“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Domenica, 04 Maggio 2014 00:00

Pickwick goes to Comicon! Parte #1

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Giorno 01
Parola d’ordine: 20.000.
Questo il numero minimo di persone che il 1° maggio hanno varcato i cancelli della sedicesima edizione del Napoli Comicon, il salone internazionale diretto da Claudio Curicio, che quest’anno ha come tema principale il contatto tra fumetto e cinema. Già nella prima parte della mattina ogni fascia di età immaginabile ha iniziato a invadere tutti gli ingressi messi a disposizione dall’organizzazione dell’evento.

Al mio arrivo alle 9.45 − poco prima dell’apertura ufficiale dei cancelli – l’unico modo di arrivare all’ingresso era letteralmente spiccare il volo: ragazzi, ragazze, curiosi, (pochi) cosplayer – “quelli-in-costume” per intenderci − e intere famiglie aspettavano, chi di raggiungere la biglietteria e chi di accedere direttamente alla fiera, creando un quadro di facce e rumori come davanti al palco di un grande concerto.

Prima di tutto, la logistica: quest’anno gli spazi della mostra erano decisamente di più e meglio organizzati. Eccetto rari momenti di ‘fila’ per passare da un padiglione all’altro, è stato sempre abbastanza facile muoversi e osservare i moltissimi espositori, editori e stand di distributori e rivenditori, dove con mani frementi gli appassionati sfogliavano e acquistavano le ultime uscite o qualche numero raro della loro serie preferita. Ben 20.000 (coincidenze?) i metri quadri a disposizione al coperto, molti di più quelli baciati dal fortunato meteo che oggi ha salvato dai timori di improvvisi temporali e ben due padiglioni aggiunti rispetto allo scorso anno, senza dimenticare quello dedicato interamente alle mostre.
Tra le decine di appuntamenti che hanno riempito le ore della fiera, abbiamo assistito all’incontro con il maestro giapponese di fotografia Yamaguchi, che era per la prima volta a Napoli e ha spiegato una parte dei trucchi che si celano dietro il senso dell’estetica giapponese: dalle fotografie artistiche, ai concorsi di bellezza, fino ad arrivare alle più formali foto da allegare ai curricula. Senso del timing, del focus e della composizione sono state i cardini su cui il maestro ha basato la sua fotografia, cui ha unito un occhio preciso, attento in particolar modo agli effetti di luce, capace con uno scatto di dare vita a una realtà inedita e irripetibile, raccontando al tempo stesso le storie del suo Giappone, leggende che i più di noi non conoscono ma che conservano in sé una forza non comune.
E senza lasciare la terra del Sol Levante non abbiamo saputo desistere dal dare un’occhiata alle Idol: ospiti dell’Asian Village, tre rappresentanti del gruppo Bakusute Sotokanda Icchome, oggi hanno fatto la loro primissima comparsa italiana. Queste ballerine e cantanti sono le regine dello star system giapponese, e, come hanno spiegato durante l’incontro con noi curiosi, iniziano la propria carriera generalmente molto giovani - anche se pare non esista una vera e propria fascia di età - e oltre a ballare e cantare spesso si trovano anche a condurre programmi televisivi o a partecipare a film (tutto il mondo è paese, no?). La mia impressione? Sembravano davvero appena uscite da un manga: fa sempre un certo effetto scontrarsi con persone provenienti dall’altra parte del mondo, con una cultura e un modo di porsi completamente diverso dal nostro (non ho mai visto nessuno sorridere così tanto).
Lasciando il Giappone, approdiamo di nuovo ai nostri lidi, sì, ma virtuali: altro incontro altra giostra. Stavolta, accolti da una sala stracolma − c'erano persone sedute letteralmente l’une sulle altre − è toccato ai partenopei The Jackal. Ciro, Simone, Proxy, Alfredo, Nicola, Francesco e Giuseppe hanno intrattenuto per quasi più di un’ora i propri fan, ricordando, tra un video e tante risate, il loro primo supereroe, “Il Piccione”, una parodia de Il Corvo del compianto Brandon Lee, The Gasman, che vedeva come protagonista appunto Alessandro Gassman (dal vivo faceva ridere, giuro), fino ad arrivare ai loro eroi di tutti i giorni: Ciro che cerca mille scuse per difendersi da una ragazza troppo possessiva (ah, udite udite: Proxy è single!), Simone che “si è perso in Google” e che ha valorosamente lottato contro il malvagio “The Parker”. La chicca finale, oltre alla visione di una nuova puntata della loro serie Vrenzole, è stata l’inaugurazione dell’eroe definitivo: vestito di nero, con un mezzo tecnologico ed ecologico d’avanguardia, alla difesa di Gubbio c'è... Don Matteo! Interpretato per l’occasione da Jacopo Morini − inviato del programma Le Iene Show e ideatore dei recenti Web Show Awards − in un esilarante mix tra il prete detective e il Batman Begins diretto da Christopher Nolan.
Ma la perla della giornata è stata senz’altro la presentazione di una breve anteprima del mediometraggio (si dice così, no?) senza scopo di lucro dedicato al nostro più celebre indagatore dell’incubo: Dylan Dog - Vittima degli eventi. L’incontro ha visto sul palco il regista Claudio Di Biagio, più noto nel mondo ‘internettiano’ con il suo canale Youtube Nonapritequestotubo, Luca Vecchi, parte del gruppo di youtuber The Pills e che interpreta l’assistente sempre sopra le righe dell’“old boy” Groucho e, dulcis in fundo, Valerio Di Benedetto, che vestirà i panni di Dylan Dog. Con loro nientedimeno che Roberto Recchioni, il fumettista italiano che dallo scorso anno cura la serie della creatura ideata da Tiziano Sclavi. Ora, puristi, sotterrate l’ascia da guerra: non ci troviamo davanti alla versione americana di pochi anni fa che molti di voi dolorosamente ricordano (l’assistente zombie? Parliamone). Questa visione di Claudio Di Biagio e dei suoi amici e collaboratori non solo ha ricevuto dallo stesso Recchioni un “siete sulla strada giusta” proprio durante la conferenza, ma i pochi minuti trasmessi sul maxischermo dell’auditorium non hanno lasciato dubbi: l’atmosfera è quella. Il film ovviamente presenterà delle differenze rispetto al fumetto che molti di voi amano. Non ci sarà Londra, ma l’altrettanto misteriosa urbe di Roma, Groucho è evidentemente più alto di Dylan (un attimo, non storcete ancora il naso), e di sicuro non abbiamo a che fare con attori professionisti, ma in cambio avrete: il clarinetto, un assistente fuori dal comune, l’ispettore Bloch, camicia rossa, il corridoio in stile “piccola bottega degli orrori” come piace a voi, il clarinetto, la poltrona, il campanello che urla, l’immancabile trillo del diavolo, Madame Trelkovski. E soprattutto i ragazzi non stanno realizzando questo progetto con la speranza di avere soldi dalla Bonelli o altri: per una volta sembra qualcosa di sincero, e con le carte in regola per essere fatto bene. Quindi dite addio alla terribile scena in cui Dylan sfonda il muro della discoteca con il maggiolone e stermina vampiri a colpi di mitra, e preparatevi a battere le mani per un investigatore dell’incubo made in Italy, nel senso migliore del termine.
L’unica pecca? I cosplayer: quella categoria di appassionati che nel tempo è diventata un po’ il simbolo della fiera, che ha in seno addirittura due diverse competizioni ufficiali dedicate a loro, sia il primo che il secondo giorno della kermesse sono stati un po’ latitanti: pochi i costumi, i più improvvisati o semplicemente a sfondo comico (ho visto una bottiglia di Jack Daniel's con le gambe) e comunque piuttosto ripetitivi - pare che quest’anno i personaggi della saga fantastica Shadowhunter vadano per la maggiore.



Giorno 02
Proprio durante la seconda giornata della fiera è accaduto quello che tutti un po’ ci aspettavano: Madre Natura ha deciso di presentarci il conto, e dopo il sole inaspettato del giorno prima, la pioggia e un freddo poco primaverile ha deciso di passare a trovarci. Una cosa che, ovviamente, ha influenzato molto il numero di partecipanti, che in ogni caso erano davvero tanti: gli appassionati hanno deciso di resistere alle intemperie e decine di ombrelli sono sbocciati un po’ ovunque, mentre il resto di noi cercava riparo all’interno dei padiglioni. E proprio mentre fuori gli elementi ci prendevano in giro, abbiamo continuato a saltare da un evento all’altro. Di una cosa mi sono reso conto: per poter stare dietro le decine di opportunità offerte dal Comicon, mi sarebbe stato utile il dono dell’ubiquità.
Torniamo a noi: nella sala Basin City il direttore editoriale della BAO Publishing Michele Foschini ha presentato in compagnia degli autori due nuove uscite. Presso lo stand della fiera infatti sono già disponibili l’opera dell’esordiente Stephen Collins La gigantesca barba malvagia, vincitrice nel 2010 del Graphic Short Story Prize, e Souvenir dell’Impero dell’Atomo, di Thierry Smolderen e Alexandre Clerisse. Il primo racconta la singolare storia di un uomo calvo se non per un singolo capello che viene letteralmente assalito e sopraffatto da una gigantesca barba, che tenterà di soggiogare tutta l’isola su cui egli vive. Il secondo è un volume ambientato negli anni ‘50 e racconta di un tranquillo impiegato che dice di essere da anni in contatto telepatico con il condottiero di una razza aliena sconosciuta al mondo intero. È un pazzo, o semplicemente non ha modo di provare quel che dice?
Quest’ultimo lavoro, illustrato durante l’incontro da Alexandre Clerisse con la traduzione live del direttore Foschini, è stato influenzato proprio dalla visione del futuro degli intellettuali di quegli anni, di cui Clerisse ha fatto propri alcuni stilemi. Il tema di fondo dell’opera potrebbe essere come la fantascienza dell’epoca influenzò non solo l’immaginario dei più ma materialmente lo stile di vita e gli strumenti di uso quotidiano. Non è inoltre facile immedesimarsi con il protagonista: fino alla fine non è ben chiaro se sia pazzo o dica la verità. Clerisse ha quindi cercato di suscitare l’empatia del pubblico mostrando come l’uomo reagisce alle varie situazioni, cercando di strutturare un affresco psicologico e di fare entrare il pubblico nel volume.
Stephen Collins invece con la sua barba malvagia ha voluto “parlare di qualcosa da scoprire”: Dave, l’uomo assalito dall’inusuale entità, resta infatti statico per la maggior parte del tempo, dato che gli altri gli si affollano intorno per cercare di risolvere il problema della barba, ma soprattutto di cercare un “modo semplice per risolvere un problema complicato”, cosa che ha affascinato lo stesso autore. Come per il protagonista di Alexandre Clerisse e proprio per la sua staticità, anche per il personaggio creato da Collins non è stato facile entrare nella testa del personaggio, capire se le sue azioni fossero di volta in volta giuste o sbagliate, ma per la maggior parte della gente la sensazione di essere statici, fermi mentre un mare di cose accade loro intorno è familiare, e proprio questo sembra aver creato legame con il pubblico. Inoltre, la sottile idea che il pericolo non provenga da gravi minacce esterne ma da una persona interna alle piccola comunità dove vive Dave, destabilizza e cattura il lettore, che inizia a vivere con il personaggio.
Uscendo dal mondo della carta stampata siamo andati di volata nel mondo del web: il 2 maggio infatti è stato il giorno dei Nirkiop, un gruppo di ragazzi tarantini composto da Nicola, Anna, Piero, Mirko e Gabriele che in pochi anni si sono ritagliati una larga fetta di pubblico nel mondo di Youtube con i loro video ironici, scanzonati e di una comicità divertente e allo stesso tempo intelligente. All’Auditorium del Comicon i ragazzi hanno prima di tutto presentato il loro primissimo lungometraggio: La Matricola, sceneggiato dallo stesso Nicola, con una produzione semi-professionale e cui hanno partecipato sia come attori che da dietro le quinte (anche allo stesso tempo) gli altri componenti del gruppo. I minuti che sono andati in anteprima sullo schermo della sala hanno introdotto il personaggio di Nicola, un diciannovenne appena iscritto all’università e che è andato a vivere fuori casa, per la prima volta e che... soffre di allucinazioni. Tra i coinquilini più strani di sempre e le mille sfide dell'università e un padre improvvisamente disoccupato, cosa ne sarà di lui?
Le poche scene viste hanno di sicuro un ricco potenziale di comicità: il contrasto tra le visioni di Nicola e la realtà dei fatti è senza dubbio esilarante, e le stramberie portate all’estremo dei suoi coinquilini non hanno, per ora, dato una sensazione di essere fuori luogo, esagerate, al contrario forse rispecchiano un po’ tutte i timori di chi deve per la prima volta andare a convivere con persone che non conosce. La cosa particolare, però, è questa: i ragazzi non sono stati “chiamati” a fare questo film perché famosi sul web. La sceneggiatura, racconta Nicola, era già stata scritta da lui stesso quando di anni ne aveva diciassette, ed è stata semplicemente spolverata, modificata e resa migliore, anche in prospettiva delle esperienze maturate in questi anni da tutto il gruppo. Inoltre, la pellicola è come un riscatto per tutti loro: non solo perché di Taranto, una città da anni vessata da forse troppe ingiustizie e da notizie di cronaca non sempre belle, e quindi come una sorta di vessillo d'onore e d'orgoglio, come a voler urlare al mondo “non siamo solo l’Ilva”, ma anche più personale, una risposta forte a tutti quelli che nel tempo non hanno creduto davvero in loro, che li hanno buttati giù ed erano convinti che non ce l’avrebbero mai fatta.
Questo progetto invece dice proprio il contrario, e qui a Napoli potremo vederlo presso il Metropolitan, il 20 maggio, a un costo molto contenuto e che, come ci hanno tenuto a precisare i Nirkiop stessi, servirà solo a coprire i costi della sala (in breve, in tasca loro non entrerebbe nulla).
Per concludere questi primi due giorni, non ci sembrava idea migliore che fare due chiacchiere, ahimè, molto veloci con una fumettista molto amata sul web, Mirka "Mirkand" Andolfo, che negli ultimi tempi è approdata per le edizioni Dentiblù (sì, gli spassosi ragazzi che ci hanno regalato Zannablù, Il trono di spiedi e Maiali dei Caraibi) con il suo Sacro/Profano, la divertente storia che coinvolge un formoso angelo biondo di nome Angelina, una insegnante di scuola elementare con la testa tra le nuvole fidanzata con un diavolaccio magro e anche un po’ sfigato, Damiano, che lei chiama il suo “pomodorino”. Per lei l’approccio con il disegno è stato abbastanza facile: nonostante nasca come colorista, disegnare l’ha sempre divertita e poi il web le ha fornito un grande impulso, dato che soprattutto Facebook è una grande vetrina, dove pian piano i suoi fan hanno iniziato a conoscerla e dove lei stessa ha incontrato un mare di gente, anche se, in contrappasso, è purtroppo soggetta anche a quella fascia di persone che lasciano critiche passando solo per caso sulla pagina (purtroppo la rete è anche questo)

Tornando però a Sacro/Profano, Angelina e il suo diavoletto come sono arrivati?
È nato tutto da un disegno che avevo fatto per mio sfizio, con questo diavolo e questo angelo. Erano proprio loro, solo che non avevano ancora un nome... Lui era forse un po’ diverso. Io l’ho cercato un po’, l’ho ridisegnato. E dopo il disegno ho pensato che sarebbe stato carino vederli insieme e mi sono fatta delle domande, non so, se stavano insieme, se vivevano in una città fatta di angeli, diavoli... così è nato Sacro/Profano.
Perché Damiano è così sfigato?
Così non può essere perfetto il protagonista, altrimenti non succede niente! Invece il fatto che Damiano sia sfigato ne fa succedere di tutti i colori e rende la cosa più divertente.
Passando invece al nuovo volume, Sacro/Profano: Affreschi d’Inferno, in anteprima qui al Comicon di Napoli, quanto è stato difficile raccontare più storie senza usare neanche una parola, dato che sono tutti acquerelli?
Sì, sono tutti acquerelli fatti a mano. Tra il mettere il colore e aspettare che si asciugasse ci è voluto un po’, e in realtà ho dovuto farlo in meno tempo del previsto, dato che mi sono trovata incasinatissima per motivi di lavoro. E poi sì, raccontare senza le parole è stato veramente complesso, però anche divertente perché ho potuto giocare con le espressioni dei personaggi. È stato molto stimolante.
Un’ultima domanda: quanto c’è di Mirka in Angelina, o in Damiano?
Non è che in qualche modo sia tutto ispirato alla mia vita, o a me: non c’è niente in comune. Forse di Angelina il fatto che sia un poco con la testa tra le nuvole e che le piacciano i peluche come a me e il fatto che Damiano sia un po’ sfigato e una con una ‘faccia da cavolo’.
Così si sono conclusi i primi due giorni del Comicon di Napoli, ma restate all’erta: il divertimento deve ancora venire!



NB. Le immagini a corredo dell'articolo sono di Alessandro Auriemma e Francesca Pizzo

 




Napoli Comicon

Napoli, Mostra d'Oltremare, dal 1° al 4 maggio 2014
1° e 2 maggio 2014

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