"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 30 Gennaio 2014 00:00

Tempo cattivo, ma non solo di martedì

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Il giorno nuovo, ultimo lavoro dei Tuesday's Bad Weather, si apre con il suono melodioso di un’arpa: solo un'intro che presto lascia spazio ad una chitarra elettrica di vaga ispirazione “renzulliana” (Litfiba) che fa incetta, abusandone, di e-bow. E ben presto si intuisce che sarà una lunga giornata da affrontare. Il leit-motiv che accompagna tutto il disco è un rock piuttosto ordinario, anacronistico e già sentito, a tratti anche molesto. La sensazione che ne deriva è un leggero fastidio, che genera, più che altro, la speranza che non duri molto.

Il fondamento labile su cui poggia questo lavoro sarebbe già sufficiente a giustificare il risultato finale. Può capitare, d’altronde, che progetti musicali non originalissimi, supportati da un buon lavoro di arrangiamenti e post-produzione, possano sensibilmente migliorare le premesse e riuscire a confezionare un prodotto quantomeno decente. Non è questo il caso. Gli arrangiamenti di questo disco, infatti, non si discostano, purtroppo, dalla mediocrità generale, anzi, a tratti peggiorano la situazione, con la ricerca continua del cambio di tempo, ora lento e cadenzato, ora improvvisamente confusionario, disturbato spesso da basi ritmiche (ottenute per lo più con la drum machine) non coerenti con le atmosfere che in fase embrionale sembravano volessero farsi spazio. In qualche intervista rilasciata sul web il duo esprime la necessità di reperire turnisti in quanto difficilmente molti dei suoni e degli effetti registrati in studio possono essere riprodotti live. Ecco, cosa buona sarebbe, magari, far ricorso a qualche effetto di meno e trovare, invece, un batterista vero che crei quell’amalgama che difficilmente si può ottenere con l’elettronica. Insomma, meno effetti e più sostanza.
A causa di questa confusione generale, anche gli incipit più promettenti si dissolvono ben presto. L’intervento in featuring della voce profonda  di Francesco Santoro (Anni malati) serve a ben poco se non a rimarcare la differenza con la leading voice di Pierpaolo Scuro, poco curata nel complesso, approssimativa nell’intonazione, anonima nel timbro. E soprattutto ignara della sua reale tonalità. Anche particolari piccoli (apparentemente) come questo, fanno la differenza: il registro basso è più complicato da sostenere, e questo lo sa anche chi non ha studiato canto, figuriamoci quanto può esserlo per un autodidatta al di fuori della sua naturale estensione. Aspetti come questi, non sono semplici sfumature, ma elementi da tenere in debita considerazione perché capaci di rovinare anche un buon lavoro discografico.
In alcuni sporadici casi si intravede un barlume di cognizione compositiva come ne Il Giorno Nuovo o in Questa notte andremo via, che risultano essere le tracce migliori, e quelle, a giudizio di chi scrive, da cui partire, su cui lavorare e migliorarsi, anche nei testi. Nell’augurio che il Lieto fine sia riferibile solo ad una storia raccontata, e non alla raggiunta liberazione dell’ascoltatore.

 

 

 

 

 

 

 

Tuesday's Bad Weather
Il giorno nuovo
Track list
1. Sogno nr. 53; 2. Mia piccola città in catene; 3. Il giorno nuovo; 4. Anni malati; 5. Questa notte andremo via; 6. Se devi andare via; 7. Ultime parole; 8. Lieto fine
voce, chitarra, tastiere varia Pierpaolo Scuro
chiatarre, lap steel, weissenborn Alessio Messinese
voce in Anni malati Francesco Santoro

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