“Il tentativo del poeta di rendersi invisibile; seduto in mezzo agli altri, d’un tratto vola via”

Ernesto Tatafiore

Lunedì, 29 Marzo 2021 00:00

L’universo al femminile di Lana Del Rey

Scritto da 

America, West Coast, un viaggio on the road verso le spiagge soleggiate della California, paesaggi secchi e aridi, e poi si apre la costa rocciosa, una macchina sportiva decappottabile, un vestito leggero, bianco di cotone, capelli al vento, grandi occhiali da sole, siamo in una scena di un film anni ’60 in bianco e nero, fuori una realtà che incombe grottesca fatta di scie chimiche, epidemie, in un panorama quasi apocalittico. Questo e molto altro caratterizza il nuovo lavoro di Lana Del Rey: Chemtrails over the Country Club; la cantautrice, poetessa e modella made in USA, ha pubblicato il suo ultimo album lo scorso 19 Marzo raggiungendo subito la vetta delle classifiche americane e non solo.

Difficile inquadrare Lana in un genere, piuttosto sembra lei stessa aver creato un suo stile caratterizzato da un pop nostalgico, dark, ben impastato con trame folk e country, testi criptici e nebulosi. Lana non è uguale a nessuna altra starlette del pop contemporaneo, detta lei la moda restando inimitabile e riconoscibile, con il suo tono di voce “annoiato”, sussurrato e ammiccante.
Noir, nostalgico, femminile, sensuale, elegante e soprattutto essenziale. Una produzione impeccabile firmata da Jack Antonoff, recentemente premiato ai Grammy, che preferendo il piano, e solo in alcuni brani l’uso degli archi, fa risaltare la voce e i testi di Lana questa volta più ricercati ed ermetici del solito, provando dunque quanto sia maturata come cantautrice. A parte qualche incursione nel trip-hop e nel country, tutto l’album, sembra mantenere sempre lo stesso “tono”, questo ha portato alcuni critici e fan a definirlo un po’ monotono, ma ciò appare vero solo ad un primo ascolto; in realtà ogni canzone ha una sua personalità, ogni brano è pensato per essere un frame dello stesso film, con un medesimo concept che restituisce all’intero lavoro una certa coerenza.
Chemtrails over the Country Club si apre con la prima traccia White Dress, tra le migliori del album, la voce di Lana si snoda sulle note del piano ed è sussurrata, quasi spezzata quando esprime tutta la nostalgia di quando, ad Orlando, lavorava come cameriera, aveva diciannove anni e la fama era ben lontana. La vita sembrava più leggera quando ascoltava nei pomeriggi d’estate i White Stripes e i King of Leon che lei stessa menziona nel testo. Il pezzo termina con l’amara consapevolezza che probabilmente la libertà di quei giorni è andata persa e che forse il successo non le ha regalato quella felicità che cercava: “Kinda makes me feel like maybe I was better off”.
Questo disco è anche un omaggio all’universo femminile, nella cover dell’album sono presenti solo le amiche e colleghe di Lana che compongono la sua famiglia, quegli affetti stabili che diventano, ad un certo punto della nostra vita, le fondamenta del nostro presente e del nostro futuro. Non c’è spazio in questo universo per una figura maschile, è palese la rivendicazione di una certa autonomia femminile, si parla spesso di amore ma resta qualcosa di concettuale, spirituale, che non trova in questo presente grottesco una spazio reale e una sua concretezza. È un qualcosa verso cui tendere ma che non ha ancora una sua dimensione reale, come scrive Lana nella seconda track dell’album, che dà anche il nome all’intero lavoro: “You're in the wind, I’m in the water”. L’amore o è passato o rimandato ad un altro tempo, è scritto nelle stelle forse, numerosi infatti sono i riferimenti all’astrologia “Baby, what’s your sign? My moon’s in Leo, my Cancer is sun”, ma anche alla religione “There’s nothing wrong contemplating God”; tutto, in questo panorama desolato deve essere rimandato a causa di un presente minacciato da scie chimiche ed epidemie.
Let Me Love You like a Woman è stato il primo singolo estratto dal disco, è una sorta di ballad romantica ma poco incisiva se paragonata a White Dress e Chemtrails over the Country Club. Lana esprime a un potenziale amore il desiderio di un sentimento profondo e libero dove poter essere se stessa “Let me shine like a diamond, Let me be who I’m meant to be”.
Wild at Heart è un omaggio a David Lynch, autore di film che hanno catturato un universo inquietante immerso in un vortice onirico, atmosfere queste, che ritroviamo nelle produzioni della stessa Lana Del Rey. Nel road movie di Lynch (Cuore selvaggio), che dà il titolo al quinto brano del disco, al centro di un mondo violento traboccante di follia ci sono due cuori che vengono sballottati e calpestati ma che resistono alle insidie. Questo brano, nonostante le atmosfere cupe a cui rimanda, si apre a un canto più armonico, avvicinandosi quasi al soul, è una celebrazione della libertà di essere, opposta a una fama soffocante: “The cameras have flashes, they cause the car crashes, But I’m not a star... If They love me, they’ll love me, ’Cause I’m wild, wild at heart”. Il prezzo della fama è al centro anche del brano che segue, Dark but Just a Game: il piano scompare in favore delle percussioni e della chitarra folk, Lana descrive il successo come un gioco oscuro in cui non c’è vincitore e non c’è eccezione a questa regola: “And that’s the price of fame (...), A pretty little fool to think exceptions still rule”.
Forse proprio la voglia di libertà e di scappare dallo showbiz, oppure da qualcuno − “The thing about men like you, Is you got a lot to say, But will you stay?” − è al centro della settima track, All Those Who Wander Are Lost; non a caso questo brano doveva in precedenza intitolarsi Wanderlust ed è dedicato a quel desiderio di viaggiare e conoscere nuovi luoghi, probabilmente per ritrovare il proprio posto nel mondo: “The thing about being on the road, Is there’s too much time to think”.
Finalmente troviamo la meravigliosa Yosemite, per me probabilmente il miglior brano del disco. Chitarra e percussioni, sopra un tessuto vellutato quasi onirico, si muove sinuosa, con dolcezza e controllo la voce di Lana. La nostalgia è palpabile in ogni parola e nella musica, che ci riporta ad un tempo passato probabilmente mai esistito, in cui il tempo è sospeso ed è possibile restare giovani per sempre. A questo mondo ideale si oppone quello contingente, in cui nulla sembra cambiare col passare del tempo, è un ciclo che si ripete, in cui non tutti riusciamo ad allinearci: “Seasons may change, But we won’t change, Isn’t it strange how, different we are, from all of our friends?”.
Le ultime tre tracce del disco sono caratterizzate da un sound più decisamente folk e addirittura country come in Breaking Up Slowly, composta e cantata insieme a Nikki Lane. Una storia d’amore tra due amanti che non riescono a lasciarsi, un amore romanzato che collega nonostante lo spazio e il tempo anche quando questo sentimento si fa dolore e in qualche modo è sbagliato. A seguire il blues si fa sentire in Dance Till We Die, dove cita la cover di Joni Mitchell che in effetti, a seguire, chiude il disco: For Free, cantata insieme alle amiche Zella Day e Weyes Blood. È un’istantanea che racconta una scena di convivialità tra amiche, in cui si balla, si beve, e nonostante la vita non sia sempre come abbiamo pianificato, bisogna continuare a ballare: “And life doesn't always work out like we planned, We keep it movin’, babe”; così  la cantautrice ci lascia verso la fine del suo disco con leggerezza e con un auspicio verso il futuro.
Lana, dunque, si fa interprete del mondo in cui viviamo, non scrive da star e icona ma da donna del suo tempo, vivendone tutte le contraddizioni, la scelta tra libertà e la solitudine, tra compromesso e indipendenza, tra affermazione personale e professionale, parla di un tempo sospeso in cui ogni scelta è rimandata al futuro, forse un maggiore slancio e propensione all’agire sarà presente nel prossimo disco in uscita a giugno, Rock Candy Sweet. Vedremo!





Chemtrails over the Country Club
Lana Del Rey
studi di registrazione
Conway Recording, Hollywood, California, Electric Lady Studios, New York City, New York
produttori Jack Antonoff, Lana Del Rey, Rick Nowels
etichetta Interscope Records, Polydor Records
tracklist: 1. White Dress; 2. Chemtrails over the Country Club; 3. Tulsa Jesus Freak; 4. Let Me Love You like a Woman; 5 Wild at Heart; 6. Dark but Just a Game; 7. Not All Who Wander Are Lost; 8. Yosemite (Lana Del Rey, Rick Nowels); 9. Breaking Up Slowly (Lana Del Rey, Jack Antonoff, Nikki Lane); 10. Dance Till We Die; 11. For Free (feat. Zella Day, Weyes Blood, cover di Joni Mitchell)

Lascia un commento

Sostieni


Facebook