“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Martedì, 28 Aprile 2020 00:00

Il “Mezzo secolo di luce” de Il Mare Verticale

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È uscito a gennaio scorso il nuovo lavoro di Francesco Mauro, in arte Il Mare Verticale, dopo il primo lavoro del 2015 Uno, segnalato dalla critica, me compresa − che più che critica mi definirei “criticona” − come una delle proposte esordienti più interessati dell’anno.

Il nuovo lavoro, Mezzo secolo di luce, prodotto sempre dalla New Sonic Records, ha un titolo davvero molto suggestivo e impegnativo, ma soprattutto, oserei dire contraddittorio e “appanato”: dopo un primo ascolto dell’intero album, la percezione è esattamente quella di una condensa di vapore acqueo leggera e impalpabile, un soffio leggero su un vetro che ne rende complessa la visuale dal lato opposto.
E allora, ci tocca fare i bambini dispettosi: strisciata di dita e cerchiamo di scorgere questa luce.
La produzione artistica è curata da Paolo Benvegnù e Matteo Portelli, con la partecipazione di Fabio De Min e del trombettista Lorenzo Soriano e musicalmente parlando il disco è una carezza accurata e delicata: dalla prima all’ultima traccia la melodia che ti accompagna sembra portarti all’interno di un giardino incantato, una ninna nanna in musica e sonorità sognanti.
Se da un lato questa atmosfera crea immagini e mondi rassicuranti, dall’altro i testi ci riportano immediatamente alla realtà: molto sinceri, asciutti, talvolta cupi, in contrapposizione con le melodie che quasi diventano ancestrali e assumono note religiose.
I due singoli che ne hanno anticipato l’uscita sono stati Mezzo secolo di luce e Bar 66: soprattutto il primo, che dà il nome all’intera opera, è un brano molto nostalgico e malinconico, simile per mood e testo al secondo, ragion per cui sarebbe stato più interessante avere due singoli più distanti tra loro.
Due sono i brani che portano all’interno del proprio titolo due nomi di persona, brani e personaggi molto, molto diversi tra loro: Silvio Orlando e Il giorno in cui Donald Trump è diventato presidente. Il primo è un brano che già nelle prime strofe ti riporta immediatamente dietro ai banchi di scuola, tra rumore di gessetti e la campanella che suona. Il tempo in cui si è alla ricerca di se stessi, della propria strada e del proprio futuro. Un tempo in cui, soltanto quando è passato, ci rendiamo conto di quanto l’esperienza tra quei banchi e i nostri professori, forse anche più della famiglia, siano tanto determinanti per il nostro futuro. Una frase resta ben impressa nella mente dell’ascoltatore: “La tua storia in questo giorno qua dipende da quello che cerchi. Ciò che diventerai lo sei già”. Ancora una nota su questo pezzo: sapiente la scelta del titolo in riferimento a tutto l’universo cinematografico che vede in Silvio Orlando, nell’immaginario collettivo, la personificazione del professore per eccellenza, e non solo per un caso fortuito che ha portato l’attore a rappresentare il personaggio del maestro, ma per una sua innata e intrinseca capacità empatica e ironica verso i ragazzi/adolescenti.
Storia diversa per la canzone dedicata al presidente Trump: una canzone d’impegno sociale e politico, un brano di denuncia verso l’approccio da cowboy aggressivo, a tratti totalitario, del presidente americano.
Arriviamo a Fenoglio: la canzone, che presenta un melodia molto più aperta e meno cupa, rispetto alle altre, galleggia tra brama di libertà e paura, tra voglia di partire e di restare.
Folkfest, prima traccia che apre l’album, resta un po’ anonima e si va ad incastonare nel mood malinconico tipico dei tempi andati, lo stesso dei singoli di debutto, anche se lo fa con delle sonorità personali e più originali.
Menzioni speciali per due brani, i più riusciti dell’intero album: Argento e Quella finestra.
Entrambi hanno una leggerezza, ma anche profondità nel testo, che li rende molto più immediati e fruibili. Argento, un dialogo immaginario tra il noi stessi del futuro con quelli del passato, una canzone dalle sonorità sofisticate e che si piazza a metà della tracklist, non a caso, come a segnarne una certa importanza e in qualità di spartiacque con una seconda metà dell’album che si fa decisamente più accattivante. Frase della canzone del cuore: “La magia giace in fondo alla paura”.
Il testo più contemporaneo è quello di Quella finestra: un brano d’amore con quel pizzico di amaro in bocca che ci lascia quando non va come volevamo.
Canzone decisamente più matura è Due voci, in cui la voce di Francesco Mauro affronta il tema della paternità, delle problematiche di coppia che si scontrano con i desideri dei singoli: “Dammi un figlio e proviamo di nuovo a volare”, ti risuona nella testa. Una domanda legittima sovviene: basta sempre un figlio per volare insieme?
Ultima canzone che chiude il cerchio è La camomilla, traccia che resta come la prima, un po’ anonima, ma volendo  fare il gioco del “Se fossi un fiore”, questo album sarebbe decisamente camomilla. La voce di Francesco Mauro ti scende giù come una tazza di camomilla: può piacere o meno, ma è sicuramente una voce che ti rasserena, forse anche troppo. Una pecca del lavoro nel suo complesso è proprio l’assenza di cambi e di variazioni delle forme, nei testi molti impegnati e impegnativi e nella voce del suo cantante: una coerenza fin troppo ricercata e che rischia di rendere tutto molto piatto.
La musica e le melodie sono ottimamente curate e danno quel tocco sognante, quasi liturgico, a tutta l’opera. Mezzo secolo di luce sembra essere un incitamento ad andare verso una nuova luce, a costruirla, riconoscerla, amarla ma senza avere la certezza di saperla accogliere.





Mezzo secolo di luce
Il Mare Verticale
voce e chitarre Francesco Mauro
sintetizzatori e tastiere Marco Dardanelli
basso Alessio Mazzeo
batteria Luca Calabrò
produzione artistica Paolo Benvegnù, Matteo Portelli, Il Mare Verticale
con la partecipazione di Fabio De Min, Lorenzo Soriano
registrazione e mixaggio Matteo Portelli
master Andrea Suriani
artwork Camilla Cattabriga
etichetta New Sonic Records
tracklist: 1. Folkfest; 2. Bar 66; 3. Mezzo secolo di luce; 4. Fenoglio; 5. Argento; 6. Due voci; 7. Il giorno in cui Donald Trump è diventato presidente; 8. Silvio Orlando; 9. Quella finestra; 10. La camomilla

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