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Mercoledì, 11 Marzo 2015 00:00

Il "colpo" dei Verdena

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A distanza di tre anni dal loro ultimo album, Wow, i Verdena, gruppo bergamasco nato nel 1995, assestano un altro bel colpo quando il 18 dicembre 2014 annunciano l'uscita del loro sesto lavoro, un doppio album in due volumi: Endkadenz Vol.1, padre di un secondo volume la cui uscita è prevista per l’estate prossima.

Non smettono mai di stupire i Verdena: dopo vent’anni di carriera, ma già dagli esordi, hanno dimostrato di fregarsene delle dinamiche del mercato non rinunciando a fare la loro musica, controversa e “alternative”, termine del quale si continua a fare incetta e che veniva utilizzato in quegli anni in Italia per definire ciò che non faceva parte del grande calderone della musica italiana ma che all’estero suonavano già da un pezzo.
Sin dal nome dato all’album si può intravedere la volontà del gruppo di voler esser considerati diversi e l’obiettivo di voler “colpire il timpano” del loro pubblico a suon di musica e testi.
Il titolo e la grafica del libretto dell'album sono ispirati all'Endkadenz, effetto scenico teatrale ideato dal compositore Mauricio Kagel che egli stesso prescrive: "Colpisci con tutta la forza possibile sulla membrana di carta del VI timpano, e nel frattempo, nella lacerazione prodotta, infilaci dentro tutto il tronco. Quindi resta immobile!”.
In effetti sia l’album che il concerto sono stati laceranti, ad effetto, sempre con quel pizzico di decadenza e una leggera venatura di psichedelico che sembra sia stato lasciato un po’ indietro nei precedenti lavori, così come parte dei suoni elettronici: in molti brani si riscopre la magia del pianoforte classico a testimonianza di un lavoro di ripulitura del suono e riduzione degli effetti chiamiamoli più artificiali.
Tra pezzi presenti e passati, i Verdena hanno divertito il pubblico di Napoli che non si è fatto trovare impreparato: tra “pogamenti” vari – beata gioventù – e sollevamenti di genere umano, i fan hanno cantato tutti i brani riuscendo a seguire i testi e la voce di Alberto Ferrari che, in tutta onestà, li capisce solo lui a volte: sfido il fan più accanito a non mai aver pensato almeno una volta “cosa avrà voluto dire?”.
Il modo di scrivere del gruppo è assai particolare: Alberto, Luca e Roberta, che compongono il nucleo centrale dei Verdena, scrivono esclusivamente in funzione della melodia, affinché le parole diano soltanto un tocco di colore al disco. La composizione dei testi avviene prima cantando in un finto inglese sulla base musicale del brano, per poi sostituire i termini inglesi con parole italiane che suonino bene:i testi infatti non hanno un significato narrativo o politico, ma sono per Alberto delle allucinazioni quasi oniriche.
Il risultato è chiaro: quello che colpisce di questo trio è infatti soprattutto la maestria musicale e le melodie. Con questo ultimo lavoro, Endkadenz Vol.1, sembra che abbiano voluto concepire – sarà che è nato attraverso delle jam session – un disco adatto proprio per il live e che manifesta la sua bellezza proprio durante le performance dal vivo.
Iniziando con brani come Ho una fissa, Un po’ esageri – singolo d’uscita dell’album del quale consiglio moltissimo il videoclip – Puzzle, Nevischio, ma anche con brani storici come Muori Delay e Valvonauta che hanno incendiato il pubblico (la parte romantica seppellita in me non può non ricordare anche il brano Luna), i Verdena si sono affermati ancora una volta come una delle poche band italiane capaci si suonare come Dio comanda e con un genere, iniziato sì come grunge e shoegaze, con un suono distorto e onirico, ma che ha trovato nel corso degli anni una sua evoluzione e maturazione che è confluita in questo bel lavoro e del quale si aspetta con ansia il secondo volume.
Mi sembra doveroso però levarmi anche dei sassolini, o più propriamente, bei massi di Stonehenge, dalla tasca.
È risaputo che è occasione assai rara che gruppi degni di nota, di un certo calibro artistico, si spingano al di sotto della Capitale per esibirsi live: l’avvenimento sarebbe di una tale portata che persino l’avvistamento di un unicorno desterebbe meno scalpore. È forse per questo che quando, per una strana congiunzione astrale, l’impensabile, accade, ci si trova impreparati: l’acustica aveva delle pecche, nulla di irreparabile ma su queste cose divento una bestia e una rompicoglioni.
A parte questo neo – cui forse aggiungerei anche il gruppo spalla, Jennifer Gentle, che non mi ha entusiasmata più di tanto – un concerto riuscitissimo che mi spinge a fare un'ultima riflessione: il pubblico dei concerti ringiovanisce sempre più non trovate?

 

 

 

 

 

Verdena
voce, chitarra, pianoforte, tastiere, basso Alberto Ferrari
batteria, percussioni, synth, cori Luca Ferrari
basso, tastiere, cori Roberta Sammarelli
Napoli, Casa della Musica, 8 marzo 2015

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