“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Marco Caneschi

Difesa e contropiede

A volte rischio di promuovere oleograficamente il calcio a metafora di una nazione, me ne assumo la responsabilità, ma la stanchezza e l’implosione hanno coinvolto in contemporanea le pareti del corpo statale, partiti e parrocchie, e questo sport vissuto alla maniera dei Boniperti e dei Viola.
Un calcio da album delle figurine, da foto di gruppo in piedi e accosciati, da bianco e nero inteso come unico accostamento di colori possibile date le tecnologie a disposizione. Le poche trasmissioni erano gestite come una pesca a premi alla festa di fine estate. Vi smanettavano con un foglio di appunti che riportava le occasioni principali delle partite, o forse la lista della spesa da fare appena sfuggiti dallo sguardo indiscreto della telecamera, personaggi strapaesani che credevo confinati a discutere nei bar e nelle panchine dei parchi.

Una gioventù che sta per morire

Quando ti ritrovi fra le mani un classico è come un diamante: per sempre. Se vuoi conoscere l’eclissi di un mondo, un certo mondo, incuneato nel cuore del vecchio continente per secoli, cosa rappresentasse e quale Weltanschauung avesse prodotto, devi leggere La Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth. Duecento pagine e cogli tutto: dal rumore di fondo, uno scricchiolio sinistro come la scala malmessa di un racconto di Edgar Allan Poe, al senso di vuoto dei peggiori incubi quando stai per cadere in un burrone.

Twitter-intervista con Elena Bibolotti

Justine 2.0 è il libro di esordio di Elena Bibolotti, pugliese diplomata all'Accademia di Arte Drammatica "Silvio d’Amico", impegnata nel teatro di ricerca fino alla metà degli anni Novanta, poi nella comunicazione on line per i primi Provider italiani e infine nella direzione di alcune tra le più importanti scuole di musica moderna della capitale, ora è consulente editoriale per lo più disoccupata. Non è che abbia scelto un argomento qualsiasi e se uno è attento al titolo e con un po’ di conoscenza di letteratura ha come un baleno di agnizione.

Una brezza casuale ci rimetterà in moto

Uno pensa di leggere Livelli di vita di Julian Barnes e cavarsela con una recensione a buon mercato. Anche perché la consistenza, 118 pagine, indurrebbe a crederlo. Nulla di più sbagliato. Devo dire, poi, che l’articolo di Giuseppe Varriale Paideia napoletana. “Gli alunni del sole” di Giuseppe Marotta (http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/817-paideia-napoletana-%E2%80%9Cgli-alunni-del-sole%E2%80%9D-di-giuseppe-marotta), con quel suo oscillare tra morte e mito mi ha convinto a scrivere qua l’articolo seguente.

Attenzione a giocare con gli specchi

In un precedente articolo dedicato al Premio Strega, Walter Siti, mi ero concentrato non tanto sulla trama quanto sulle categorie letterarie. La tesi era che con Resistere non serve a niente emergono due verosimili intenti a specchiarsi l’uno sull’altro. Mentre è reale-verosimile la tradizionale dicotomia che ha retto le sorti di questo prodotto specifico della cultura occidentale: appunto, il romanzo. Possiamo porci il problema di quando cominciare a parlarne, chiederci se bastino Gargantua e Don Chisciotte a determinare l’anno zero oppure se occorra risalire al ciclo bretone o addirittura alle Metamorfosi, quelle di Ovidio non quelle di Kafka. L’ambito geografico mi pare lambisca latitudini a noi prossime.

Ho fiducia nella letteratura

E voi? Accettereste scommesse per questo mezzo di contatto fra spazi e tempi lontani che comincia a sentire il peso dell’età? Ricordate Calvino, le sue Lezioni Americane? Scriveva nel 1985 – e purtroppo lo ha solo scritto, o meglio appuntato, visto che la morte improvvisa gli impedì di tenere le conferenze programmate negli Stati Uniti – che quello che stava per concludersi era stato il millennio del libro. Un oggetto capace di sedimentare, nell’arco di dieci secoli, valori estetico-artistici che stavano a cuore allo scrittore sanremese nato a Cuba, che avrebbe fatto di tutto per salvaguardarli e proiettarli oltre le soglie del 2000.

18 giugno

Avrei voglia di uscire stasera. Giusto per andare a letto con lo stato d’animo di chi ha combinato qualcosa. I problemi sono due. Inevitabili. Con chi e dove? Il trapasso primavera-estate è infame. Il cinema non è proponibile per mancanza d’aria e film che fai prima a rivalutare Banfi e la Fenech, la stagione dei concerti e dei festival è in fase di lancio ma deve ancora partire sul serio, il calcio è in ferie fino a settembre, i mondiali sono il prossimo anno, gli europei c’erano l’anno scorso.

E dopo un agguato, scrivevamo sui muri

Non siamo stati compagni di banco o di camerata. Né ci ha coinvolto la comune militanza politica. Uno di noi, credo, ha votato solo quando sperava chiudessero un occhio per l’uso delle droghe leggere. E chi si è visto si è visto. Ho provato a parlarci in occasione di una delle ultime elezioni, quando ha trionfato la Berlusconer Bros. Era d’accordo ma la domenica è andato a vedere la partita neanche ricordo dove.

Incontri isolati

E se fossimo di creta come scrive la Genesi? Anche nel senso di essere, chi più chi meno, cretini. Nell’antichità c’era un rapporto magico con la natura, oggi la stiamo distruggendo.
Questa magia pulsava nelle isole del Mediterraneo, tipo a Eraklion, la città di Eracle e del palazzo di Minosse. La civiltà cretese si aggirava intorno a magnifici palazzi che aggettavano sul mare, dai colori rossi, gialli, azzurri, verdi. E non protetti da fortificazioni. Se penso al verde, viene in mente che in Amazzonia hanno una sessantina di vocaboli per questa tonalità che noi mortifichiamo con uno solo.

Un compleanno non è mai qualsiasi

Mi sono divertito a scovare nei ripostigli della storia, quell’avvenimento, quella nascita, quella morte che cadono quando me ne sto a spengere candeline e scartare regali. Provateci. Può essere stimolante.
Il 9 ottobre 1892, nasce Ivo Andrić, diplomatico e soprattutto premio Nobel per la letteratura. Il ponte sulla Drina e La cronaca di Travnik i suoi libri più conosciuti. Li avete letti? No? Vi consiglio il secondo ma è un giudizio assolutamente personale.

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