“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Lunedì, 18 Febbraio 2013 08:30

La fuga, la luna e la tempesta

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La XXIV Rassegna del Cinema d’Autore Visioni a cura del "Centrodonna" di Avellino in collaborazione con "I Quaderni di Cinemasud" è cominciata mercoledì 13 febbraio al Cinema Partenio e proseguirà per altre 10 settimane. Come sempre la scelta dei film è improntata alla presentazione di opere d’autore – quasi sempre provenienti dai festival più importanti – che non sono state distribuite nel capoluogo irpino. Film d’apertura è stato Moonrise Kingdoom. una fuga d’amore, settimo lungometraggio di Wes Anderson (che ha inaugurato la scorsa edizione del Festival di Cannes).

La storia si svolge nel 1965 e vede protagonisti due dodicenni, Sam e Suzy. Scout kaki impegnato in un campo sull’isola di New Penzance (le location sono state fatte nel Rhode Island), Sam è un adolescente orfano e adottato con problemi di adattamento. Suzy è la primogenita di due avvocati benestanti e in crisi, ha altri tre fratellini e come Sam si sente incompresa e non amata. I due si conoscono durante l’allestimento di un’opera di Britten nella chiesa dell’isola (Suzy interpreta il corvo) e dopo alcuni mesi decidono di fuggire insieme. I fidanzatini riescono a farla franca per alcuni giorni, ma poi devono fare i conti con la realtà e con una tempesta che scombussola le vite e le storie dell’intera comunità.
Scritto dal regista con Roman Coppola, il film ha anche stavolta al centro una dinamica basata sui legami familiari, sul desiderio di ritrovare una famiglia che non si è mai avuta (Sam) o capita (Suzy) e anche di avere qualcuno da proteggere e amare come un figlio (lo sceriffo interpretato da un inedito Bruce Willis). Il registro è quello surreale e favolistico delle opere precedenti e la confezione è accurata nei minimi particolari. La fotografia dai toni pastello di Robert D. Yeoman accentua l’atmosfera antirealistica e la scenografia e i costumi contribuiscono a restituire, assieme alla recitazione sopra le righe, tutto il senso del perbenismo di un’epoca ormai remota, persa fra le commedie spensierate alla Doris Day e i live action della Disney.
Anderson ha il senso del ritmo e organizza le scene grazie anche all’uso sapiente della musica, mai così importante come in questo caso.
L’incipit, con le riprese nella casa di Suzy mentre i fratelli ascoltano la musica di Purcell eseguita da Britten a scopo didattico, ricorda il miglior cinema inglese a sfondo storico, mentre la contemporaneità sottolinea le fughe a piedi e in canoa – in quella sorta di Isola Che Non C’è che è New Penzance – con brani folk e altri successi d’epoca. Certo Anderson rischia l’accusa di coltivare alla fine solo un freddo e compito accademismo, dove i protagonisti adulti incarnano dei tipi fortemente caratterizzati, fissi nei loro ruoli bidimensionali da cartoon, ma traspare anche un sincero coinvolgimento nella narrazione che fuga il sospetto di un puro esercizio di bella calligrafia. Decisamente divertente l’utilizzo di Bob Balaban quale “coro” che spiega i retroscena e introduce i luoghi geografici dell’azione.
Troppo personale per inseguire una narrazione convenzionale, Anderson continua a comporre e codificare il suo universo.

 

 

 

 

Visioni
Moonrise Kingdom. Una fuga d’amore
regia
Wes Anderson
con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Jared Gilman, Kara Hayward, Tilda Swinton, Jason Schwartzman, Bob Balaban, Harvey Keitel
paese U.S.A.
distribuzione Lucky Red
sceneggiatura Wes Anderson, Roman Coppola
fotografia Robert D. Yeoman
musica Alexandre Desplat
lingua originale inglese
colore colore
anno 2012
durata 94 min
Avellino, Cinema Partenio, 13 febbraio 2013

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