“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Lunedì, 29 Luglio 2013 02:00

Mombu, "Niger" e la differenza tra creatività e creazione

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Il problema della musica contemporanea e della parvenza di tedio a cui essa sembra continuamente rimandare, a cosa è imputabile? La maggior parte di coloro che cercano di risolvere questo piccolo e marginale quesito, se paragonato agli F35 ed ai colpi di calciomercato, di norma concordano su alcune massime: “È troppo facile incidere un disco oggi”, e ancora, “basta stare a casa, avere un programma al pc ed il gioco è fatto”.

Tali affermazioni, seppur veritiere, non risolvono nulla. La realtà, quella più cruda, ci dice che il nostro iniziale problema trova sua risoluzione ultima nel fatto che la creatività è un vizio che tutti si posso permettere, mentre l’atto della creazione, che è cosa ben diversa, è concesso solo a pochi. Si, perché essere originali, magari unici, rappresenta lo scarto essenziale tra apparizione e protagonismo.
Oggi, al mio presunto e presuntuoso vaglio critico si affacciano i Mombu, band nostrana che appartiene a quel sottobosco sonoro ispirato al quale ci si dovrebbe sempre riferire, in particolare quando si vuol fare un regalo al proprio udito. Ma prima di iniziare a raccontare di questo nuovo album, Niger, occorre fare un po’ di luce sulla band.
Mombu nasce da due storie musicali: una di nome Zu e l’altra chiamata Neo, ovvero, Luca T Mai al sassofono e Antonio Zitarelli alle percussioni. I due decidono di unire le forze e di dare il via al nuovo progetto sonoro che scaturisce nel primo album omonimo dello scorso anno, è inutile dire che il lavoro sortisce e stordisce ogni più rosea aspettativa della critica e del pubblico maggiormente abituato a scommettere sulle sonorità poco formali.
Oggi, i Mombu si ripresentano con Niger, la forma sonora non cambia rispetto al predecessore, infatti ci si trova davanti ad un lavoro unicamente strumentale dalle articolazioni coinvolgenti e feroci, nei rimandi Hardcore, ma anche ricercate e colorate, nelle referenze Jazz. Ma ciò che stupisce è il fatto che la band non si è minimamente adagiata sugli allori del primo disco, anzi ha radicalizzato ancor di più la proposta, donandosi in alcuni punti alla sperimentazione pura, come nel brano Carmen Patrios. Per il resto il disco, nonostante una difficoltà di approccio intrinseca è ancora una volta stupefacente, perché riesce ad essere torrenziale e spiazzante, ispirato ed allucinato.
Tra i brani di sicuro impatto va citato il manifesto Mighty Mombu che inquadra alla perfezione la definizione Jazzcore così cara alla critica. Ma il punto forte resta quella qualità originaria che la band porta con sé, ovvero la sua unicità, perché nessuno ad oggi suona come i Mombu. Nessuno è talmente ricco di influenze, come i nostri due musicisti, da poterne fare volentieri a meno.
Sax baritono, percussioni e nient’altro: è questa l’essenza di questo disco della band capitolina. Tanto minimale da raccontare quanto ricco e, fortunatamente, “difficile” da ascoltare.

 

 

 

 

 

Niger 
di Mombu
sax baritono Luca T Mai
percussioni Antonio Zitarelli
produzione Subsound Records
anno 2013
tracklist 1. Niger; 2. 667 A Step Ahead Of The Devil; 3. Adya Houn' To; 4. Mighty Mombu; 5. Carmen Patrios; 6. Seketet; 7. The Devourer Of Millions


 

 

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