“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Lunedì, 07 Gennaio 2013 20:18

Storie, chiacchiere e spartiti

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La denominazione che si sono scelti questi moderni musici non è casuale e non può che far correre automaticamente la memoria a quella ormai mitica raccolta di esercizi musicali (Cesi-Marciano) che chiunque abbia avuto anche solo embrionali velleità da musicista serio (di quelli, insomma, che suonano leggendo un pentagramma vero in luogo di moderne, sbrigative ed approssimative tablature) ha sicuramente aperto almeno una volta nella sua vita. L’Ensemble, in aggiunta, a rafforzare il concetto già visivamente evidente di “utilizzo contemporaneo” di tutti gli strumenti sul palco. Sei chitarre classiche, un’acustica, un basso elettrico, un violoncello ed un vibrafono “ensemble”, in un repertorio che spazia dal classico internazionale - nella fattispecie con rivisitazioni di Bach e Mozart - a brani originali composti dall’ideatore di questo progetto, Ciro Gentile.

Francamente appare arduo l’intento di adattare e riprodurre con chitarra ciò che è stato pensato per clavicembalo, viola e violoncello (Concerto Brandeburghese n. 6 di J.S. Bach). Nella realtà, con l’intelligente inserimento per l’appunto del violoncello di Carmine Sanarico a coronare l’imbastimento della linea melodica delle tre chitarre principali ed il discreto accompagnamento delle altre quattro chitarre, del basso di Paolo Gaballo e del vibrafono di Dario Mennella, il risultato complessivo, pur non eccelso nella resa finale, appare apprezzabile se non altro per l’originalità. Stesso discorso per le trasposizioni dal Flauto Magico di W.A. Mozart dall’aria La Regina della Notte e dall’Ouverture delle Nozze di Figaro: riproporre composizioni orchestrali di tale maestosità non è impresa di poco conto. Le note del compositore austriaco si lasciano ascoltare in questa nuova veste decisamente più informale, ma comunque di un certo effetto rievocativo, nonostante dita tremanti per l’emozione della “prima” di tanto in tanto stecchino qualche nota.
La seconda parte del concerto, come accennato, propone invece l’ascolto di brani ideati dal mattatore, Ciro Gentile. Scherzo Rumeno esordisce sul tappeto di violoncello e si districa tra partiture arabeggianti che sfociano in ritmi riecheggianti i tradizionali arpeggi dei balli russi. Su questi accompagnamenti si alternano improvvisazioni dei protagonisti che dialogano e si danno il cambio come in moderni balli di strada, ghiotta occasione per uscire dagli schemi e mostrare il proprio personale background musicale. Particolarmente indovinati gli interventi di Ernesto Borruto ed Elia Neri, le cui scelte stilistiche, tradendo l’estrazione musicale non prettamente, o perlomeno non esclusivamente classica, riescono ad amalgamarsi al contesto senza esserne sopraffatti. Seguono Via Marghieri, dall’intro jazzistico e, a conclusione, pezzi cantati narranti storie di guerre, soldati, caverne e palloncini, quasi come favole contemporanee musicate che ricordano il grande De André.
Migliore, senza dubbio alcuno, la proposizione dei brani originali rispetto all’impervia prima parte della serata, non solo per l’evidente minore difficoltà esecutiva, ma anche, e forse soprattutto, per la godibilità dei brani proposti. D’altronde la compagnia di Ciro Gentile ha in cantiere l’uscita di un progetto originale di cui fanno parte alcune tracce ascoltate nel corso dell’esibizione. Le premesse per un prodotto interessante, insomma, ci sono tutte, e, a patto che sia mantenuta quella semplicità comunicativa di odierni menestrelli tracciata durante la serata, siamo sicuri che non saranno disattese.

 

 

Tratti e ritratti

Cesi-Marciano Ensemble

chitarra classica, voce narrante Ciro Gentile

chitarre classiche Ivan D. Catino, Elia Neri, Sergio Gentile, Simone Giuntoli, Giuseppe Bocchino

chitarra acustica e classica Ernesto Borruto

violoncello Giovanni Sanarico

vibrafono Dario Mennella

basso elettrico Paolo Gaballo

Napoli, Teatro Sala Ichòs, 4 gennaio 2013

in scena 4 e 5 gennaio 2013

 

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