"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 19 Novembre 2016 00:00

Von Hausswolff e Swans: la Vichinga e il Sacerdote

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La gotica vichinga bionda, la svedese Anna von Hausswolff, e il lugubre sacerdote californiano, Michael Gira, anima (persa e irrecuperabile) degli Swans, si avvicendano sul palco del restaurato Teatro Manzoni di Bologna, che offre adesso un’acustica di tutto rispetto, anzi proprio notevole. Di questo traggono vantaggio gli Swans (ci sguazzano, più precisamente), con dei volumi estremi dei loro pienissimi suoni che rasentano la distruzione neuro-cerebrale, quella timpanica e quella emotiva.

Il gruppo torna con un nuovo album, The Glowing Man, alle modalità iniziali della sua espressione musicale (i Cigni danzano dal 1983), quando l’ardua ascoltabilità non era data tanto dalla lancinante disperazione priva di possibilità di redenzione del genere (hardcore, noise, industrial), quanto da volumi spacca-orecchie. È stato per me quindi molto faticoso resistere per oltre due, intensissime, ore di concerto dei Cigni, ma l’interesse per il muro sonico che vedevo progressivamente conglomerare, risucchiare gli spettatori, ha prevalso. I recessi, estetici ed esistenziali, più scuri li ho visti tutti al concerto degli Swans: look estremi, maggioranza schiacciante delle persone (da giovanissimi a cinquantenni) vestite di nero totale, in religioso silenzio, e poi, quando il suono vorticoso degli Swans inizia per il primo pezzo, parte un head bunning che non ricordavo dai tempi del punk e del grunge adolescenziali (sottolineo che il primo pezzo è durato più di trenta minuti...). E si succedono da qui narrazioni monstre – nell’ultimo album esageratamente dilatate e ridondanti – terribili di grigiore metropolitano, di dolore post-industriale, di morte prematura, di sensi drogati e putrefatti, di vuoto estremo che inghiotte.
Nulla da eccepire sulla qualità tecnica degli Swans, sulla loro devastante onda sonora e la perfetta corrispondenza tra i sei componenti del gruppo, né sul coinvolgimento in grado di esercitare sul pubblico, che pareva attraversare stati d’animo che andavano dall’estasiato al lobotomizzato. Ma il suono claustrofobico ed assordante non mi ha fatto dormire sogni tranquilli, e, dall’alto di un ottimismo della volontà dettato sia dal vissuto che – oramai – dall’anagrafica, mi chiedo come possa cotanta assordante disperazione essere rimasta inalterata e ancora sanguinare dopo tanti anni. Un’apocalisse sotterranea, letale, in cui il guru Gira trascina, impotente, il mondo, in una reificazione troppo uguale a sempre di un orrore originario che se non muta è, in fin dei conti, per una precisa (mancanza di) volontà soggettiva.
Segnalo, oltre ai mitici (in vari sensi, come visto poc’anzi, e senz’altro in senso assoluto per i loro fan) Swans, l’eccellente esibizione della trentenne scandinava, al suo terzo album, davvero potente, ammaliante e magnetica. The Miraculous è titolo azzeccatissimo: ricercate atmosfere ancestrali e dark si fondono magicamente. Mi è sembrato a tratti di ascoltare i Dead Can Dance, quando non Siouxsie Sioux, ma con un’originalità e una contemporaneità consistenti. Una sorpresa magnifica. Da ascoltare, seguire e rivedere.

 

 

 

Anna von Hausswolff & Swans
Swans
voce, chitarra elettrica, chitarra acustica
Michael Gira
lap steel guitar, chitarra elettrica, chitarra acustica, voce Christoph Hahn
percussioni, dulcimer Thor Harris
basso, voce Christopher Pravdica
batteria, dulcimer, voce Phil Puleo
chitarra elettrica, voce Norman Westberg
batteria, piano, synth, mellotron, basso, chitarra elettrica, voce Bill Rieflin
Bologna, Teatro Manzoni, 5 Novembre 2016

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