“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Martedì, 19 Marzo 2013 09:31

Il paradigma della città dei suoni

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Un assaggio dello stato dell’arte del rock secondo le giovani generazioni americane, quelle che ascoltano la musica delle college radio e non appartengono a nessuna sottocultura esteticamente connotata. La musica che ascolta la maggioranza di coloro che hanno occupato Wall Street e che sicuramente hanno rieletto Obama.

Sembrano usciti da un serial su un campus universitario i quattro Acces Royale, direttamente da Washington, dal cuore dell’America liberal. Suonano con passione e determinazione, aiutati dalla scelta di un repertorio che spazia con disinvoltura tra brani ascrivibili alla new wave della new wave inglese e americana, richiami mainstrem, echi degli anni ’80.
Il live segue grosso modo la tracklist del loro esordio City of Paradigm (etichetta Aru Company, uscito a maggio del 2012). Il ruolo di lead vocalist è equamente condiviso da Vee (chitarra) e da Charles (synth) che in alcuni brani cantano insieme, la sezione ritmica è stranamente al femminile, affidata a Robzie (batteria) e a Jessica (basso) che si è unita al trio di titolari al posto di Casey, il quale ha prestato il suo basso per la registrazione in studio.
Si parte con Ignite, e subito si è proiettati in Inghilterra alla corte di Ash e Blur, con un ritornello cantabile che si adagia su tappeti melodici. Seguono le inedite Trouble e Remembrance, quest’ultima un andante dai forti sapori Coldplay. Il nuovo singolo Truth in Numbers è reso in una lunga versione trascinante, cui non mancano i consueti richiami ai Bloc Party più melodici. Home esemplifica tutto il potenziale commerciale del gruppo, con il suo incedere tipico da score di una soap per adolescenti malinconici (spero non licantropi né vampiri). No One Else si veste dal vivo di accenti più dark, come degli Interpol che flirtano con i Placebo. Aim High è il singolo che li avvicina agli Editors, mentre Strive raddoppia le voci per rievocare i migliori Franz Ferdinand e i loro brani a passo di marcia.
Il ritmo si fa più sincopato e i suoni scoloriscono nel dark marziale e ipnotico di You’re Stuck in My Spell. Life deve molto al quartetto di Dublino più famoso del mondo (“All I wanti is you in my life”, ma questo lo cantavano anche i Depeche). Fear Inside libera le paure dopo un’intro di archi sintetizzati in un mid-tempo very teen. Prima del bis unplugged concesso dal solo Vee, Hide non riesce certo a nascondere la facilità con cui il gruppo macina melodie anthemiche moderne. Una dote che potrà dar loro l’accesso per altre menti e altri cuori nel mondo.

 

 

 

Access Royale
voce e chitarra Vee Styles
voce e synth Charles Maven
basso Jessica
batteria Robzie Rhodes
Avellino, Godot Art Bistrot, 12 marzo 2013

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