“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Martedì, 25 Giugno 2019 00:00

PSCK19 − Intervista a Tonio De Nitto

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Dal 2 al 5 luglio il Napoli Teatro Festival Italia ospita il Puglia Showcase Kids 2019 ovvero − per citarne il sottotitolo − “una vetrina di teatro e danza pugliese per i ragazzi". Tre spettacoli al giorno, tra il Teatro Nuovo e il Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale di Napoli; eterogeneità dell'espressione artistica; un insieme di storie differenti e la possibilità, per gli spettatori campani, di conoscere parte dell'eccellenza del nuovo teatro proveniente dalla Puglia.
Il Pickwick, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, ha deciso di anticipare e di accompagnare la presenza carnale degli attori con interviste che favoriscano la conoscenza dei teatranti che saranno di volta in volta in scena in città.



Per cominciare: raccontateci la nascita della compagnia; raccontateci la vostra storia e i vostri spettacoli e – attraverso gli spettacoli – la vostra poetica, il vostro modo di stare in scena.
Factory è nata quasi dieci anni fa da un’esigenza comune di trovare la nostra strada, sbucciarci le ginocchia e provare a camminare sulle nostre gambe. Parte di noi veniva da una lunga esperienza all’interno di Koreja che è stata una grande palestra organizzativa e artistica. L’esperienza che abbiamo condiviso ha creato un forte sodalizio tra di noi che andava ben oltre il lavoro, i nostri percorsi si sono radicati al Sud cercando la spinta per elaborare qualcosa di completamente diverso. Dopo un primo periodo di ricerca in cui ognuno di noi ha esplorato altre strade inseguendo maestri e percorsi, abbiamo messo mano ai nostri progetti e al tempo stesso chiarito la nostra mission sul territorio. Siamo ripartiti proprio dal nome Factory Compagnia Transadriatica, prendendolo dall’ultimo progetto europeo in cui come regista avevo avuto la fortuna di mettere in scena un Sogno di una notte di mezza estate dove attori italiani e balcanici partecipavano a un delirio divertentissimo e al contempo fedele al Bardo, in cui lingue e linguaggi si sommavano con naturalezza e follia.
Da qui l’idea di una “warholiana” Factory capace di accogliere sogni e percorsi, ma anche l’idea di una compagnia viaggiante e, difatti, abbiamo scelto come nostro logo una nave anfibia, capace con le sue tende sipario di solcare i mari e con le ruote di attraversare i continenti. In dieci anni abbiamo così intrapreso un percorso nei classici, segnato dal grande amore per Shakespeare al quale abbiamo dedicato una trilogia che dal Sogno, passando per Romeo e Giulietta è arrivata a La bisbetica domata facendoci incontrare anche la scrittura di Francesco Niccolini, col quale ci siamo sempre interrogati rispetto al senso delle nostre scelte. Possiamo dire che di spettacolo in spettacolo abbiamo capito come i classici raccontino la nostra visone della realtà, anche se si utilizzano parole scritte quattrocento anni prima. Così il nostro Romeo e Giulietta ambientato al Sud durante una festa di paese, costellato da luminarie, esplorava il disagio generazionale e l’incomunicabilità tra adulti e giovani, la nostra Bisbetica, come una fiaba noir alla Tim Burton, ci dava invece il pretesto per indagare sottilmente la violenza sulle donne e soprattutto inaugurava il nostro sguardo verso il diverso che è diventato centrale in una serie di produzioni come Il misantropo. Lo stesso sguardo e l’attenzione al diverso sono presenti anche nelle produzioni destinate al tout public come Cenerentola, dove anche un principe timido e ciccione si sente inadeguato al ruolo che ricopre e Diario di un brutto anatroccolo dove ci si interroga sull’identità e la ricerca del nostro posto al mondo. In tutti questi spettacoli, caratterizzati da una grande fisicità, capiamo come parola e corpo si fondano e possano raccontarci anche nel più lontano immaginario favolistico qualcosa di molto concreto e universale in cui gli spettatori ritrovano parte del proprio vissuto e lo sublimano attraverso il lavoro degli attori.


Il teatro pugliese, in questi anni, si è caratterizzato per una costante relazione col territorio: dalle residenze “abitate” a un’attività creativa che non si è limitata alla proposta spettacolare. Che relazione avete avuto e/o avete col contesto di appartenenza?
Come detto precedentemente, il rapporto col territorio è stata una delle priorità della nostra Factory, nessuno di noi voleva forse essere soltanto artista, sentivamo un forte richiamo all’impegno concreto nella nostra città e non solo, volevamo permetterci di riaprire spazi e contesti in cui confrontarsi, in cui poter crescere con l’esperienza e mettere a disposizione le nostre competenze che, oltre agli spettacoli, includevano senz’altro i laboratori con i giovani nelle scuole, il lavoro nel carcere penitenziario di Lecce e l’avvio del progetto io ci provo, le rassegne dedicate alle scolaresche, i servizi per lo spettacolo dal vivo coi quali abbiamo sempre più capito di cosa si avesse bisogno. In questo continuo scambio con la gente e con le istituzioni locali (dai Comuni di riferimento, alla Regione e al Teatro Pubblico Pugliese), sono nati molti progetti: l’altarino juke box Trip, che cerca di raccontare e preservare la memoria collettiva, il festival Kids – dedicato alle migliori produzioni nazionali e internazionali tout public − che attraversa e unisce tanti contenitori culturali della città, la Residenza che gestiamo presso il Teatro Comunale di Novoli e il festival I Teatri della Cupa – dedicato ai linguaggi contemporanei − che condividiamo con Principio Attivo Teatro, compagnia con la quale affrontiamo quotidianamente sfide incredibili inseguendo e dando possibilità ai nostri sogni e alle nostre esigenze.
Pian piano il nostro operato e la credibilità acquisita sono stati sempre più premiati dal pubblico, con la possibilità di teniture e riprese anche lunghe dei nostri spettacoli nel nostro territorio. Dal 2018 la residenza di Novoli è diventata un Centro di Residenza (TRAC) riconosciuto dal Ministero: un progetto ambizioso che mette in rete cinque compagnie e quattro teatri diffusi su tutto il territorio regionale (Manfredonia, Ruvo di Puglia, Taranto e Novoli). Il TRAC è nato dalla profonda convinzione che le periferie possano essere poli preziosi per gli artisti che le attraversano così come per le comunità che le abitano, nel rispetto delle vocazioni e delle diverse identità di ogni compagnia e ogni territorio.


Per più di un decennio la Puglia ha rappresentato – sul piano organizzativo, strutturale ed artistico – una “nuova frontiera” della teatralità italiana. Quali sono le condizioni attuali del sistema teatrale pugliese?
La Puglia ha rappresentato per lungo tempo un modello d’innovazione culturale a livello nazionale e internazionale grazie al virtuoso utilizzo dei fondi FESR, al sistema delle residenze teatrali, al rapporto vivo e indispensabile con i territori. L’innovazione teatrale e culturale messa in campo ad esempio dal sistema delle residenze teatrali, di cui Factory è parte dal 2015, ha determinato una crescita importante sia delle imprese che delle comunità, in un virtuoso equilibrio tra domanda e offerta culturale.
Oggi è importante restituire un quadro completo di quella che è la mutata situazione dell’intero sistema culturale pugliese che, se da un lato − come più volte testimoniato dalla Regione Puglia − vanta investimenti, successi e soprattutto un’offerta culturale capillarmente diffusa sull’intero territorio regionale come mai finora, dall’altro si fonda sullo sforzo degli operatori del settore che continuano a garantire i servizi culturali sui territori. Nonostante le ottime premesse garantite da un bando triennale, ben accolto inizialmente dagli operatori, si opera in condizioni difficili a causa dei ritardi nell’erogazione dei finanziamenti assegnati, soggetti a modalità di rendicontazione estremamente complesse. Le imprese pugliesi, che continuano a rappresentare un’eccellenza artistica a livello nazionale e internazionale, si trovano quasi alla fine di un triennio caratterizzato da profonde novità e altrettante difficoltà: ora ci si domanda cosa sarà del futuro del sistema pugliese allo scadere del 2019? Ci auguriamo che il prossimo futuro garantisca al comparto una progettualità di ampio respiro: oggi più che mai siamo chiamati tutti, operatori, istituzioni, artisti ad assumerci le nostre responsabilità per definire nuove funzioni della Puglia che produce, opera, crea e difende un’identità che ha solide radici. Questo processo sarà possibile solo se torneremo a mettere al centro della progettualità culturale il palcoscenico e i lavoratori dello spettacolo. È infine necessario lavorare al più presto per la nuova Legge sullo spettacolo dal vivo al fine di garantire agli operatori la possibilità di operare in un quadro normativo chiaro e condiviso da tutte le parti coinvolte.


Puglia Showcase Kids
è una rassegna di teatro dedicata innanzitutto agli spettatori più giovani. Ebbene: è cambiato, negli ultimi anni, il modo in cui parlare e mettersi in relazione con bambini e adolescenti? Ed è ancora accettabile la definizione “teatro ragazzi” o è più corretto dire di teatro tout public?
Trovo che il cambiamento sia avvenuto soprattutto nelle nuove generazioni di autori e compagnie che hanno portato una concezione diversa dello spettacolo dedicato all’infanzia. Molte strutture, per esigenze ministeriali forse, hanno continuato negli anni a produrre con logiche vecchie, dove il titolo fiabesco poteva assicurare grandi giri e teniture più lunghe e, a modo loro, non necessitava di una presa di posizione, di un punto di vista più chiaro attraverso cui filtrare la materia, come se gli ingredienti bastassero a sé stessi. Troppe volte nel teatro ragazzi si cerca il compiacimento e soprattutto “si protegge” il pubblico, al fine di acquietarlo con qualcosa di immediatamente riconoscibile, che non sposti di una virgola la loro percezione e il loro apprendimento emotivo ed esperienziale. Non so se io sia in grado di fare del buon teatro ragazzi, so solo che come diceva Peter Brook, uno spettacolo è buono se anche i bambini lo possono comprendere. Il mio teatro è tout public per questo, perché parla ai bambini ai grandi, ai grandi che sono stati bambini e ai bambini che vogliono diventare grandi.


A Napoli portate Diario di un brutto anatroccolo. Che spettacolo è? Cosa vedremo?

Vedrete una storia che ha a che fare con tutti noi, con quel sentirsi tante volte inadeguati, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. Una storia di cadute e di cicatrici che, come amo dire, non vanno rimosse, ma devono diventare la nostra forza per rialzarci e capire chi siamo e capire come la nostra diversità sia un grande valore.
La riscrittura della fiaba di Andersen diventa quindi una sorta di diario di vita del piccolo cigno creduto anatroccolo, che attraversa così, momenti della propria esistenza come l’infanzia, la scuola, il mondo del lavoro, l’amore...
Diario di un brutto anatroccolo è un lavoro corale che ha segnato il nostro percorso, il mio sguardo sugli attori, e la nostra vita. Ci ha fatto scoprire la pazienza, l’ascolto e come anche gli ostacoli più grandi si possano superare.
L’incontro con Francesca, una ballerina con la sindrome di Down, ci dà la possibilità non di pensare esclusivamente alla sua storia, ma di universalizzarla, di vedere nelle pagine di quel diario doloroso e divertente le nostre esistenze, di applicare quello che in fondo da sempre fa il teatro, traghettarci attraverso il suo stare in scena, in altri mondi, stati di dolore e di rinascita catartica.
Lo spettacolo affronta la fiaba di Andersen attraverso il linguaggio fisico del teatro-danza, rinuncia alla parola, per rifondare un linguaggio originale fatto di suoni e immagini che in questi anni ci ha permesso di viaggiare nel mondo dall’Europa al Medio Oriente e di ricevere moltissimi premi, non in Italia ovviamente.


Da un lato Puglia Showcase Kids prevede la coabitazione tra compagnie differenti per percorso, lessico ed esperienze – così favorendo la riconoscibilità reciproca tra chi fa teatro – e, dall’altro, consente il confronto con un pubblico extra-regionale, nuovo, inedito. Quanto è importante, dunque, una vetrina del genere in termini di maturazione ulteriore e di possibilità circuitative?
Il teatro per le nuove generazioni fatica ancora a essere riconosciuto nelle programmazioni ufficiali nonostante da anni esprima forse in Italia i percorsi più interessanti nel campo della ricerca teatrale. Lo si confina ancora nella sfera degli indicatori ministeriali, più facili sicuramente da raggiungere con il pubblico scolastico organizzato, almeno fino a quando le riforme scolastiche stesse non annienteranno definitivamente anche questa buona pratica, mentre i cachet sono fermi, più o meno, all’entrata in vigore dell’euro, in un gioco a ribasso che non fa bene al sistema.
Ben venga allora uno Showcase Kids programmato all’interno di un festival internazionale che sembra possa offrire questa doppia possibilità, di confronto tra le compagnie e gli operatori e di visibilità nazionale stessa. Anche al Fringe di Edimburgo o ad Avignone è pratica comune ospitare all’interno della programmazione off vetrine dedicate alle produzioni di altre nazioni sostenute delle istituzioni stesse dei Paesi in questione e dalle stesse compagnie. Buona quindi l’intuizione di approdare in un festival più grande e auspicabile nel futuro un investimento su uno dei due festival internazionali citati.
Ritengo che lo Showcase che garantisca visibilità internazionale alle compagnie sia uno strumento straordinario anche e soprattutto se accompagnato da bandi a sostegno dell’internazionalizzazione della scena che consentano, come avviene già da qualche anno, alle compagnie di essere sostenute in alcuni servizi per poter raggiungere le mete più lontane e organizzare tour internazionali. Uno Showcase slegato da strumenti a sostegno dell’internazionalizzazione rischia di essere sicuramente meno efficace, altrettanto importante è garantire continuità e regolarità ai bandi emanati in tale direzione. Trovo molto interessante da parte del Teatro Pubblico Pugliese l’avere coinvolto anche le compagnie stesse nella segnalazione di festival o operatori stranieri da poter invitare, perché azioni così possono solo rafforzare e realmente far crescere, attraverso la condivisone delle competenze maturate, l’intero comparto. Il circuito teatrale pugliese è da sempre attento ai processi di internazionalizzazione e di valorizzazione delle produzioni regionali, quindi non ci resta che augurare a tutti “buon Puglia Showcase 2019”!




leggi anche:
Michele Di Donato, Semplicità e immediatezza (Il Pickwick,14 dicembre 2016)




Puglia Showcase Kids 2019 è un progetto della Regione Puglia, ideato e realizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, finanziato nell’ambito delle FSC 2014-2020 “Interventi per la tutela e valorizzazione dei beni culturali e per la promozione del patrimonio immateriale”, Progetto Sviluppo e Internazionalizzazione della Filiera Culturale e Creativa dello Spettacolo dal Vivo – Teatro Danza.

www.pugliashowcase.it
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