“immagino il teatro come un non finito, / non finibile. / nella sua natura credo sia l'imperfezione / l'imperfezione come aspirazione / l'imperfezione esatta, netta, giusta, precisa / l'imperfezione simile al difetto / il teatro come difetto. / assolutamente imperfetto”.

Roberto Latini

Mercoledì, 03 Dicembre 2014 00:00

Internet killed the radio “star”(?)

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È la fine degli anni '70 e, forse, anche la fine delle grandi star diventate tali attraverso la radio.
Tutti la conosciamo. Tutti ci abbiamo ballato sopra in maniera imbarazzante fingendo, come vuole la tradizione, di esseri alticci. Tutti almeno una volta abbiamo sparato a zero su questa canzone credendo di essere i Luzzatto Fegiz della situazione sbottando con frasi del tipo: “Nahh, ma che trashata anni '80!”.

Prima correzione. Il pezzo in questione dei Buggles, Video Killed the Radio Star, è tecnicamente facente parte ancora degli anni ’70 − 1979 per l’esattezza − ma, evitando di fare la maestrina pedante, questa hit risulterà effettivamente un vero e proprio spartiacque tra il modo di concepire la musica, fino a quegli anni e la musica che la farà da padrona in quelli successivi.
La vera svolta non fu però quella di azzeccare un motivetto facile facile, che pure ha la sua importanza eh, quanto piuttosto la fortuna di essere il primo video musicale della storia: fu scelto infatti per inaugurare le trasmissioni di Mtv – quando ancora Mtv era la sola a veicolare musica di un certo tipo e non era ancora diventata una sòla − il primo agosto del 1981.
Da questo momento in poi nacquero i video musicali come li intendiamo noi oggi. La radio, che fino a quel momento era l’unico e più importante dispenser di musica, era stata soppiantata dalla televisione, e così un media mangia l’altro media. Nasce, soprattutto, la concezione commerciale del fare musica: farsi conoscere, per guadagnare più che per trasmettere qualcosa di importante e profondo alle masse. Lungi da me dare giudizi di qualità su quale epoca o genere di musica abbia più dignità, anche perché non ho pregiudizi e credo che ogni periodo abbia avuto il suo perché, con i suoi alti e bassi, e non ritengo, come molti ottusi retrogradi, che la musica si sia fermata ai Pink Floyd o ai Queen. Piuttosto: il problema è gestire il cambiamento, il modo di fruire la musica.
Nel 1979 si credeva che con l’avvento del videoclip la radio fosse finita, ma non è stato così.
Qualche anno più tardi internet ha cambiato ancora di più le carte in tavola: Myspace, YouTube, i vari Spotify del caso hanno spostato sempre di più l’asticella verso la musica “on demand”: la musica ti piove addosso come fragile rugiada, meno frequente, o merda pesante, che costituisce quasi la norma. E la radio? In tutto questo marasma, qual è il suo stato di salute in fatto di promozione musicale? La radio ancora resiste, seppur con notevoli compromessi e lasciando poco, pochissimo spazio alla sperimentazione. Un peccato per certi versi, una salvezza per altri. Ed è proprio nella seconda categoria ahimé, ahitutti, che si colloca una selezione di brani musicali promossa da (R)esisto Distribuzione: una struttura nata nel 2010, a supporto della musica indipendente, e che basa il proprio lavoro sulla professionalità e sul rapporto diretto con gli artisti.
Il nome è (R)adio Selection ed è selezione appunto di dieci brani provenienti da tutta Italia, che spaziano dall'hard rock al pop. Una sorta di misurino sullo stato di salute della musica emergente ed indipendente italiana... ma forse era, solo a 'sto giro, la selezione sfigata!
Si parte dalla prima canzone Sei bellissima, banalità nel titolo che purtroppo non viene smentita dalla canzone: elementare, a tratti adolescenziale: un martello pneumatico nella testa con la voce del cantante che non aiuta ad alleggerire il tutto. Arriva dopo Electric Starlet, un brano di sola musica che è riuscito a catturare dapprima la mia benevolenza per i richiami new wave, per poi ritrattare per i troppo richiami ai The Cure e ad un brano in particolare: A Forest. Appunto: intenzioni buone ma, se già c’avevano pensato Robert Smith & Co, perché cimentarsi con cotale tradizione? Pollice in su tuttavia.
Emoglobina, traccia numero tre: non ha attirato la mia attenzione in maniera particolare. Anche in questo caso un brano di sola musica che strizza l’occhio al funk rock dei primi Red Hot Chili Peppers… non convince. Arriviamo al quarto pezzo, dei Go Koala, Medication: molto anni '80 e con richiami al nu metal dei Linkin Park: buone le intenzioni, ma il testo non è all’altezza.
Siamo a metà compilation e, con questo brano si inaugura la parte di disco che preferisco, oddio... preferisco è esagerato... insomma, ci siamo capiti. Track numero cinque è No Trip for Cats di Thee Mutandas: molto simpatica nel titolo, che riecheggia un vecchio proverbio, “Non c’è trippa per gatti”, e in effetti è proprio così. Combustione interna alla numero sei: un grunge forte che mi ha fatto pensare ovviamente ai Nirvana ma − sarà il testo, sarà che in italiano è complicato fare grunge − la canzone è poco riuscita.
La track numero sette è Il Confine Labile ed è, davvero, una canzone di confine: si distingue tra le altre per le musicalità jazz e swing e per delle sonorità “estranianti” alla Cristiano Godano. Una reale boccata d’aria all’interno della compilation. Una battuta d’arresto malinconica col la canzone Oh My God, che non è: “Oh mio Dio, una canzone bella!”, che pure poteva essere. È una ballata acustica delicata, lenta, che si lascia ascoltare come il rumore della pioggia che cade.
Si torna alle atmosfere estranianti con la penultima canzone Bicchieri rotti, un po' rock e un po’ elettronica. Pollice in su. La compilation si chiude con il brano A cuore spento, ovvero con la stessa, troppa, semplicità della canzone di apertura.
Voci di corridoio profetizzano l’uscita di una compilation per dicembre: prima di capire se leggerla come una minaccia o un'opportunità, è vero che i giovani emergenti da qualche parte devono pur iniziare, ma è ancor più vero che non ci sono più i talent scount di un tempo. Oggi la selezione viene per lo più affidata alla rete, ai click, ai "like" e − le realtà come (R)esisto − sono sempre meno frequenti e, a volte, poco pronte a selezionare dei talenti. Internet ha reso la musica democratica e di questo gli sarò sempre grata ma ricordiamoci anche che, la musica, è di tutti, che non è per tutti!


P.S. Aspettando la compilation di dicembre… to be continued…

 

 

 

 

(R)adio Selection. Volume 7
produzione (R)esisto distribuzione
tracklist 01. Sei bellissima, Luca Bretta; 02. Electric Starlet, Acquario Stardust; 03. Emoglobina, Del Negro; 04. Medication, Go Koala; 05. No Trip for Cats, Thee Mutandas; 06. Combustione interna, Colonnelli; 07. Il Confine Labile, Redrum Experience; 08. Oh My God, Sundance; 09. Bicchieri rotti, Caveau; 10. A cuore spento, Segnale Acustico
website http://resistodistribuzione.jimdo.com/
link della compilation https://soundcloud.com/resisto/sets/r-adio-selection-vol-7

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