“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Domenica, 01 Settembre 2013 02:00

Macaco Night

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Ultimo appuntamento per la musica dal vivo a La Bella Estate, rassegna di libri, mostre, teatro, poesia, filosofia e appunto musica, suonata dal vivo o piacevolmente riprodotta (esclusivamente in vinile).
Sabato 24 agosto è stata la volta di due gruppi sotto contratto con la Macaco Records, etichetta indipendente di Mestre che somiglia più a un collettivo artistico dove la collaborazione e lo scambio tra i musicisti trovano una concreta ubicazione in una vera e propria factory, sita in una casa colonica in quel di Preganziol (Treviso).

Nel roster della Macaco troviamo anche i Vega Enduro, di cui la Label ha curato la pubblicazione del loro secondo Big Time 25:33 p.m. e il cui leader, il musicista e produttore Giovanni Ferrario (già Views e Micevice, nonché collaboratore di Hugo Race and True Spirits, P. J. Harvey e John Parish, Sepiatone, Morgan e Le Luci della Centrale Elettrica) ha prodotto e suonato su Fractals (2012), secondo full-lenght dei Margareth, primo gruppo ad esibirsi nel consueto spazio del Carcere Borbonico.
Formazione di quattro giovani da Mestre, hanno proposto un repertorio all’insegna di ambient, dreampop e artrock, che al consueto impianto base di chitarra, basso, batteria e vocals (in english, of course) si è avvalso di tastiere, effetti elettronici e tromba, per una manciata di brani intriganti e convincenti. Il riferimento certo è quello dei Radiohead nella loro accezione romantica o più kraut e sperimentale, ma l’universo di riferimento si allarga ai loro più degni epigoni (purtroppo poco conosciuti da queste parti) Elbow e Doves, grazie a un cantato che solo a tratti riecheggia le inflessioni di Tom Yorke, a melodie oblique e ad arrangiamenti ricercati che a volte ricordano il Sylvian periodo Virgin (come in Daylight).
Altre volte il suono si fa più psichedelico e distorto, con electonics a tessere tappeti a volte liquidi a volte pulsanti e stridenti. It Will Be Allright disegna campi di fragole digitali dove il piano evoca gocce di cantabile rugiada, confermando l’auspicio del titolo. Fumi psichedelici introducono Mind Eyes, che si incendia di distorsione per placarsi con suoni ambient prima di andare a terra. They Say insinua il dubbio che Yorke e compari abbiano studiato bene gli arrangiamenti della quadrilogia bowiana (da Low a Scary Monsters) per il modo in cui il suono e le melodie prodotte da Carlos Alomar e Robert Fripp hanno ispirato certe evoluzioni chitarristiche dei Radiohead, ma sia ben chiaro, tanto di cappello a Paolo Bruson e agli altri tre Margareth per le capacità esecutive e compositive.
Alla fine, due brani tratti dal prossimo E.P. Flowers (con bell’arrangiamento di tromba). Di questo E.P. uscirà un video a cura dei Grimoon, l’altra band protagonista della serata, i cui vocalist Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato sono anche i promotori (con l’ex componente Claudio Favretto) dell’etichetta.
I due sono i proprietari della fattoria/studio di registrazione di cui dicevamo, laboratorio – uno dei pochi in Italia – dove vengono prodotti i deliziosi video in stop-motion (con personaggi creati da loro stessi) che accompagnano l’esecuzione di ogni singolo brano. La performance è composta da una decina di pezzi, molti presi dal loro ultimo lavoro Le déserteur (uscito lo scorso anno) con estratti anche dai loro lavori precedenti. L’atmosfera si fa ancora più magica con la forte componente folk-prog che connota gran parte dell’esibizione, cui non manca però una decisa eterogeneità, con songs che spaziano dal tardo beat italiano alle sonorità new newwave di Editors e dintorni, fino al folk-noire ammantato di elettronica che condividono con l’indierock più desertico d’oltreoceano. Non a caso, dato che dopo i primi due lavori prodotti dall’onnipresente Giovanni Ferrario, nel 2010 si fanno produrre il loro terzo Super 8 da Scott Mercado (già collaboratore dei Black Heart Procession e leader dei Manuok, che pubblicano per la Macaco), mentre per Le déserteur la produzione è affidata al cantante della nota band di San Diego, Pall A. Jenkins. Produzione che allarga le coordinate del folk-prog al suono indolente dell’attuale alt-country più dark (come in La montagne noire e Draw on my eyes il cui video con attori reali rappresenta – con semplici effetti di make-up – il desiderio di abdicare alla realtà delegando agli altri i propri sogni).
In definitiva un gig in cui l’apporto visuale risulta funzionale alla istanze narrative e produttive del collettivo, per il quale l’indipendenza non è questione di sola etichetta, ma scelta consapevole di totale produzione autonoma dei manufatti artistici. Del resto i gatti (allegre e costanti presenze nei loro testi e video) sono animali fieramente indipendenti, oltreché curiosi. E Grimoon era per l’appunto un gatto.

 

 

 

La Bella Estate

 

Margareth
Niccolò Romanin, batteria, elettronica
Paolo Bruson, voce, chitarra elettrica, elettronica
Alessandro Benvegnù, basso
Alessandro Fabbro, tastiere, tromba, elettronica

 

Grimoon
Solenn Le Marchand, voce, synth
Alberto Stevanato, voce, chitarra acustica
Alessandro Fabbro, tastiere, tromba
Erik Ursich, basso
Dario Pironi, batteria
Alberto De Grandis, chitarra elettrica

 

Avellino, Carcere Borbonico, 24 agosto 2013

 

 

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