“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Domenica, 24 Febbraio 2013 20:53

Tra storia e poesia del movimento: le donne di Klimt al Tunnel Borbonico

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Napoli è sempre piena di posti interessanti da scoprire. Tra questi c’è il Tunnel Borbonico, un grandissimo viadotto fatto costruire nel 1853 per ordine di Ferdinando II di Borbone con l’intento di creare un passaggio che collegasse il Palazzo Reale con Piazza Vittoria, quindi con il mare e le sedi delle caserme. Dopo secoli di storia, nel 2007 il Tunnel è stato rivalutato da parte di alcuni geologi e sono stati rinvenuti molti autoveicoli e motoveicoli insieme ad alcune statue e busti, che si possono osservare come pezzi museali.
Oggi il Tunnel Borbonico è un luogo molto attivo culturalmente. È stata allestita, infatti, al suo interno, tra un acquedotto ed un altro, una piccola area teatro, con una struttura piatta che assomiglia ad un palco e delle sedie per gli spettatori. Si organizzano concerti, spettacoli teatrali e di danza e tutto è accompagnato dalla preziosità ed austerità del luogo e dal suono leggero delle gocce d’acqua che rimbomba nell’altezza dello spazio.

Prima di ogni spettacolo un gruppo di geologi mostra orgogliosamente il proprio lavoro di scavo e di rinvenimento di ciò che è rimasto nascosto per tanto tempo nel Tunnel ed accompagna così pian piano la gente nell’area teatro.
Appena giunti nella suddetta area, sabato 23 febbraio 2013, il pubblico scorge due donne, belle e con una fisicità plastica, che si muovono con piccoli e leggeri movimenti come fossero quadri che si stanno animando. Sono due donne simili, ma differenti allo stesso tempo. La loro fisionomia già lo racconta, una rossa e l’altra bruna, e le psicologie femminili che da lì a poco andranno ad incarnare nella danza lo confermeranno.
Sono le donne di Klimt. Sono Igea, Giuditta, La Speranza, La Vergine.
Lo spettacolo, infatti, uno studio per due danzatrici ed un musicista, è un omaggio all’artista austriaco Gustav Klimt, in occasione dei centocinquant'anni dalla sua nascita. Lo studio sulle figure femminili del pittore è molto chiaro. Klimt, in contrasto con il periodo storico in cui operò, scelse per i suoi quadri non donne giunoniche e dalla sensualità esplicita, ma donne immerse nella loro intimità. La performance, allora, gioca sul duplice aspetto della figura femminile che scaturisce dall’analisi dei quadri del pittore.
Da una parte, la donna passionale, sensibile all’ambiente, istintiva ed ancora in cerca di se stessa; dall’altra la Gran Madre, generatrice di tutte le creature e che vuole accoglierle nel suo grembo. Le due sembrano anime intrappolate nei quadri e nelle fisionomie femminili che incarnano.
Giocano tra loro, ognuna ripercorre i propri movimenti ed accoglie o rigetta l’altra in fugaci momenti di contatto.
Il ritmo del movimento è lento e poi si velocizza fino ad arrivare ad un isterismo ed il respiro, a volte più intenso, sembra essere la via per arrivare alla liberazione, che non avviene mai. L’oro, elemento lampante delle opere di Klimt, è il simbolo dell’eros e della sensibilità che attraversa le due donne ed è richiamato dalle vesti color carne che le due danzatrici indossano.
Oltre all’eros ed alle donne, anche la figura maschile entra in gioco.
Un uomo, che fin dall’inizio della performance è seduto di fronte al palco, vestito in abbigliamento quotidiano, inizia a suonare il sax ed il ritmo del suono dello strumento guida ed indirizza il movimento delle due danzatrici. L’incantesimo e la poesia tutta al femminile sono rotti dalla musica e dall’ingresso dell’uomo all’interno del “quadro”. Ecco che l’una si fa da parte per permettere all’altra di stare insieme all’uomo e di vivere la propria esperienza e così il nucleo iniziale si divide e si ricongiunge come in una cellula.
La performance si vive tutta d’un fiato e la qualità di movimento delle due danzatrici, nonché il loro focus, rispecchia il fatto di voler trattenere la tensione e l’energia e nello stesso tempo di provare invano a liberarsene. C’è solo un momento in cui una delle due donne, la Grande Madre, riesce a liberare le sue sofferenze, ma lo fa con la voce, non con il movimento.
Il pubblico, quindi, osserva curioso ed interessato, i due corpi plastici e chiari e concentrati nella loro ricerca all’interno ed attraverso il corpo. E si ha la sensazione di percepire qualcosa di antico, basta discostare per due secondi lo sguardo dalla scena e ricordarsi di essere tra le mura alte e profonde di un antico viadotto. 
Quando l’incanto poetico delle due donne è finito, il pubblico viene guidato ancora all’interno del Tunnel per completare la visita. Ma per chi ha interesse a visitare il luogo, è sempre possibile farlo, come poter seguire la fitta programmazione di eventi che l’organizzazione del Tunnel Borbonico propone.
Questo fa riflettere sul fatto che la ricchezza della città di Napoli si trova proprio nella presenza di numerosi luoghi non convenzionali adatti al teatro, alla danza ed alla cultura in generale ed all’entusiasmo con cui lavorano le persone che li gestiscono. Quindi basterebbe che anche la comunità riuscisse a vederne il valore e rispecchiarsi in quei luoghi ed in quella storia, riappropriandosi così di un senso di appartenenza per proporre e fare sempre di più e farlo al meglio.

 

 

Percorsi Sensoriali
Le donne di Klimt
progetto
Susanna Sastro
coreografia ed interpreti Rossella Fusco, Susanna Sastro
Sax alto Cesare Settimo
costumi  Leandro Fabbri
prodotto da Körper International Dance Contemporary Art Center
Napoli, Tunnel Borbonico, 23 Febbraio 2013
in scena 23 febbraio 2013 (data unica)

 

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