“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Lunedì, 23 Gennaio 2017 00:00

Da Block a Giovanni, piccola storia di un avvenimento

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Ci sono i grandi concerti: quelli in cui il pubblico applaude e gli artisti si esprimono bene. La serata scivola via tranquilla, soddisfacente per gli spettatori e gratificante per gli interpreti. E poi ci sono gli avvenimenti. Quelli in cui, oltre agli applausi e alla buona musica, succede qualcosa. Qualcosa difficile da spiegare con semplici parole; servirebbero, appunto, le note. Qualcosa che ha dell’irripetibile.

È quello che è avvenuto il 19 gennaio scorso al concerto di Giovanni Block, teatro Bellini. Sold out. E non è neanche questo l’ingrediente principale dell’avvenimento, pure notevole per un artista totalmente indipendente che si è fatto promozione per un mese, volantini alla mano, un porta a porta amplificato a suon di: “Signora, vuole partecipare a un bel concerto? Venga al mio”, detto per strada, alla prima passante. Ma neanche il ‘colore’ generale della serata, in cui protagonista e ospiti (Flo, Ciro Tuzzi, Mariano Bellopede, Arcangelo Caso, Cosimo “Cosmiko”) si sono espressi al meglio, coadiuvati da una formazione d’eccezione con due set di percussioni e uno di batteria, fiati, chitarre e cori (in ordine sparso Pietro Santangelo, Marcello Giannini, Fabio Renzullo, Roberto Porzio, Stefano Formato, Dario Maiello, Pasquale Benincasa, Gianluca Mercurio, Fabiana Martone, Augusto Bortoloni, Giovanni Sanarico), poteva da solo garantire le stigmate dell’irripetibilità. E nemmeno il mix, sapientemente dosato, di intrattenimento e tono artistico messo su senza pause nè sbavature dal giovane ‘cantampositore’ napoletano (ci tiene molto, Block, a distinguere chi la canzone la butta giù a orecchio e chi ne segue il processo armonico, di arrangiamento, di partitura, rifinitura testuale). No. C’è dell’altro.
Qualche giorno fa un amico mi commentava un film, a suo tempo un successone al botteghino, Febbre da cavallo. Non sapendo motivare il suo successo – una commediola come le altre che però, a differenza delle altre, è passata alla storia – ha fatto ricorso a una definizione che trovo esauriente: ispirato. Quel film era ispirato. Ecco, lo spettacolo di Block di giovedì 19 gennaio si è rivelato magnificamente ispirato.
L’ispirazione è una fattispecie dell’arte che prescinde da spiegazioni, tecnica e impegno. Contiene un che di ineffabile che solo l’arte, da sola, verrebbe da dire ‘in sé’, può motivare. E la perfetta compiutezza dell’avvenimento rappresentato da SPOT live, questo il titolo della serata secondo l’acronimo dell’ultimo album blockiano, Senza perdere ‘o tiempo, ha radici lunghe.
Prendi un ragazzino, con grande talento e il cognome giusto, una presenza perfetta e padronanza di voce e strumenti, e hai la storia del primo Block. Ventenne, come direbbe il nostro sindaco, “scassa tutto”: premi, applausi, fan in delirio e contatti coi nomi grandi della scena. Chiunque, in città, ne profetizzava l’ascesa. Con il successo l’invidia: è un ‘creaturo’, è gasato, si sente un dio. Arriva un album con una major e qualche tournée nazionale. Poi qualcosa, nel meccanismo apparentemente perfetto dell’ascesa, si inceppa. Block si ferma a guardare ciò che gli era capitato. E capisce che qualcosa non andava: la troppa facilità con cui avveniva tutto ciò. Che non basta il cognome, per dire. A quello va aggiunto un nome. Perciò decide di fare due cose. Da una parte, si raffina con quattro diplomi al Conservatorio. Dall’altro, si sporca. Torna alle cantine dell’underground. Col piglio del protagonista. Ideando, insieme a un altro paio di geniacci del giro cittadino, Peppe Di Taranto e Vincenzo Rossi, una macchina tanto perfetta da apparire semplice: il Be Quiet. Uno dei primi esperimenti di serate a palco libero con finalità artistiche. Al Cellar, tempio della musica indie napoletana, si alternano centinaia di musicisti e cantautori. Giovanni entra in contatto col meglio e col peggio che la città esprime sotto forma di note. Realizza uno show radiofonico e un festival (ad Oratino, provincia di Campobasso, tutti gli agosto da tre anni in qua). Poi arriva uno spettacolo teatrale, sempre al Bellini, e con questo la consapevolezza che la macchina semplice era, in realtà, da guerra. La musica libera può avere un palco, una vetrina, senza ricorso a promozioni mafiose ed etichette posizionate.
La definitiva svolta avviene nel 2016: Block lava i panni nel Sebeto e compone un album tutto in napoletano, frutto dell’incontro di queste varie cinetiche. Il passato di entertainer, tra Gaber e Rino Gaetano. Il passaggio ‘nobile’ all’Accademia. Il guizzo ribaldo degli spazi sotterranei. La padronanza del palco dopo anni di show teatrali. L’estro comico, maturato a suon di sfottò tra radio e incursioni festivaliere. Sì. Ora ci siamo. Block è diventato Giovanni (in ebraico "Dio è molto generoso con te") e il ragazzino baciato dal talento un uomo. Non è da tutti, però, gestirsi con l’ispirazione dell’altra sera. Un augurio: che l’irripetibile si ripeta. Che esca da Napoli per parlare di Napoli. Uno show del genere starebbe benissimo a Roma, Milano, Parigi. C’è tanta fame di gente che la musica la fa esplodere. Con ispirazione.



 


Sul concerto di Giovanni Block al Teatro Bellini leggi anche:
Francesco Affortunato Block al Bellini (Il Pickwick, 22 gennaio 2016)

 

 

 

SPOT Live
Giovanni Block
special guest Flo, Ciro Tuzzi (EPO), Francesco Boom Buzz Ausiello (Moda Loda Broda), Arcangelo Michele Caso, Mariano Bellopede, Pietro Santangelo, CosMICO
in scena Marcello Giannini, Dario Maiello, Roberto Porzio, Fabio Renzullo, Pasquale Benincasa, Augusto Bortoloni, Fabiana Martone, Gianluca Mercurio, Giovanni Sanarico, Stefano Formato
Napoli, Teatro Bellini, 19 gennaio 2017

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