“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Venerdì, 15 Febbraio 2013 22:03

L'amico "americano"

Scritto da 

Jonas David ritorna al Godot Art Bistrot di Avellino dopo circa otto mesi per riproporre quel sound che lo rende, a ragione, il più americano dei nuovi cantautori europei. Nativo di Wuppertal, il venticinquenne musicista tedesco si avvale anche stavolta delle percussioni di Davide Iacono (apprezzato frontman dei VeiveCura) e delle chitarre più glockenspiel e tastiere di Johannes Dietsch.

Si ha subito l’impressione che il perimetro del nuovo cantautorato indie e folk (proprio nel senso di non-urbano) stia stretto a David. Il gig lo vede modulare la voce su cadenze e accordi più legati al suono mainstream (la definizione non ha connotati di valore), più legati – insomma – al modo di cantare che rimanda a classici del pop-rok quali John Mellencamp, Tom Petty, fino ad arrivare a degni epigoni quali Counting Crows, Train e Goo Goo Dolls. Questi richiami si addicono esclusivamente all’intonazione vocale (e non sempre) poiché la materia musicale assicurata dai suoi comprimari si declina – secondo coordinate personali – nell’alveo del suono indolente e folksy dei vari Bon Iver, Bonnie Prince Billy e Damien Rice. Hush assume le vesti di lamento sofferto d’amore per cercare di trovare ancora l’intesa con chi ci biasima (“Affronto ogni tuo strale, i brividi vanno a finire nel tuo lato oscuro, ma io sono quello che non si pente, ogni tentativo è vuoto”).
I brani iniziano spesso con arpeggi acustici, mutano ritmo mentre l’elettrica acquista vigore, ritornano ad una dimensione più calma, sottolineati dalle note del glockenspiel, per poi sfociare in crescendi emozionanti. La voce di Jonas riesce a sottolineare i passaggi dell’intero spettro emotivo, e così da intima e sussurrata diventa decisa e rabbiosa, fino a sfociare, a volte, in un ululato di rabbia, secondo la lezione di Thom Yorke.
Altre volte la canzone assume l’aspetto di una storia articolata e narrativa, quale novello Mark Eitzel con o senza i suoi American Music Club. Conclude la serata una insolitamente ritmata Fears Take Flight a fugare i timori per un’esperienza da condividere (“Dimmi tutte le tue paure, così posso gettarle via. Le paure prendono il volo. Voglio solo che tu sia amata. Voglio solo che tu ti perda nei miei occhi”). Peccato che sia mancata la cover di Umbrella (sì, proprio quella di Rihanna! – inclusa nel mini-live uscito lo scorso anno Live From Tv Noir, registrato a Berlino) a suggellare una serata intima e trascinante insieme.

 

Jonas David
chitarra acustica Jonas David 
chitarra acustica, elettrica, glockenspiel, organo Johannes Dietsch
batteria, synth Davide Iacono 
Avellino, Godot Art Bistrot, 10 febbraio 2013

Lascia un commento

Sostieni


Facebook