“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Giovedì, 14 Luglio 2016 00:00

Kingston/Napoli e ritorno

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A quattro anni di distanza dal loro primo lavoro, Push, gli Indubstry tornano con Overcome, nuovo progetto contenente undici tracce. Il dub, e più in generale il reggae, hanno caratteristiche di facile identificazione perché muovono i propri passi all’interno di ambiti ben definiti ed anche piuttosto rigidi. Analogo discorso può essere fatto anche per altri generi musicali, ma nel dub, e nel reggae, questi concetti vengono sublimati all’eccesso e condotti alla loro massima espressione.

Tutto ciò porta ad un’immediata riconoscibilità del genere, ma può, talvolta, rendere difficilmente distinguibili i brani, non solo di uno stesso gruppo, ma anche di differenti band. Il che di per sé non è una gran scoperta, ma di sicuro non contribuisce a rendere facile la diffusione di un progetto musicale o che riesca, perlomeno, a differenziare il suo linguaggio in maniera tale da raggiungere un’identità che lo renda unico ed irripetibile. Che è poi, una delle chiavi del successo su larga scala, nonostante spesso si storca un po’ il muso dinanzi a tali considerazioni, confondendo il mainstream con la qualità oggettiva di un pezzo che, grazie ad una miscela di elementi, “arrivi al pubblico”.
Da questo discorso non si discosta di molto Overcome, in quanto, pur essendo ben scritto sia nelle musiche che negli arrangiamenti, e mixato e registrato in maniera assolutamente impeccabile, rientra nei canoni del genere, forse anche troppo, e per questo non rimane facilmente impresso se non dopo diversi ascolti. Fanno eccezione, tuttavia, i brani che vedono la partecipazione di due influenti esponenti della scena rap partenopea del passato e del presente: Zulù, dei 99 Posse e Clementino. Proprio questi due feauturing rappresentano gli episodi di maggior impatto dell’album, e mostrano, o almeno questo è ciò che traspare, l’essenza della band, che è certamente influenzata dal genere di riferimento, ed in esso trova la sua spontaneità e la sua vena creativa, ma che qui riesce a spiccare quel salto, ad ottenere, tramite il dialogo con altri mondi, quella personalità ed unicità che rende ottimo un lavoro di per sé già buono. Questo risultato è raggiunto anche grazie alla scelta di esprimere il testo in napoletano, probabilmente per ottenere un dialogo più credibile con gli ospiti, che dell’uso del dialetto in modi e forme personali, hanno fatto segno distintivo.
Quella che può essere considerata quasi come una “necessità”, in realtà conferisce vigore creativo, ed influenza anche le scelte melodiche che rimangono istantaneamente impresse, tanto che ci si ritrova sovente a canticchiarne dei frammenti random. Fuoco e Paren e Mast riescono ad elevarsi nettamente dal resto dell’album, non perché se ne discostino in maniera “misurabile” da un punto di vista sonoro, ma perché trovano nell’influenza reciproca, nella contaminazione tra ritmi in levare ed il personale flow dei due ospiti, la loro unicità, pur rimanendo radicati nel contesto di partenza. Sicuramente l’uso della lingua napoletana contribuisce non poco ad ottenere questo risultato, perché con la presenza di molti termini tronchi – caratteristica che la rende metricamente molto simile all’inglese – riesce a posarsi perfettamente sulle dinamiche create dai ritmi in levare, e ad esaltarne il mood. In altre parole, il connubio tra musica reggae/dub e napoletano, sulla scia delle prime fortunate esperienze condotte dagli Almamegretta dai 24 Grana negli anni ‘90/’2000, dimostra ancora una volta di essere vincente, e promette ulteriori evoluzioni in produzioni di più larga diffusione, senza necessariamente vendersi alle logiche di mercato.
Overcome è un album che si ascolta con piacere, con momenti più interessanti ed altri meno, ma che in generale rappresenta un buon lavoro, a conferma dell’evoluzione della band e della continua ricerca di esplorazione che potrebbe essere la chiave di lettura giusta per compiere l’ultimo step verso la piena consapevolezza di sé.

 

 

 

 



Indubstry

Overcome
voce
Filippo D'Avanzo
chitarre
Francesco Punziano
batteria
Giancalo Aquilonia
tastiere
Domenico Vitolo
basso
Alfonso D'Ambrosi
produzione
Suonivisioni
distribuzione
Audioglobe
registrazione
Luigi Esposito, Scere Haram Studio
mixaggio
Umberto Echo, Elevator Studio
anno
2016
Tracklist 1. The Evil Vampire; 2. Fuoco (feat. Zulù); 3. My Party; 4. War Inna the Yard; 5. Why; 6. Paren e Mast (feat. Clementino); 7. Book of Life; 8. Two Kings; 9. Realize; 10. Book of Dub (Umberto Echo Dubmix); 11. Realize in Dub (Umberto Echo Dubmix)
website pagina FB della band

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