"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 20 Marzo 2013 21:54

Fine della ricreazione

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Quinto appuntamento con la rassegna Visioni a cura del Centro Donna di Avellino.
Napoli, una mattina d’estate. Salvatore, 17 anni, prende il suo carretto per vendere granite, dopo che il padre si è già avviato con il banchetto motorizzato. Ma il compito che lo aspetta quella mattina non è servire clienti assetati. Quella mattina deve fare un “favore” per il boss del quartiere: in pratica deve sorvegliare una ragazza poco più piccola di lui, Veronica, reclusa in una struttura abbandonata in una delle periferie della città. Costei ha commesso l’errore di farsi vedere in giro con il tizio sbagliato (in quanto affiliato alla famiglia rivale) e per questo è stata punita, in attesa che il boss la incontri a fine giornata.

È un intervallo lungo un giorno ma che rappresenta uno iato profondo nella storia di vita dei due adolescenti, una cesura che segna l’ingresso nell’età adulta come può accadere a Napoli e in altri contesti marginali, dove la normalità si declina secondo altre norme, altri codici e modelli. Salvatore ha abbandonato la scuole e sogna di fare lo chef, Veronica prosegue il suo percorso scolastica già consapevole di come ingraziarsi i professori a fine anno, strappando loro la promozione. Vite come se ne trovano a centinaia nelle periferie a rischio delle nostre città, dove non è possibile scegliere da che parte stare senza il consenso di chi detiene il potere effettivo sul territorio.
Sembra una situazione drammatica da società patriarcale e tradizionale, ma è la Napoli di questi anni.
La sceneggiatura a sei mani del regista, di Maurizio Braucci e di Mariangela Barbanente tesse una storia credibile e straordinariamente attenta alle dinamiche relazionali di adolescenti reali, che come altri proiettano i loro desideri in un set costituito dall’immaginario televisivo di questi anni (giocano all’Isola dei famosi sapendo che è solo un sogno catodico, laddove Garrone fa del reality una dimensione distorta del possibile). E così la macchina pedina i due protagonisti in un labirinto di stanze diroccate e corridoi bui, scale e scantinati che costruiscono il perimetro in cui si attua il rito del passaggio alla dimensione della maturità. E come in tutte le favole c’è un bosco da attraversare – ad un certo punto del pomeriggio i ragazzi perlustrano il giardino abbandonato che circonda la struttura, arrivando a un passo dalla una libertà apparentemente possibile che negano perché sanno di non poter fuggire il loro destino – prima di portare a termine il loro percorso di iniziazione.
La fotografia di Luca Bigazzi rende come sempre alle luci e alle ombre il consueto nitore capace di dare dignità cinematografica anche al degrado, mentre la musica di Marco Cappelli scandisce con parche note stranianti i momenti del racconto. Continua la felice stagione del cinema d’autore italiano, trovando in Di Costanzo un esponente di quella corrente napoletana che seguita imperterrita a produrre opere notevoli da più di vent’anni.
In concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia 2012, il film ha vinto il premio Fipresci e quello Lanterna Magica assegnato dalla giuria dei Cinecircoli Giovanili Socioculturali in collaborazione con il Comitato per la cinematografia dei ragazzi.

 

 

 

 

Visioni
L’intervallo
regia Leonardo Di Costanzo
con Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco, Antonio Buil Puejo, Jean Yves Morand
sceneggiatura Leonardo di Costanzo, Maurizio Braucci, Mariangela Barbanente
fotografia Luca Bigazzi
musica Marco Cappelli
distribuzione Istituto Luce – Cinecittà
paese Italia, Svizzera, Germania
lingua originale napoletano (sott. Italiano)
colore colore
anno 2012
durata 90'
Avellino, Cinema Partenio, 13 marzo 2013

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