e autoproduzione, allora, perché con la musica, forse, non si vive, non sempre perlomeno, non in questi casi. Ma di musica si vive. Sempre, quando è la passione che la nutre.
Due band, due mondi diversi, due modi diversi.
Arms on stage, quelle degli Abulico, band napoletana che debutta nel 2009 con l’album Behind - cantato in inglese - a cui segue il recente Il Colore dei Pensieri (novembre 2012), che segna invece il passaggio alla lingua italiana e ad una maggiore consapevolezza e personalizzazione del suono. Tappeti sonori in sottofondo che a tratti ricordano i Mokadelic della soundtrack di Come Dio Comanda (di Gabriele Salvatores), dinamiche alle percussioni di vaga ispirazione statunitense (The Autumns, The Smashing Pumpkins), soprattutto nelle due canzoni di punta, Fragile e Althusser (così uccisi Helene), il tutto coronato dalla voce limpida del cantante che non necessita di svisate e impervi sbalzi di ottave per descrivere efficacemente linee melodiche mai banali. Una miscela che funziona perché non pretende di inventare o sovvertire, ma interpretandolo a proprio modo, si inserisce nel filone compositivo appartenente a quella scena indipendente italiana che negli ultimi anni ha saputo portare alla ribalta realtà come Marta sui tubi, Dente, Perturbazione. Non esagerano gli Abulico, non cercano di impressionare, ed è così che piacciono, semplici e diretti. Non è “assenza di volontà” suggerita dal loro nome, tantomeno carenza tecnica, ma precisa scelta di lasciare l’improbabile esercizio del virtuosismo a chi non ha nulla di meglio da offrire che l’ostentazione della velocità di esecuzione. E centrano l’obiettivo: il pubblico non parla, ascolta.
Arms on stage, ancora, quelle dei The Collettivo, che cantano in inglese, ma che pensano in italiano. Anzi in napoletano. Ogni canzone è preceduta da una breve introduzione che ne spiega la genesi, piccole perle di filosofia personale tanto divertenti quanto drammaticamente vere. A dispensarle il frontman del gruppo, Soldo, che dietro gli anacronistici occhiali scuri e l’aria bonacciona da compagno di banco, nasconde un talento istrionico inaspettato che conquista, brano dopo brano, l’attenzione dei presenti. Drum patterns, che strizzano l’occhio alla dance elettronica, non nascondono la vena fortemente rock/punk della band e costringono a battere il tempo. Autoironico, Soldo non si risparmia e dona passi di danza al pubblico, ormai in balìa della sua straripante personalità.
Musica che va guardata. Intendiamoci: molti di questi brani (Kill the killers, Dancer, Does anybody want me?) potrebbero tranquillamente far parte della programmazione quotidiana di qualsiasi network radiofonico, ma la resa live di questi ragazzi è decisamente straordinaria. Animali da palco, trascinatori di folle, contro ogni ragionevole pronostico. L’avventore che si imbatta casualmente in un loro concerto, quindi, non commetta l’errore di giudicarli prima di averli ascoltati: i The Collettivo sanno suonare, cantare e intrattenere, e con le loro dissacranti esibizioni, perché no, sanno anche far pensare.
Una sera fredda, una strada buia, un anonimo cancello, un palco scarno, poche anime attente: se si ha qualcosa da dire, per farsi ascoltare non serve altro.

 

Abulico: Alessandro, Baba, Andy, Carlo
The Collettivo: Soldo, Marla, Lontra, Fanda, Szà Szà,The Swiss guy
Pomigliano D’Arco, First Floor, 22 dicembre 2012

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