“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Domenica, 03 Febbraio 2013 11:10

Un Paese senza sogni

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Dell’opera assai suggestiva e debordante colpisce prima di tutto il piano luce. Tranne rari momenti l’intera rappresentazione è illuminata da trenta riflettori disposti sul lato destro del palco, in cinque file per sei. La potenza che un tale impianto emana sciocca lo spettatore che a mano a mano riesce, come avviene per la penombra, a vedere sempre più chiaramente ciò che prima era offuscato.

Immediatamente ci accorgiamo che una luminosità straripante può accecare. Il messaggio che Stefano Ricci e Gianni Forte sembrano dare è proprio questo. La grande luce sprigionata dalle illusioni della nostra gioventù, i sogni che da bambini ci cullavano, le aspirazioni legittime di ogni essere umano, tutto col passar del tempo si trasforma, inesorabilmente, in un vortice nel quale la vita di ognuno è risucchiata. La luce diventa quindi un elemento polisemico. Più ci si avvicina ad essa e maggiore è la difficoltà. Essa è quindi la fonte delle illusioni. Le favole che ci venivano raccontate da bambini si trovano in un luogo lontano, su un’isola che non c’è. Non ci resta allora che osservarle, in un muto silenzio, immersi nel loro bagliore sfavillante mentre l’anima annega nel vuoto della concretezza. Questo venir meno del fantastico e contemporaneamente di quelle segrete aspirazioni che si nascondono dentro di noi, dà voce e titolo all’opera. Grimmless ovvero 'senza Grimm'. Il mondo appare così spietato, caotico, inesorabile.
Tutto viene espresso attraverso il corpo degli attori. La fisicità dei giovani artisti domina la scena. Essi applicano ogni elemento del nuovo modo di recitare e portano nel famoso e fastoso teatro Bellini uno spettacolo fatto di salti, capriole, lanci, corpi nudi e imbrattati. Nelle storie raccontate si intravedono pezzi di vita strappati alla memoria e rivissuti nella loro piena drammaticità. Le storie che si svolgono sul palco sono molteplici, da una sbornia senza precedenti a uno stupro di gruppo. In quest’ultima viene mostrato il senso di abominio in cui l’uomo vive, manifestando in pieno il sadismo che regna nella società. L’uomo lupo per l’altro uomo di hobbesiana memoria, viene costantemente rivelato al pubblico con tutti i suoi paradossi e le sue fobie. Ogni cosa viene trasportata in questa dimensione onirica e assai nefasta. Eppure al di là della monotona scenografia o del pessimismo con cui viene affrontata la vita all’interno della società, possiamo ritrovare il senso supremo del fantastico. Fiaba e favola sono due termini a volte usati come sinonimi, ma in realtà definiscono racconti assai diversi. Non è il caso di dilungarsi sulle differenze dei due generi di racconti, ciò che importa è sapere che in entrambi i casi si tratta di racconti della tradizione popolare. I Grimm ritenevano che ogni popolo avesse un’anima e questa si manifestava attraverso la poesia, la letteratura, i racconti. Così favole e fiabe erano quella parte più pura e intima dello spirito popolare; grazie ad esse la comunità si animava e si dava una forma; usi e costumi.
Tutto ciò, trasportato nel teatro di Ricci/Forte, assume una duplice valenza. Da una parte i due autori portano sulla scena, grazie a dei validi attori, un teatro popolare che sa di saltimbanco, pagliacci, mimi; dall’altra una visione dell’odierna società che denuncia la scomparsa di un’anima. Ovvio che si tratta dell’anima del nostro popolo. Questo teatro vuol riportare sulla scena gli individui comuni ma deve scontrarsi con la realtà. Insomma il mondo fiabesco dei Grimm viene meno perché a mancare è il suo spirito e cioè la comunità di umili che si raccoglie nel popolo. L’ultimo episodio narrato avvalora questa tesi. I cinque attori stendono un tricolore su quella che sembra una bara, e asciugandosi le lacrime si tingono di un colore dorato. Iniziano a spogliarsi per ricoprirsi interamente con questo colore. Il pianto dei morti per la patria diventa così la nuova veste con la quale i cittadini si coprono. Nudi perché il Paese li manda a morte senza alcuna dignità e con le sole vestigia dei colori dorati del patriottismo. In questo modo l’ambito personale e individuale raccontato nei vari monologhi dagli attori si fonde con quello collettivo, tuttavia l’opera è manchevole per capacità espressive nella più totale espressività. Lo spettatore comune difficilmente ha i mezzi e la volontà di comprendere una simile rappresentazione. Ciò pone il lavoro a una dura critica poiché uno degli scopi perseguiti dà come risultato l’esatto opposto. Ovvero è proprio quella parte della popolazione che quasi si estrania dalla comunità ritenendosi superiore per cultura, formazione, origine, che con tutta probabilità andrà ad assistere alle prossime rappresentazioni delllo spettacolo. In definitiva il linguaggio troppo articolato dell’opera costituisce la sua grandezza ed il suo limite.

 

 

 

Grimmless
di
Stefano Ricci e Gianni Forte
con Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio.
una produzione Ricci-Forte
con il sostegno di Teatro Pubblico Pugliese
paese Italia
lingua italiano
durata 1h 20’
Napoli, Teatro Bellini, 1° febbraio 2013
in scena dal 1° al 3 Febbraio 2013

                                                                

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