“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Marcello Sacco

L’arte della citazione in contesto avverso

João Paulo Cuenca è un brasiliano poco più che quarantenne. Scrive ed è considerato uno dei migliori scrittori della sua generazione, ma questo ora non che è un dettaglio secondario o persino superfluo. Da noi non sarà molto famoso, comunque in italiano, di suo, trovate Una giornata Mastroianni (ed. Cavallo di Ferro), dove uno dei nostri attori più iconici diventa simbolo di una certa dolcevita da imitare anche per la gioventù d’oltreoceano, e il più recente Ho scoperto di essere morto (ed. Miraggi).

Alberto Sordi. Storia di un italiano all’estero

La filmografia dell’attore di cui oggi ricorrono i cento anni della nascita è sterminata e qui ci limiteremo a lambirla. Da archivista lungimirante quale è stato, Alberto Sordi ha antologizzato se stesso e il suo lavoro in quel celebre programma televisivo, Storia di un italiano, che lo ha fatto conoscere meglio anche a coloro che non avevano potuto vedere il pernacchio dei Vitelloni al cinema.

Studio della prima scena del “Don Giovanni”

In un video diventato subito virale, sia pure in un focolaio ristretto di pochi amici intellettuali (ora che conosciamo la virulenza vera dei virus possiamo ridimensionare anche la gittata delle nostre polemiche) due scrittrici italiane, Michela Murgia e Chiara Valerio, litigano amichevolmente su Franco Battiato. Il video è qui, ma riassumo: la prima dice che Battiato passa per un intellettuale, ma è un trombone; l’altra ribatte che sarà pure un trombone, ma è ballabile. Soprattutto le affermazioni della prima hanno sollevato un polverone nello stesso circoscritto focolaio. Molta gente ha infatti levato gli scudi a difesa del cantautore siciliano, che fra l’altro pare stia molto male. Sarei pronto a scommettere che la Murgia non ne sapesse nulla, però la cosa non poteva essere presa bene. Comunque, come spesso mi capita in questi casi, a me si è stretto il cuore per altri poveri bastonati che nessuno è corso a difendere, né in quella chiacchierata, né dopo.

Fellini, Pasolini, le tette e il culo

Quella che segue è una divagazione nata dalla lettura di un articolo o, per meglio dire, di un testo di una conferenza trascritta e pubblicata alla vigilia del centenario della nascita di Federico Fellini. Il pezzo ha aperto le danze di pubblicazioni e celebrazioni di questo ricco anno felliniano, è firmato Goffredo Fofi, è qui ed è molto bello. Parla della figura del matto e del marginale nel cinema del riminese e lo fa con grande competenza, vasta cultura cinematografica e conoscenza diretta di alcuni dei protagonisti del ’900 italiano. Fra l’altro suggerisce una spiegazione diversa dalla vulgata sulla rottura tra Fellini e Flaiano, forse causata non dall’invidia fra due artisti che, a parità di talento, godevano di un diverso grado di successo, bensì da certe reazioni inappropriate del regista dinanzi alla figlia minorata dello scrittore e sceneggiatore dei suoi film più belli.

Ken Loach e i ladri di pistolette

Se una nuova coppia Zavattini/De Sica volesse rifare Ladri di biciclette probabilmente ambienterebbe il film nel mondo dei rider, quelli che su due ruote si scapicollano sulle strade delle nostre città per consegnare pasti caldi, elettronica d'avanguardia o pacchi di libri sui danni dell'elettronica d'avanguardia e della gig economy.

Spagna, vuoto a rendere

Diceva Montesquieu che la Spagna ha fatto enormi scoperte nel nuovo mondo, ma ci sono intere zone di se stessa che le restano ancora sconosciute. La frase, insieme ad altre citazioni, si trova in esergo a La Spagna vuota (trad.: M. Nicola, Sellerio 2019), il bel libro di Sergio del Molino nel cui concetto di “vuoto” il lettore italiano troverà forse un corrispondente della nostra idea di “profondo”.

Gli uomini peggiori (Una trilogia populista)

Alfredo era il tipo di uomo peggiore, quello buono, che fa male senza volerlo. Veniva da una famiglia di uomini peggiori, però bravi a riconoscerlo, il male, quindi capaci di infliggerlo o risparmiarlo. Capaci di gestirlo. Suo nonno e suo padre erano stati sindaci in una città di provincia, di quelle dove certe cariche si ereditano ancora come lotti di terreno.

Il gregge espiatorio. Quattro salti fra Salvini e Girard

Gli indios Kaingang, nel Brasile meridionale, sono un popolo che a lungo è stato preda di un sistema di faide interne che, insieme alla pressione dei colonizzatori bianchi, ha minacciato la loro stessa sopravvivenza. Tolleranti verso ogni tipo di offesa, incluso l’adulterio, se consumato all'interno del gruppo, erano invece pronti a reagire in modo cruento per molto meno contro i membri di altri clan, e questo finché la logica degli assassinii a catena non penetrava come un contagio anche nel gruppo elementare, mettendo a repentaglio l’incolumità di tutti.

“Roma”, ancor...

La più bella scena di Roma, forse una delle più belle in assoluto nella storia del cinema, è quella in cui una troupe cinematografica, un ingegnere civile e gli operai che stanno scavando il tunnel della metropolitana sfondano con la fresa un muro e scoprono un'antica villa tutta affrescata. La visione dura pochi istanti, perché l'aria esterna, alterando il delicato equilibrio di quel microambiente, fa improvvisamente svanire gli affreschi di duemila anni fa, composti soprattutto di ritratti. Quei volti ci guardano per l'ultima volta e ci dicono addio per sempre, a metà fra il fastidio, la malinconia e la sovrana indifferenza.

Lino Banfi, o del patrimonio comico

La recente nomina di Lino Banfi alla commissione che rappresenta l'Italia presso l'UNESCO ha riaperto trasversalmente una sorta di dibattito sulla dignità del Comico (usiamo la maiuscola per distinguere il genere da questo o quell'attore in carne e ossa).

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