“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Giovedì, 21 Maggio 2020 00:00

“Macello”: il riff e la mannaia

Scritto da 

Mi sono sempre piaciuti i libri che iniziano con un monito. Quelli dove l’autore ti prende per mano e ti avverte che quello che sta per raccontarti non è scontato come credi. Quei libri che debuttano con l’incipit “incauto lettore”. Questa tecnica sopraffina fu utilizzata, e viene utilizzata ancora, anche nel campo musicale, naturalmente nessuno si sognerebbe di mettere ad apice di una canzone una frase/monito del tipo sopracitato.

Ma i discografici hanno il fiuto fino e quando intravedono una possibilità di guadagno, anche la più blanda, ci saltano sopra e cercano di spolparla fino all’osso. Fu così che nel 1985 la RIIA (Recording Industry Association of America) lanciò la famosa etichetta bianca e nera recante la scritta “Parental Advisory – Explicit Content”. In poche parole, una sorta di monito per i genitori che stava a significare che tra i solchi del vinile acquistato dal proprio figlio/a c’era qualcosa di pericoloso e offensivo.
L’iniziativa, lanciata per mettere a tacere la PMRC, un’associazione  bigotta che vedeva i gruppi rock come i nuovi oggetti del demonio, ebbe particolare successo sortendo in realtà l’effetto contrario. Gli album che erano etichettati con la PAL diventarono tra quelli più richiesti sul mercato.
A mio modesto parere, in molti casi le band furono incitate a utilizzare temi offensivi all’interno delle loro produzioni così da poter meritare l’etichetta e vendere maggiormente.
A discapito di tutto ciò ci finirono gli album interamente strumentali e ci finiscono ancora. Nessuno infatti può o si sente capace di definire la musica come esplicita o no.
Nessuno tranne il sottoscritto, perché quando scrivo ho bisogno di soddisfare il mio lato narcisista.
Quindi oggi vi parlerò di musica esplicita e lo farò con il più che riuscito nuovo album degli Zolle intitolato, in maniera piuttosto esplicita: Macello.
Primo punto, molto importante, dell’analisi di questo lavoro discografico è che questo album potrebbe riconciliarvi con la musica nella sua sincerità debordante. In questo senso Macello è un disco tra quelli più espliciti che si possano trovare sul mercato.
Detto ciò facciamo un poco d’ordine. Gli Zolle sono un duo italiano che a partire dal 2013 ha sfornato quattro dischi, incluso quest’ultimo, tutti con una cover art che metteva e mette in primo piano una testa di porco, simbolo integerrimo della band.
La formula sonora è semplice e accattivante, una chitarra, una batteria e dei riff che sono puri colpi di mannaia. Tra i solchi del disco si respirano le calde e polverose distese sonore della scena di Palm Desert, che potremmo chiamare Stoner Rock, ed il gusto per il riff come humus e nutriente assoluto delle composizioni.
Nove brani strumentali, ad eccezione di S’offre e M’accetta dove fanno capolino alcuni brevi intrusioni vocali che aggiungono una novità assoluta rispetto al passato discografico del duo.
Ascoltare Macello equivale a regalarsi una piccola esperienza, è un disco vissuto, fatto di anima e sudore, non ci sono sovraincisioni è mirato per scuotere le budella anche dell’ascoltatore più catalettico. In alcuni punti il disco mi ricorda le produzioni più riuscite dei Melvins, ma con una vena più allegra e carnevalesca, godereccia. Un mood di fondo fatto di carne e materia e che fa sentire l’ascoltatore partecipe. Credetemi, vi ritroverete nella stessa sala prove con il duo mentre taglia, affetta, trancia, ricuce brandelli di ritmi e distorsioni grasse.
In un periodo dove l’essere asettici e distanti diviene un diktat, Macello si mette in luce per la sua fisicità estrema e completamente esplicita, senza troppi psicologismi ed in questo suo modo d’essere ha il grande merito di non stancare mai.
Entrate e abbuffatevi a sazietà.





Macello
Zolle
batteria e voce
Stefano Contardi
chitarra e voce Marcello Bellina
registrazione e mixaggio Giulio Ragno Favero
masterizzazione Giovanni Versari
studio di registrazione Sotto il Mare Recording Studios, Madonna dell’Uva Secca, Povegliano Veronese (VR)
artwork Berlikete & Eeviac
etichetta
Subsound Records
tracklist: 1. S’offre; 2. D’io; 3. M'io; 4. M’accetta; 5. L’ara; 6. L’ama; 7. L’affetto; 8. D’annata; 9. L’aura

Lascia un commento

Sostieni


Facebook