“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Domenica, 25 Maggio 2014 00:00

Hail Death, perché non si può vivere di soli Neurosis

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Questo non è un disco per smidollati. Questo non è un disco per hipsters. Questo è assolutamente un album “di genere”. Questo è un lavoro maledettamente chiuso nei suoi paradigmi e nel suo oltranzismo. Questo è uno di quegli album che si muove sulla pericolosa linea del plagio stilistico. Immaginate quattro ragazzoni di New York, poco eleganti, che passano il tempo a cercare di comporre del materiale sonoro valido nello sconfinato universo di referenze che è diventato il genere Metal. Naturalmente l’impresa è assai ardua.

Le strade da seguire per la band, in questo immaginario viaggio compositivo, potrebbero essere due, una dice di dedicarsi a tutto ciò che si lascia definire Post e di infarcire le composizioni di riff noisy e minimalismi, magari lasciandosi influenzare da qualche band che ha poco a che fare con tutto ciò che è estremo. L’altra è quella maggiormente banale ma più immediata, ovvero prendere i fantasmi musicali del passato e ridargli corpo, magari mettendoci qualche accento di personalità. Il tutto senza eccedere, in modo che l’ascoltatore non si smarrisca e sia orgoglioso di ascoltare un genere tutto suo e che non tollera intrusioni esterne.
E se Nietzsche aveva filosofato con il martello i Black Anvil fanno musica con mazze chiodate. Hail Death (titolo che la dice lunga sull’elasticità compositiva della band) si articola in nove tracce più una bonus track, e per la band della Grande Mela rappresenta il terzo Full-length. All’interno del lavoro, come già accennato, ci sono referenze che vanno a chiamare in causa Dissection, Celtic Frost, Metallica, Bathory, Watain, Emperor, Marduk, Dismember e Destroyer 666. Bisogna però dire, per fugare qualsiasi dubbio sulle qualità del disco, che la band ha una vena compositiva davvero buona e che mischiata a quella estrema fantasia, da sempre fiore all’occhiello delle produzioni statunitensi, rende il tutto davvero piacevole da ascoltare e tiene assolutamente l’ascoltatore lontano dalla noia.
Il fatto è che brani come Eventide, Still Reborn e Until the End combinano magistralmente Black Metal, Thrash Metal, Punk/Hardcore anni ottanta ed alcune melodie sinistre e cupe del seminale Master Of Puppets dei Metallica, tanto che potrebbero fare invidia alle band originali da cui i Black Anvil prendono più di uno spunto.
Assalti di doppia cassa, riffing serrato, scream vocals ed un mood di fondo marziale e dissoluto, sono queste le coordinate seguite dal gruppo lungo tutte le tracce che si concedono di tanto in tanto qualche picco di sofisticazione (voci pulite, arpeggi carichi tensione e qualche coro che sa di anthem).
In conclusione, i newyorkesi producono un lavoro degno di attenzione. Percorrono, con tanto di paraocchi, la strada più semplice ma anche più genuina per un disco di Metal estremo. Non rivelano nulla e forse non hanno nemmeno le capacità per farlo. Ma possono essere orgogliosi di aver composto un qualcosa che non è per smidollati e nemmeno per hipsters a caccia di avanguardie. E se il genere estremo e ciò di cui andate alla ricerca, un ascolto a questo Hail Death dovete darlo, tenendo presente che copiare da uno solo è plagio, farlo da tanti è ricerca sonora.
L’aporia più classica del Metal, ovvero se sia meglio la contaminazione o l’integralismo, questa volta si risolve tutta a favore del secondo.

 

 

Black Anvil
Hail Death
bass/vocals Paul Delaney
drums/vocals Rafael Glicken
guitar/vocals Gary Bennett
guitar Sos
label Relapse Records
anno 2014
tracklist 1. Still Reborn; 2. Redemption Through Blood; 3. Eventide; 4. Seven Stars Unseen; 5. G.N.O.N.; 6. Until the End; 7. My Hate Is Pure; 8. N; 9. Next Level Black; 10. UNder the Rose (Kiss cover, bonus track)

 

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