"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 26 Novembre 2014 00:00

Se una notte d’autunno al Palapartenope

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Chi lo avrebbe mai detto che nella stessa vita avrei assistito a due concerti di Baglioni...                                
Sono una ragazza imprevedibile. Eppure quando andai al Palamaggiò di Caserta, nel lontano non ricordo quando, ne uscii abbastanza piena, devo dire, considerando che il buon Claudio cantò per ben tre ore di fila dandoci giusto il tempo di regalare al palazzetto una pipì furtivissima. Stavolta però è stato molto diverso e lo so bene che non ve ne frega un bel niente, ma non avrei conquistato negli anni il tanto adoperato appellativo di Antipatica se mi fossi sempre preoccupata del piacere altrui.

Fare la dialogatrice per Amnesty International significa anche questo: essere presente ad eventi di una certa risonanza. Armati di pettorina gialla, abbiamo accolto tutti i fan, fin troppo eccitati per darci retta, giustamente, stavano tutti già con la testa nei passerotti che non devono andare via. Nonostante fosse stato proprio Baglioni ad invitarci eh, essendo lui un forte sostenitore di Amnesty International. Anche Baglioni difende i diritti umani. Però è stato istruttivo, soprattutto incontrare tra la folla una collega che scrive per questo stesso giornale, e di cui non vi dirò il nome…    
Il concerto è iniziato alle nove in punto, spaccate e precise di orologio, con Notte di note, Note di notte che ha dato il via ad un’atmosfera assorta quasi si trattasse di un piccolo sogno condiviso da tutti i presenti, persino da me, che non posso dirmi fan del cantautore, ma di certo Baglioni lo conosco bene. Sarà che ho sempre creduto che sia tra i cantautori italiani che meritano molto rispetto, al di là della sua produzione, anche solo per il modo con cui da sempre si approccia alla musica, in ben quarantacinque anni di carriera. Ma poi, sessantatré anni di uomo e ancora riesce a fare concerti di tre ore consecutive, stavolta senza neanche una pausa, roba che gli ascoltatori ci stavano rimanendo stecchiti, pur essendo comodamente seduti, e lui ancora vivo, vegeto e scattante, e con la voglia di passare dai giubbotti di jeans alle giacche di pelle. Manco ‘na bevuta d’acqua s’è fatto. La chirurgia estetica lo avrà reso di plastica fuori e robotico dentro: Claudio Baglioni non è più umano, non è più fatto di carne e di ossa, è di ferro.
Menomale che noi ce ne siamo andati prima, altrimenti non avremmo più avuto un domani. E l’ironia è stata produrre questo pensiero poco prima che partisse Domani Mai.
               
Io           
starò con te,     
sia senza te che insieme a te     
Tu          
tu mai sarai,     
né senza me né insieme a me.


Le so tutte guagliù.        
Quando l’atmosfera si è fatta calda, il cantautore ha presentato, come d’abitudine, pezzi più ritmati, ed è lì che ho assistito ad una scena fantastica, forse la migliore della serata: una signora di taglia forte, perfettamente nella mia visuale, si è legata al braccio la fascetta del suo idolo e ha cominciato a saltellare insieme a tutta la sua abbondante mercanzia femminile, tutta sudata, mani al cielo, si agitava richiamando l’attenzione di quelli che immagino fossero i parenti, per condividere il suo entusiasmo. Uno spettacolo indimenticabile. La signora avrà avuto una sessantina d’anni ed ho pensato a mia madre, che a quell’ora più o meno sarà stata sul divano davanti a qualche Law & Order. Ho rivisto la signora con gli occhi di mia madre ed ho immaginato il commento che ne avrebbe fatto: “Ma che genio che tene ‘sta gent'”.            
Di lato invece c’era una coppietta che appena è partita Con tutto l’amore che posso si è cominciata a baciare appassionatamente per tutto il tempo. Non vorrei essere cattiva ma lo sono, si vedeva palesemente che stavano insieme da poco. Ma l’aspetto molto simpatico da sottolineare di un qualsiasi concerto è la figura dell’accompagnatore. Cinque mariti tristissimi si aggiravano nella sala fumatori, scambiandosi silenziosi e compassionevoli sguardi di comprensione che sembravano dire nient’altro che “Amm passat’ ‘stu guaio”. Ho immaginato le ragazze/mogli di ‘sti poveri cristi che chissà in quale fila stavano perdendo chili e voce, mentre i mariti si scoglionavano alla grande e temo che alcuni di loro, viste le facce, progetteranno sicuramente vendetta. Poi c’ero io, che sarei pronta ad assistere a qualunque concerto perché sono curiosa, di vedere le reazioni del pubblico, di giudicare la performance del cantante, di scoprire inaspettatamente qualche sensazione, cosa che potrebbe accadere addirittura con Tiziano Ferro, che ne sappiamo? L’essere umano è imprevedibile. Così imprevedibile che, a distanza di anni, mi sono ritrovata catapultata in strane nostalgie. Baglioni mi ricorda una vecchia fiamma, molte delle sue canzoni le abbiamo ascoltate insieme, e ci sono volte in cui le mie vecchie fiamme sembrano sempre stranamente poco vecchie. Ho sempre avuto un problema coi sentimenti, ma solo perché non sono molto d’accordo su come sono stati pensati, qui ce l’ho col padre eterno, e su come è stato deciso che si debbano vivere, qui ce l’ho con i dettami e le convenzioni della nostra società culturale, che inevitabilmente ci limita e ci influenza. Sono la prima ad essere molto limitata. Mi piacerebbe poter voler bene a tutti quelli che non amo più, ma che in fondo amo ancora, perché li porterò sempre dentro di me. Mi piacerebbe poter alzare la cornetta per sapere come stanno, senza cadere in quegli sviluppi scomodi e strani da cui neanch’io riesco a sottrarmi appunto, figuriamoci gli altri. Ma sono solo momenti di passaggio, che vengono fuori in una canzone magari, poi tornano fortunatamente ad essere solo un ricordo, che poco ha a che fare col presente, anche quando ce la mette tutta per farti credere che non si tratti solo di passato. L’abilità (ed il rischio) di un ricordo sta nel fare leva su quel che è rimasto, perché qualcosa rimane sempre. Purtroppo e per fortuna. State molto attenti, non vi confondete. E nel frattempo vi saluto con Amori in corso, ma solo perché non posso farvi ascoltare quanto sono stata brava a cantare Amore bello

http://youtu.be/qiSKE8m0kps

 

 

 

Claudio Baglioni
CONVOIReTOUR 2014                         
Napoli, Teatro Palapartenope, 24 novembre 2014

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