“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Marco Caneschi

Inversione a U

Il tono indescrivibile da ragioniera venticinquenne che hai usato nel pronunciare quelle parole... ok, un quarto alle sette, alla cena penso io, nel frattempo che fai… un senso vicino alla nausea mi ha invaso lo stomaco.
Ma poi siamo davvero ritornati come una coppia di fidanzati qualsiasi. Ero tranquillo perché credevo che mi avrebbero chiamato nel frattempo. Quando invece ho visto la tavola apparecchiata per due, ho capito che non sarebbe andata così bene.

L'avversario

Vi siete mai sentiti avversari? Sento già le risposte: io ho avversari politici, io calcistici… queste però implicano un altro con il quale confrontarsi. Dico, avversari di voi stessi. Proviamo a riformulare la domanda utilizzando un supporto letterario, da non regalare a chi deve affrontare alcuni delicati giorni di degenza ospedaliera (significherebbe assestargli il colpo di grazia). Ecco qui: avete mai vissuto un solo giorno come Jean-Claude Romand, il personaggio di Emmanuel Carrère? Personaggio mica tanto, visto che la storia è cronaca francese a 360 gradi di cui i transalpini parlano, o tentano la rimozione, quanto da noi è stato, che ne so, per la banda della Magliana. Leggete il romanzo o recuperate il film con Daniel Auteuil. Anzi, leggete il romanzo, il film è mediocre. Per l’appunto: L’avversario. In Italia uscì per Einaudi e oggi lo ha ripubblicato Adelphi.

Due strati di “verosimile” per capire che resistere non serve a niente

Si può partire da una nota al testo per un libro che ha perfino vinto uno “Strega”? Il libro di Walter Siti Resistere non serve a niente.
Lo faccio in maniera pretestuosa, d’accordo, eppure una parola che vi si legge sta agendo con cinico accanimento sulla mia riflessione: “verosimile”. Una categoria messa a repentaglio dal vero, o il realistico allo stato puro, e il totalmente inventato. Una categoria insana, selvatica, che però fa la differenza: un grande scrittore è colui che sa gestire, plasmare il “verosimile”, ovvero rendere ancora più credibile e accettabile del vero ciò che racconta.

"Sotto il vulcano" di Lowry

Sotto il vulcano di Malcolm Lowry, il classico titolo che dà subito una coordinata geografica alla lettura. C’è un cratere e qualcuno vi abita sotto. In realtà i vulcani sono due, e non è affatto casuale come vedremo. E se vogliamo fare i sofisticati, addirittura tre: il terzo è il protagonista, Geoffey Firmin, o meglio il suo animo. Che è un ribollire lavico, profondo, primordiale come il senso di colpa che lo accompagna. Forse è proprio l’incapacità a eruttare che congestiona Firmin in uno stato di perenne patologia emotiva. Cerveza e mezcal fanno il resto.
Dedichiamoci a ciascuno di questi tre coni nervosissimi che spostano gli equilibri terrestri e annichiliscono ogni tentativo di riscatto.

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