“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Martedì, 13 Maggio 2014 00:00

Onomatopeico cuore pulsante

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Un po’ di tempo fa, in una sera come tante, mi trovai, per caso o quasi, in un locale del centro storico di Napoli. Una birra tra amici. Alle chiacchiere di chi dopo anni  si incontra di nuovo facevano da sottofondo una chitarra e una voce. Quella voce, e quella chitarra, poi scoprii, erano la voce e la chitarra di Claudio Domestico, in arte Gnut. Per caso, o quasi, negli anni seguenti ho continuato, per quanto possibile, a seguire Domestico nei suoi concerti in giro per Napoli e nel suo vagabondaggio web. Da solo o in formazione completa, non ha mai deluso le aspettative create da quel primo, fortunato incontro in quel baretto di Piazza Bellini.

L’uscita del nuovo album, presentato per la prima volta a Napoli, al Duel:Beat di Agnano, all’interno della rassegna musicale Suo.Na (di cui questo concerto rappresenta l’ultima tappa), è stata l’occasione per parlarne finalmente su queste pagine.
Il modo di comporre è rimasto fedele, nel tempo, all’attitudine cantautorale da sempre mostrata da Domestico, immersa in quel folk impregnato di una napoletanità sempre presente ma non dominante, evidente nei dialoghi col pubblico, parte fondamentale della personalità dell’artista: fulcro, ma non elemento esclusivo. Il dialetto infatti è usato sporadicamente per raccontare intime storie familiari (Solo una carezza), o per omaggiare classici della canzone napoletana (Passione). La musica di Gnut ha, in realtà, un respiro molto più ampio e variegato, e risente dell’influenza di collaborazioni passate (Arm on Stage) e recenti (Marta sui Tubi) che hanno arricchito sicuramente la già personalissima vena compositiva del musicista di Arzano. Nei nuovi brani si intravede forse una visone più ottimistica delle cose, lo si comprende dai testi, lo si percepisce dalle melodie e dagli accordi, da quel modo di accarezzare le note in arpeggi delicati e sinceri, che sono veri e propri riff in veste acustica e capotasti. È questa una delle particolarità che rende interessante la musica di Domestico, quella inclinazione acustica che ha però una forte vocazione rock, aspetto che esplode prepotentemente nell’esibizione live, e che con la novità rappresentata dalla presenza delle tastiere, dell’armonica e del violoncello, arricchisce un’esperienza musicale fatta di controtempi, di chiusure anticipate dei giri armonici e delle consuete, avvolgenti linee di basso, che, per l’appunto, stabiliscono un livello di ascolto che non si accontenta di essere etichettato semplicemente come folk/blues.
Il repertorio spazia tra brani del nuovo lavoro discografico come Non è tardi, Fiume lento, Prenditi quello che meriti e Dimmi cosa resta, presentati, questi ultimi due, alle selezioni di Sanremo Giovani, purtroppo senza fortuna (il che la dice lunga sulla competenza dei selezionatori), a vecchi successi come Controvento e la struggente Credevo male. Fino ad arrivare a L’importante è ca staje buono, eseguita con Dario Sansone dei Foja (con il quale recentemente è stato confezionato il progetto musicale Tarall&Wine), che, grazie anche all’idea di realizzare un video attraverso le testimonianze di napoletani sparsi per il mondo e accomunati da un unico messaggio per i propri cari (Sto buono!), ha avuto un grande successo di visualizzazioni sul web. Insomma un appuntamento che, come detto, non delude mai. E che nella piacevole consuetudine che ha caratterizzato questi miei ultimi anni da spettatore, riporta indietro a quell’estate di un po’ di tempo fa, in quel bar, con i miei amici di sempre, in cui una chitarra e una voce suonavano discrete. Una pubblicità dice, pressappoco, che quando le cose ci vengono naturali è perché sappiamo farle. Quando qualcosa funziona bene, non ci rendiamo conto di quanto sia complicato il suo funzionamento, che sia esso il frigo di casa o un organo del nostro corpo.
Ecco cosa è Gnut: un sano, funzionante, onomatopeico cuore pulsante.

 

 

 

 

 

Suo.Na
Gnut

Claudio Domestico (voce, armonica e chitarre)
Mattia Boschi (violoncello)
Piero Battimiello (basso)
Marco Capano (batteria)
Daniele Rossi (tastiere)
Luca Carocci (chitarra acustica)

Napoli, Duel:Beat, 9 maggio 2014

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