“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Sabato, 21 Settembre 2013 02:00

Le ultime parole fumose: “Che musica suoni?”

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Forse per vanto o per reale impossibilità, molti artisti faticano a definire la propria musica, ad incanalare cioè il proprio flusso compositivo all’interno di confini circoscritti, spesso utili più alla stampa che a reali necessità personali. Al netto di boyband studiate a tavolino, di cui abbondano radio e tv, e di tormentoni musicali estivi, difficilmente un artista decide lucidamente il proprio stile, che è dato, nella maggior parte dei casi, dal proprio background e dal proprio istinto compositivo.

Tutto questo per dire che, se mi si chiedesse di definire la musica di The Niro, potrei rispondere solamente con un’alzata di spalle, potendomi limitare solamente ad invitare a premere 'play' e ad ascoltarlo. O magari a seguirlo dal vivo, come è capitato nella serata del 14 settembre al Lian on the Boat, sulle rive del Tevere.
Davide Combusti, alias The Niro, polistrumentista e cantautore attivo dal 2008, anno in cui pubblica il primo album contenente il singolo Liar, che ancora oggi risulta essere il più noto al grande pubblico, si presenta in duo chitarra/basso per ripercorrere le tappe principali del suo percorso musicale e per presentare sprazzi di quello che sarà il suo ultimo lavoro, in uscita il prossimo aprile. A tal riguardo, la novità principale rispetto al passato è l’uso della lingua italiana, e a giudicare dai primi ascolti, la scelta sembra azzeccata e ben si adatta alla linea melodica che da sempre denota la vena internazionale del compositore romano. Anzi, a giudizio di chi scrive, è un passo importante che può portare ad una platea ben più ampia e meritata di quella sperimentata fino ad oggi. Per il resto, anche in questa nuova veste, si confermano le sensazioni che scaturiscono dall’ascolto dei brani, mai banali, sorprendenti ad ogni giro armonico, inaspettati, conditi da una voce strepitosa che spazia dalla profondità del registro basso alla limpidezza degli acuti fulminanti, caratteristiche che molti hanno accostato all’irraggiungibile, compianto Jeff Buckley. Che, consapevolmente o meno, è richiamato anche nella complessità della struttura compositiva: scordate i 4/4, o voi che entrate!
Di certo non una musica “semplice”. Orecchie poco allenate potrebbero difficilmente comprendere, rimanendo spiazzate da tempi di esecuzioni non ordinari, da melodie di così ampio respiro da risultare impossibili da addomesticare e ricondurre ad una forma-canzone abituale, consueta e rassicurante. Particolare, come sempre, l’uso dello strumento di accompagnamento, una chitarra classica, pizzicata delicatamente nelle intro arpeggiate, distorta e maltrattata nei crescendo, vera e propria cifra stilistica che, insieme a tutto quanto già detto, esalta le peculiarità di questo straordinario musicista.
Artisti come The Niro permettono alla nostra musica di avere ancora possibilità di espressione “diverse”, di seguire percorsi individuali e personali in maniera libera dalle logiche di mercato, rinunciando magari alla grande distribuzione hic et nunc, ma candidandosi ad essere sicuro punto di riferimento per chi crede nelle infinite potenzialità espressive che la musica può avere, e nell’inutilità di imbrigliarla in inutili, sterili classificazioni di genere.

 

 

 

The Niro
Roma, Lian on The Boat, 14 settembre 2013

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